Venerdì, il dollaro Neozelandese è stato oggetto di forti pressioni a vendere sulla scia dei deboli dati sull’inflazione, che confermano l’impostazione prudente della banca centrale.
Il kiwi è sceso dello 0,53% contro il biglietto verde, toccando quota $0,7230.
Nel primo trimestre, l’inflazione primaria è scesa all’1,1% a/a, in calo rispetto all’1,6% del trimestre precedente.
Dopo essere cresciuta dello 0,5% nell’ultimo trimestre dell’anno scorso, l’inflazione tradable è diminuita dello 0,40% a/a, quella non-tradable al +2,3% a/a.
La forza relativa del kiwi in quel periodo spiega gran parte della riduzione delle pressioni sui prezzi, tuttavia, il modello settoriale a fattori, utilizzato dalla RBNZ per misurare l’inflazione di fondo, mostra che il quadro non è così cupo, infatti l’indice core ha tenuto all’1,5% (la banca centrale punta al 2% +/-1%).
A nostro avviso, è lecito aspettarsi un ulteriore calo del cambio NZD/USD, perché il differenziale fra i tassi d’interesse si muove in territorio sempre più negativo, rendendo costosi i corti in NZD.
Inoltre, gli speculatori sono ancora lunghi sul kiwi (posizioni non commerciali: lunghi netti 40% delle posizioni aperte totali) e molto probabilmente, liquideranno le posizioni man mano che la valuta scende in picchiata.
Al ribasso, il prossimo supporto chiave si trova a 0,7188 (minimo 29 marzo), seguito da 0,7154 (minimo 21 marzo).
Al rialzo, una resistenza giace intorno a 0,74 (massimo di metà aprile).
Nel complesso, sembra ragionevole un ritorno verso 0,70, o su livelli ancora più bassi.