Oggi negli USA sarà diffuso il dato sulle vendite di case esistenti, che dovrebbe scendere leggermente, a 5,50 milioni, dopo essere salito ai massimi dal 2007.
L’aumento dei tassi sui mutui (dal 30 ottobre i mutui trentennali a tasso fisso sono saliti di 85 punti base, al 4,18%), oltre al corso di normalizzazione più marcato della Fed, continueranno a far raffreddare il mercato immobiliare.
Il dato di oggi dovrebbe mostrare l’ultimo gruppo di acquirenti entrati sul mercato nell’era dei tassi d’interesse storicamente bassi.
Ci pare che i mercati al momento si stiano bevendo la stessa storia. La spesa pubblica e le riforme fiscali di Trump hanno avuto quasi un effetto magico nel convincere i mercati che la fine del supporto monetario sarà una fase di transizione agevole e che anzi farà aumentare la crescita globale e, di conseguenza, i profitti delle aziende.
Con il Dow in rally a nuovi massimi storici, ai consumatori USA viene data l’illusione di una falsa ricchezza (e benessere).
I dati economici USA riescono a convincerci solo che si tratti di un rialzo temporaneo all’interno di una più ampia flessione ciclica.
Continuiamo a dubitare che Trump riesca ad attuare davvero le promesse miracolose di crescita di cui va parlando.
L’indebolimento dei titoli azionari, i dati economici USA e la mancanza di azione politica faranno cadere i “dots” (proiezioni sui tassi) dal grafico della Fed.
Alla luce delle forti condizioni di ipercomprato sull’USD (dati IMM), prevediamo una correzione in vista del 20 gennaio.
Considerato lo stallo del rialzo dei rendimenti per i titoli USA a scadenza breve, ci aspettiamo un ritracciamento dell’USD/JPY al supporto di breve termine a 114,74.