4 cose che pesano sui prezzi del greggio al momento
La versione originale di questo articolo, in inglese, è stata pubblicata il giorno 03.10.2019
I prezzi del greggio sembrano essersi ripresi dall’attacco contro gli impianti petroliferi in Arabia Saudita che aveva scatenato un’impennata a metà settembre. Subito dopo l’attacco, solo due settimane e mezzo fa, il Brent ha segnato il massimo storico di 4 mesi di 69,02 dollari. Ieri, 2 ottobre, il prezzo è sceso invece sotto i 58,66 dollari, lo stesso prezzo a cui aveva aperto esattamente un mese prima, il 2 settembre.
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Restano dubbi circa la capacità dell’Arabia Saudita di fornire ai suoi clienti determinati tipi di greggio ma, nel complesso, il mercato sembra essersi lasciato alle spalle le implicazioni dell’attacco sulle scorte petrolifere globali. In effetti, gli indicatori primari stanno tutti spingendo giù i prezzi.
1. Riviste al ribasso le previsioni sulla domanda
L’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) intende rivedere al ribasso le sue previsioni sulla crescita della domanda petrolifera. Ieri, il direttore esecutivo dell’AIE Fatih Birol ha riferito a Bloomberg che l’organizzazione si aspetta una crescita della domanda di soli 1,1 milioni di barili al giorno, meno degli 1,4 milioni stimati nel maggio 2019, e che questa previsione probabilmente sarà rivista ulteriormente al ribasso.
Un altro motivo di preoccupazione è arrivato con la notizia dell’attività manifatturiera USA scesa al minimo di 10 anni a settembre, secondo i dati pubblicati martedì dall’Institute for Supply Management (ISM). Un rallentamento dell’attività manifatturiera statunitense ha un impatto negativo sulla domanda di greggio.
2. Tensioni geopolitiche nel Golfo Persico
Sebbene l’Arabia Saudita abbia accusato esplicitamente l’Iran degli attacchi contro gli impianti di Abqaiq e Khurais, le tensioni tra i due paesi in realtà sembrano essersi ridimensionate. Il portavoce del Parlamento Iraniano è aperto all’idea di avviare un dialogo con l’Arabia Saudita e preferirebbe la diplomazia ad un intervento militare per risolvere i “problemi politici e di sicurezza”.
Anche l’erede al trono, il principe Mohammed bin Salman, si è detto a favore di “una soluzione politica” con l’Iran, nei commenti resi in un’intervista a 60 Minutes. Nel frattempo, il ministro del petrolio iraniano Bijan Zanganeh ha parlato del ministro del petrolio saudita, il principe Abdulaziz bin Salman (fratellastro del principe Mohammed bin Salman) definendolo “un amico da oltre 22 anni”. I rapporti tra i due ministri sono cominciati quando hanno condiviso il palco durante una conferenza energetica a Mosca.
Sebbene non siano previste trattative di persona nell’immediato futuro tra Arabia Saudita ed Iran o Stati Uniti ed Iran, le tensioni sono diminuite. Due settimane fa, gli esperti parlavano della possibilità che scoppiasse una guerra e contemplavano un potenziale coinvolgimento statunitense in un violento conflitto nel Golfo Persico. In breve tempo, l’atmosfera è cambiata ed i prezzi del greggio stanno reagendo di conseguenza.
3. Sovrapproduzione da parte di Russia ed Iraq
La Russia continua a produrre al di sopra della quota concordata dall’OPEC+. Dopo aver accettato di tagliare la produzione per rispettare la sua quota di 11,17 milioni di barili al giorno alla riunione di settembre dei ministri dell’OPEC+, gli ultimi dati rivelano che il paese ha ridotto la produzione solo lievemente, da 11,29 milioni a 11,25 milioni di barili al giorno, promettendo però che la rispetterà ad ottobre.
Anche l’Iraq starebbe producendo di più nonostante si sia preso l’impegno di tagliare la produzione per rispettare la quota OPEC di settembre. Mentre Argus afferma che l’Iraq sta tagliando la produzione nel giacimento di Majnoon di 75.000 barili al giorno, S&P Global Platts riporta una sovrapproduzione rispetto alla quota OPEC di 370.000 barili al giorno. Come il taglio russo di settembre, anche quello dell’Iraq è simbolico ma non rappresenta una riduzione significativa delle scorte. Un’altra questione su cui tenersi aggiornati in Iraq è l’insorgenza di proteste anti-corruzione ed anti-iraniane.
4. La produzione di greggio e benzina USA
Il calo del greggio è stato alimentato anche dal report EIA di questa settimana, che ha rivelato un aumento di 3,1 milioni di barili delle scorte la settimana scorsa. L’attività delle raffinerie ha visto una riduzione di quasi 500.000 barili al giorno. Con l’inizio del periodo di manutenzione delle raffinerie negli Stati Uniti, questi dati erano prevedibili. Anche la scorsa settimana era stato registrato un aumento simile delle scorte ed una minore attività di raffinazione.
Tuttavia, anche le inattese interruzioni subite da numerose raffinerie in California stanno contribuendo ad un minore utilizzo per la raffinazione e ad un aumento delle scorte di greggio, secondo GasBuddy.
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Conclusione
Guardando al futuro, alcuni di questi fattori peseranno probabilmente più di altri sui prezzi del greggio. I dati economici cupi continueranno a dominare le prime pagine dei giornali e faranno scendere le previsioni sulla domanda petrolifera del 2019 a meno che le trattative commerciali di ottobre tra Stati Uniti e Cina non sorprendano con dei risultati positivi.
Dal punto di vista geopolitico, il Golfo Persico resta un potenziale focolaio, ma le tensioni hanno le stesse probabilità di ridursi così come di aumentare. L’OPEC e l’OPEC+ si incontreranno di nuovo ad inizio dicembre e, sebbene le quote di produzione siano bloccate fino a marzo, potrebbero tentare di implementare tagli maggiori. Un pieno rispetto del patto, soprattutto da parte di Russia ed Iraq, probabilmente resterà un’utopia. Il basso livello di utilizzo delle raffinerie negli Stati Uniti è appropriato da un punto di vista stagionale e dovrebbe risolversi come al solito.