In attesa della Fed, politica invariata dalla BNS

Pubblicato 17.09.2015, 14:27

Forex News and Events

Delude il PIL neozelandese (di Arnaud Masset)

Ad appena una settimana dal taglio di 25 punti base del tasso OCR (2,75%) deciso dalla RBNZ nel tentativo di stimolare la crescita, stamattina il PIL neozelandese riferito al secondo trimestre è risultato debole. L’economia neozelandese è cresciuta solo dello 0,4% t/t (dato destagionalizzato), mentre i partecipanti al mercato si aspettavano un incremento dello 0,6% t/t; è comunque una cifra migliore di quella registrata nel trimestre precedente, durante il quale l’economia è cresciuta dello 0,2%. Stando ai dati, la produzione agricola è aumentata del 3% dopo essersi contratta del 2,3% nei primi tre mesi dell’anno. L’industria estrattiva è cresciuta del 2,5%, dopo una contrazione del 7,8% nel primo trimestre, grazie all’aumento dell’estrazione di petrolio e gas. Le esportazioni hanno subito un duro colpo, soprattutto a causa dei bassi prezzi dei prodotti caseari, contraendosi dell’1,1%. Sembra, però, di poter intravedere la luce alla fine del tunnel: da metà agosto, infatti, i prezzi dei prodotti caseari sono tornati a salire. Il paese può inoltre contare su una forte crescita del turismo, perché la valuta meno costosa rende la Nuova Zelanda una destinazione più attraente per i turisti.

In generale, riteniamo che il mercato stia sottovalutando l’impatto dei bassi prezzi delle materie prime e della debolezza della domanda globale sull’economia neozelandese. Un dollaro neozelandese più debole aiuterà sicuramente il paese ad affrontare questi problemi. Crediamo, però, che la RBNZ preferirà aspettare di avere altri dati prima di procedere a un nuovo taglio del tasso, perché l’economia deve ancora elaborare l’ultimo intervento e il persistere dei bassi prezzi delle materie prime. Prevediamo che, nelle prossime settimane, il kiwi (NZD) continuerà a indebolirsi, soprattutto contro la sterlina e il dollaro australiano.

Tutti gli occhi puntati sulla Fed (di Yann Quelenn)

Dopo mesi di discussioni, stasera i mercati si concentreranno sulla decisione sul tasso del FOMC. Negli ultimi tre mesi le probabilità di un rialzo del tasso sono oscillate continuamente, al momento Bloomberg prevede una probabilità intorno al 32% di un intervento al rialzo. Ci sono forti incertezze sulla politica monetaria della Federal Reserve, perché negli ultimi mesi i dati sono stati contrastati. Un rialzo farebbe scendere l’inflazione, che rimane molto bassa. Da quasi dieci anni l’economia USA è sotto steroidi, con un massiccio allentamento quantitativo e una politica dei tassi allo zero. Riteniamo che questa politica non abbia generato i risultati sperati.

Se ci sarà un rialzo del tasso, le conseguenze dovrebbero essere considerevoli, soprattutto per i mercati emergenti, che probabilmente soffriranno. Questi paesi terranno le dita incrociate, perché i prezzi delle materie prime aumenteranno e gran parte delle operazioni commerciali nel mondo è denominata in dollari americani. Per quanto riguarda i titoli azionari, riteniamo che un intervento sul tasso spingerebbe al rialzo le borse globali e metterebbe fine all’era del denaro a basso costo. Ciò nonostante, crediamo che per il momento questo scenario non si verificherà, l’attuale sentiment degli investitori sembra lasciar intendere che vi sono timori che le borse globali siano sopravvalutate.

Comunque andranno le cose, la storia non finisce qui. A nostro avviso, le prossime riunioni del FOMC, a ottobre e dicembre, forniranno il momento iniziale e ideale per un intervento sul tasso. Detto questo, iniziamo a mettere in discussione l’abilità della Fed di adempiere al suo mandato, ovvero raggiungere la stabilità dei prezzi e assicurare la piena occupazione. E, come vediamo di giorno in giorno, è proprio la fiducia che permette alle banche centrali di raggiungere i loro obiettivi.

La BNS mantiene invariata la sua politica (di Peter Rosenstreich)

La valutazione sulla politica monetaria della BNS del 17 settembre è piuttosto noiosa, ma ha fornito ulteriori conferme sul fatto che il CHF dovrebbe indebolirsi ulteriormente.

Come previsto, la BNS ha mantenuto invariato il tasso obiettivo per il Libor 3 mesi fra il -0,25% e il -1,25%. Il tasso d’interesse sui depositi a vista presso la BNS rimane al -0,75%. Secondo la BNS, il franco svizzero “è significativamente sopravvalutato, nonostante un leggero indebolimento” la banca “rimane attiva, se necessario, sul mercato dei cambi”. In pratica, la BNS ha ribadito la linea ufficiale. L’inflazione è stata abbassata dello 0,2%, al -1,2%, soprattutto per effetto del calo dei prezzi del petrolio, mentre la crescita si è leggermente ripresa, anche se il contesto rimane difficile per molte aziende a causa dell’apprezzamento del CHF.

