Le recenti proposte degli Standard Setter
L’International Accounting Standards Board (IASB) e il Financial Accounting Standards
Board (FASB) stanno affrontando i punti di debolezza rappresentati dalle regole in materia di
impairment e dall’estensione del fair value; il trattamento dell’avviamento non è al momento
oggetto di discussione. Su tutti questi aspetti, rilevanti per la corretta rappresentazione contabile, c’è
spazio per miglioramenti e affinamenti. L’approccio seguito vede il coinvolgimento di esponenti
delle imprese, delle società di revisione, della professione contabile e delle Autorità di vigilanza. Il
contributo di queste ultime è fondamentale sia per ottenere il necessario maggiore allineamento tra
il mondo contabile e quello regolamentare, sia per pervenire alla definizione di regole contabili più
efficaci e meno costose sul piano applicativo.
Va perseguito e incoraggiato il processo di convergenza tra IASB e FASB in materia di
principi contabili, per l’estesa operatività cross border che caratterizza il settore finanziario e
l’elevata interconnessione che accresce i rischi di contagio tra settori e giurisdizioni.
È necessario sviluppare un set unico di regole di elevata qualità, come richiesto dal G-20,
che ha assegnato agli Accounting Standard Setters il mandato di ripristinare una corretta
competitività tra i diversi sistemi. E’ auspicabile che si concluda rapidamente e positivamente il
processo di riconoscimento degli International Financial Reporting Standards (IFRS) da parte
dell’Autorità di vigilanza americana sui mercati.
In materia di impairment dei crediti, è in corso un progetto per la definizione di un nuovo
modello maggiormente forward-looking, basato sulle “perdite attese”, che consenta di mitigare il
problema della prociclicità degli accantonamenti riscontrato durante la crisi. Il processo sta però
procedendo con lentezza e in maniera particolarmente articolata.
Nel 2009 lo IASB aveva proposto un approccio basato sulla considerazione delle perdite
attese ai fini della determinazione del tasso di interesse effettivo: in concreto si consentiva di
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accantonare ogni anno nel conto economico la quota parte degli interessi attivi che copre tali perdite
(così detto “expected cash flow model”). Tale impostazione, criticata per l’eccessiva complessità, è
stata superata nel gennaio 2011 da una proposta – emanata congiuntamente con il FASB - che fa
perno sui criteri utilizzati internamente dalle banche per la misurazione e il monitoraggio della
qualità del portafoglio crediti e realizza un modello di impairment basato sulla classificazione delle
attività in sottoportafogli buoni (“good book”) e cattivi (“bad book”). In tale modello, le perdite
attese sulle esposizioni classificate nel “bad book” (riconducibili, in buona sostanza, alla nozione di
“esposizioni deteriorate” utilizzata dall’Autorità di vigilanza italiana) vanno rilevate
immediatamente e per intero in conto economico, mentre quelle riferite alle attività del “good book”
vanno distribuite nel tempo. E’ di qualche mese fa una proposta di ulteriore affinamento del
modello. Essa prevede la classificazione dei crediti in tre livelli (“bucket”), anziché in due, avendo
come obiettivo quello di riflettere meglio il processo di deterioramento della qualità dei crediti
rispetto al momento della loro iniziale classificazione.
Si tratta di iniziative positive, che andrebbero rapidamente finalizzate. Rimangono da
definire alcuni aspetti importanti del modello, come ad esempio le regole di classificazione iniziale
delle esposizioni nei tre bucket e i criteri di trasferimento tra i medesimi, così da evitare il rischio di
comportamenti opportunistici volti a ritardare la rilevazione delle perdite su crediti. E’ necessario
che tali dettagli siano definiti in maniera da assicurare, in via anticipata, un sufficiente livello di
accantonamenti basato sulle perdite attese, che attenui la prociclicità e promuova un approccio
maggiormente in linea con i sistemi di risk management delle banche. In questo modo, si dovrebbe
realizzare anche l’auspicato maggiore allineamento con i principi generali indicati dal Comitato di
Basilea e le logiche di calcolo delle perdite attese rilevanti ai fini prudenziali.
In materia di classificazione e misurazione degli strumenti finanziari, lo IASB con l’IFRS 9
ha confermato il c.d. modello contabile “misto” (fair value e costo ammortizzato), cui anche il
FASB, dopo un iniziale orientamento verso un approccio di full fair value, sembra si stia ora
orientando, coerentemente con le raccomandazioni del FSB.
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Lo IASB sta valutando l’opportunità di introdurre alcune modifiche all’IFRS 9, senza
metterne in discussione l’impianto sostanziale (considerato anche che lo standard è già applicato da
diverse imprese, che ne hanno sostenuto i relativi costi di implementazione). L’occasione è
rappresentata dall’interazione con il progetto di standard contabile sui prodotti assicurativi; in tale
ambito, lo IASB intende pure valutare la possibilità di ridurre le differenze rispetto al modello di
classificazione e misurazione del FASB, basato sulle caratteristiche degli strumenti finanziari
piuttosto che sulle scelte operative (business model) delle imprese. L’intenzione del Board dello
IASB di riaprire l’IFRS 9 non deve essere motivo per allargare l’area di applicazione del fair value.
Piuttosto, deve essere l’occasione per operare taluni miglioramenti volti a rendere più stabili le
valutazioni.
Le problematiche concernenti il consolidamento sono già state oggetto di nuove regole
contabili (IFRS 10). E’ importante verificare sul campo se il nuovo standard contabile comporti
l’auspicata, corretta determinazione del perimetro di consolidamento.
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