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Draghi, le difficili scelte di un Leader

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Draghi, le difficili scelte di un Leader
Da Carlo Vallotto   |  22.10.2018 12:11
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Giovedì sarà il giorno in cui i mercati di tutto il mondo attenderanno con ansia le decisioni e la conferenza stampa di Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea. In collaborazione con Lefonti Tv, il broker di trading online XM offrirà una diretta su quali scenari potranno verificarsi.

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Mario Draghi, alzerà i tassi di interesse nell’Eurozona oppure attenderà ulteriori segnali dai dati macroeconomici? Ormai da tempo si attende una mossa in tal senso da parte della BCE che risulta essere in “ritardo” rispetto alla sua omologa americana Federal Reserve, che ha iniziato una politica di restringimento già in precedenza. Ma l’America è un’altra cosa, in tutti i sensi.

L’Europa è un insieme di Stati molto diversi economicamente e culturalmente tra di loro. Se Prima aveva preoccupato la Grecia, ora è l’Italia che potrebbe risultare l’elemento dirompente e che al momento sembra mettere a disagio gli investitori internazionali. Oggi ci sarà per l’Italia un po’ la prova del fuoco sui mercati dopo il downgrade di Moody’s sul Belpaese il cui rating sul nostro debito è scivolato ora a un passo dal livello junk

Ora il numero uno della banca Centrale Europea insieme al Fondo monetario hanno puntato il dito sui rischi contenuti nella manovra di bilancio proposta dal Governo italiano. Rischi che derivano essenzialmente dal nuovo deficit previsto dalla stessa legge di bilancio - circa 22 miliardi su una manovra da 37 - in un Paese il cui rapporto tra debito pubblico e PIL veleggia sopra al 130%- Solo la Grecia mostra un rapporto ancora più elevato.

Nel testo del suo intervento a Bali, in occasione della riunione del Fondo Monetario Internazionale il presidente della Bce Mario Draghi ha affermato: «Per i Paesi dell’Eurozona ad alto debito è di particolare importanza la piena adesione alle regole del Patto di stabilità e crescita per la salvaguardia di solide posizioni di bilancio». “Un riferimento implicito all’Italia”, riporta a chiare lettere il Sole24Ore.

Draghi sostiene che questo non sia il momento più adatto per allentare le politiche di bilancio degli Stati Membri e sicuramente nella prossima riunione, sottolineerà ancora il fatto che è importante che ciò avvenga in un contesto in cui vi sia un'espansione economica su larga scala. Inoltre sempre in riferimento all’Eurozona, Draghi invoca poi l’urgenza di implementare ulteriormente le riforme strutturali, poichè «le regole Ue consentono alla Bce di aiutare un Paese soltanto nel quadro di un programma di salvataggio europeo» e che «aggirare tali norme minerebbe la credibilità della stessa Bce».

In ogni caso il numero uno della BCE non drammatizza la situazione e rimane ottimista, con la consueta calma che lo contraddistingue da sempre. «Sono fiducioso che tutte le parti trovino un compromesso» ha affermato il presidente della Bce in riferimento alla manovra italiana. «Sappiamo che ci sono procedure stabilite e accettate da tutti, ci sono state deviazioni: non è la prima volta e non sarà l'ultima» dice invitando poi a non ingigantire la questione su queste deviazioni. «Come ho detto, bisogna abbassare i toni e sono piuttosto ottimista che sarà trovato un compromesso», continua Draghi. «L'avvicinarsi della fine del Qe non ha una stretta relazione con l'aumento dello spread. Noi compriamo bond sovrani da tutti i paesi» dell'Eurozona «ma non dalla Grecia i cui titoli non hanno i requisiti per essere acquistati dalla Bce. Eppure ultimamente lo spread tra bond greci e italiani si è ridotto sebbene stiamo comprando titoli italiani", ha aggiunto Draghi. «Questo dimostra che si tratta di un fenomeno locale che non dipende dalla fine del Qe.

Infine Draghi rispondendo alle domande di Reuters ha confermato che l’inflazione di fondo nella zona euro aumenterà gradualmente nei prossimi anni, cambiando le previsioni precedenti dove aveva indicato un risalita “relativamente vigorosa” dell’inflazione ‘core’.

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Commenti (2)
Dario Spazzola
Dario Spazzola 23.10.2018 8:19
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Ma tutto il denaro stampato come per il gioco del monopoli dove è finito ?
francesco maradei
francesco maradei 22.10.2018 23:09
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per essere credibili bisogna spiegare perchè il Giappone con il 240% di rapporto debito/pil e il 10% circa di rapporto deficit/ pil non deve affrontare nessuna crisi nè downgrade delle agenzie di rating (oracoli del nostro tempo dalla dubbia trasparenza). Dovete spiegare anche perchè la Germania con un debito pubblico quasi uguale all'Italia (circa 2300 miliardi di euro  Italia, circa 2200 miliardi di euro la Germania)  ha invece un rapporto debito/pil migliore del nostro. . Invece solo accuse a valanga sul nostro Paese reo di avere portato il rapporto deficit/pil allo stratosferico 2,4%!!!!!   Non sarebbe ora di  approfondire i problemi senza alcun pregiudizio?
Anto Dero
Anto Dero 22.10.2018 23:09
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il rapporto debito/pil della Germania e' migliore del nostro nonostante abbia lo stesso debito in valore assoluto e' dettato appunto dal fatto che e' un "rapporto" debito pil. Essendo il pil tedesco maggiore del nostro risulta che il rapporto debito/pil e' dunque piu' basso.
Gian Lorenzo Molinari
GianLo 22.10.2018 23:09
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Ma ti rendi conto di quello che Dovrebbero scrivere questi cosiddetti giornalisti economici??? Come farebbero a portare a casa la pagnotta???
Marco Massobrio
Marco Massobrio 22.10.2018 23:09
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A proposito di questo Le consiglio di vedere l’articolo del sole24 che spiga nel dettaglio le differenze tra noi e il Giappone. Riassumendolo ci sono 2 importanti questioni che concorrono a renderlo meno rischioso: a parte l’economia più florida della nostra, il debito pubblico del Giappone è detenuto per la quasi totalità dai giapponesi, mentre in Italia solo (all’incirca) il 70%, inoltre il Giappoe ha la possibilità di utilizzare direttamente la politica monetaria, Attraverso una banca centrale nazionale.
Gian Lorenzo Molinari
GianLo 22.10.2018 23:09
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Marco Massobrio  Ma questo io lo sapevo perfettamente. E il debito italiano si divide in due grandi branchie pubblico e privato, c'è una enorme differenza.. Sta di fatto che questi pennivendoli pagati da banche e finanzieri scrivono quello che gli ordinano di scrivere.
 
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