I mercati finanziari tendono a preferire il biglietto verde dopo la pubblicazione dei forti dati riferiti all’occupazione negli USA. Per la moneta unica c’è pertanto poco potenziale al rialzo; i partecipanti al mercato attendono, infatti, l’audizione al Capitol Hill del governatore della Fed Jerome Powell, che dovrebbe confermare che la banca centrale statunitense continuerà a essere paziente rispetto a un taglio dei tassi d’interesse, per cui l’EUR subirà ulteriori pressioni. Anche la pubblicazione dei dati su produzione e scambi della principale economica dell’Eurozona ha avuto un impatto limitato sulla valuta, perché gli investitori prevedono che la BCE procederà a un consistente taglio dei tassi d’interesse e potenzialmente a nuove misure di allentamento quantitativo.
La debolezza dell’EUR probabilmente continuerà, giacché i fondamentali del mercato unico mostrano ancora una tendenza ribassista. Nonostante un rialzo, rispetto al mese precedente, dello 0,30% della produzione tedesca a maggio, la speranza di un ritorno alla normalità è discutibile, dal momento che l’aumento recente segue un calo importante, pari al -2%, livello che non si vedeva dall’agosto del 2014. Analogamente, il rialzo su base mensile delle esportazioni registrato a maggio, pari all’1,10% (precedente: -3,70%) è più un riequilibrio, infatti la debolezza degli ordini si fa ancora sentire, lasciando presagire un leggero calo del PIL nel T2. In tali circostanze, l’EUR rimarrà sotto pressione, anche perché probabilmente, entro la fine dell’estate, gli USA imporranno dazi sulle merci UE, e a settembre la BCE lancerà una nuova serie di operazioni mirate di rifinanziamento a lungo termine.
Al momento l’EUR/USD scambia a 1,1198 e si avvicina al forte supporto a 1,1194 (minimo 18/06/2019), dirigendosi nel breve termine verso 1,1190.