Forse l’aspetto più interessante della valutazione sulla politica monetaria è il passaggio seguente: “i tassi d’interesse negativi in Svizzera e la volontà della BNS di intervenire, qualora necessario, sul mercato dei cambi rendono gli investimenti in franchi svizzeri meno attraenti; questi due fattori sono utili per alleggerire la pressione sul franco”. Ciò dà chiaramente una benedizione ufficiale agli operatori del forex per vendere CHF. Inoltre, ricordando ai mercati i tassi d’interesse negativi, la banca potrebbe voler segnalare che, se il franco continuerà ad essere sopravvalutato, sono prevedibili nuovi tagli dei tassi. La BNS è consapevole che la debolezza del CHF comporta dei rischi, osserva, infatti, che “gli sviluppi economici in Cina” e la “turbolenza sui mercati finanziari internazionali” potrebbero avere un impatto sulla politica monetaria globale. Riteniamo che la BNS sia troppo ottimista sulle prospettive di crescita (la recessione è stata sfiorata) e che sottovaluti i cambiamenti strutturali generati da un caro-franco infinito. Thomas Jordan (BNS) di recente ha detto che i tassi non hanno raggiunto “il fondo assoluto”, quindi c’è la possibilità di tagliare di nuovo, se necessario (e potenzialmente applicare i tagli a tutti i depositi a vista). Rimaniamo prudenti in vista di potenziali interventi della BCE sui tassi d’interesse e di una reazione preventiva della BNS.

L’assenza di nuovi interventi di politica monetaria ha suscitato un rally di sollievo del CHF. L’USD/CHF è sceso a 0,9674, mentre l’EUR/CHF è crollato a 1,09472, ma non sono stati danneggiati livelli tecnici significativi. Prevediamo un’inversione di questa reazione d’impulso e un’ulteriore debolezza del CHF. Nonostante un solido avanzo delle partite correnti e consistenti riserve in oro, gli operatori non vedono più nel CHF l’investimento rifugio per eccellenza (ora questo onore va all’USD e al JPY), e piuttosto la valuta di finanziamento preferenziale.

The Risk Today

Yann Quelenn

EURUSD L’EUR/USD opera al rialzo. La resistenza oraria giace a 1,1438 (massimo 01/09/2015), una resistenza più forte è costituita da 1,1714 (massimo 24/08/2015). Un supporto robusto staziona a 1,1017 (minimo 18/08/2015). In un’ottica di più lungo termine, il triangolo simmetrico del 2010-2014 ha favorito un’ulteriore debolezza verso la parità. Di conseguenza, consideriamo i recenti movimenti laterali come una pausa nel trend discendente di fondo. Si osservano supporti chiave a 1,0504 (minimo 21/03/2003) e a 1,000 (supporto psicologico). Abbiamo infranto la resistenza a 1,1534 (massimo di reazione del 03/02/2015). Ci accingiamo a entrare in un momentum rialzista.

GBPUSD La coppia GBP/USD spinge al rialzo esfida laresistenzaimplicata dallimite superioredel canale rialzista. La resistenza oraria a 1,5509 (massimo 27/08/2015) è stata infranta. Il supporto orario è dato a 1,5165 (minimo 04/09/2015). In un’ottica a più lungo termine, la struttura tecnica si presenta come un minimo di recupero il cui massimo potenziale al rialzo è dato dalla forte resistenza a 1,6189 (61% del ritracciamento di Fibonacci).

USDJPY L’USD/JPY operain entrambe le direzioni. Il supporto orario giace a 118,61 (minimo 04/09/2014). Un supporto più robusto staziona a 116,18 (minimo 24/08/2015). La resistenza oraria può ubicarsi a 121,75 (massimo 28/08/2015). Favoriamo una propensione rialzista di lungo termine finché reggerà il forte supporto a 115,57 (minimo 16/12/2014). Propendiamo per un aumento graduale verso la forte resistenza a 135,15 (massimo 01/02/2002). Si osserva un supporto chiave a 118,18 (minimo 16/02/2015).

USDCHF L’USD/CHF non è riuscito a reggere oltre 0,9700 e attualmente spinge al ribasso. Il supporto orario è costituito da 0,9668 (minimo 14/09/2015). La resistenza oraria giace a 0,9903 (massimo 11/08/2015). Nel brevissimo termine, la coppia sta facendo segnare massimi più elevati. Tuttavia, restiamo rialzisti sulla coppia. In un’ottica di lungo termine, la coppia ha sfondato la resistenza a 0,9448, lasciando presagire la fine del trend ribassista. Ciò ristabilisce il trend rialzista. Il supporto chiave giace a 0,8986 (minimo 30/01/2015).

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