L’azionario globale continua a precipitare in un pozzo senza fondo man mano che aumenta il numero delle vittime del coronavirus, che sta provocando anche ulteriori restrizioni ai viaggi e chiusure generalizzate in tutto il mondo. Sembra, intanto, che gli astronomici pacchetti di aiuti mobilitati da banche centrali e governi non basteranno a far tornare il buonumore agli investitori, se non assisteremo a un picco globale nel numero di casi di coronavirus.
Emirates è l’ultima grande compagnia aerea ad aver fermato i voli dall’inizio di questa settimana. Gran parte delle capitali europee sono diventate città fantasma, perché gli spazi pubblici sono rimasti chiusi per fermare il contagio del virus.
È abbastanza evidente che non ci sia via di scampo alla pesante recessione che bussa alla porta.
In avvio di settimana, i mercati azionari asiatici hanno subito un pesante crollo. L’indice Nifty è crollato più del 10%, l’ASX è precipitato del 5,62%, mentre l’Hang Seng e il Composite di Shanghai hanno ceduto rispettivamente il 4,49% e il 3,11%.
I future sui listini USA hanno aperto la settimana con un’altra tornata di pesanti vendite; il trading è stato sospeso perché è stato raggiunto il limite di ribasso, scenario che ormai vediamo quasi tutti i giorni.
I future europei hanno ceduto fino al 6%, facendo presagire un altro bagno di sangue in apertura di settimana.
Il FTSE 100 dovrebbe aprire in gap, sotto la soglia dei 5000 punti, ora che Johnson minaccia una serrata per tutto il paese perché la popolazione non sta prendendo le misure di distanziamento necessarie per fermare un’ulteriore diffusione del virus.
Altrove, l’Italia è sopraffatta dal numero di vittime, che ormai ha superato quota 5476. In Germania sono stati vietati incontri fra più di due persone, mentre la cancelliera Merkel è in quarantena dopo essere venuta in contatto con un dottore risultato positivo al virus. Ai produttori di auto tedesche potrebbe venir chiesto d produrre attrezzature mediche su larga scala per affrontare una crisi sanitaria andata ben oltre l’immaginabile. Probabilmente i giochi olimpici, che dovrebbero svolgersi a Tokio, saranno rinviati, per la prima volta dal 19° secolo. La decisione finale sarà presa nelle prossime quattro settimane, ma le Olimpiadi non sono l’unica competizione sportiva che quest’anno sarà rinviata o annullata.
Le cifre PMI in uscita questa settimana dovrebbero fornire una prima valutazione dell’impatto economico delle chiusure in Europa da quanto l’epidemia di coronavirus si è diffusa nel vecchio continente. Probabilmente i dati mostreranno le flessioni settimanali più marcate di sempre; si prevede, infatti, che i PMI riferiti a manifatturiero e servizi nell’Eurozona si attestino sotto i 40 punti.
Dati drammatici potrebbero portare a un’ulteriore accelerazione delle vendite generate dal panico in tutte le classi di attività a livello globale. Sui mercati azionari, obbligazionari, valutari e delle materie prime, gli investitori liquidano le posizioni e si riversano sul dollaro USA, l’unico asset che offre un rifugio credibile, dopo che beni rifugio come l’oro, lo yen e il franco svizzero sono stati schiacciati dalle vendite globali.
Per chi ha ancora coraggio e i fondi per investire, i titoli del Tesoro USA sembrano allettanti, sebbene anch’essi siano interessati da frenetici alti e bassi. Il rendimento dei decennali USA è sceso di nuovo allo 0,81%, dopo essere schizzato oltre l’1,25% durante la svalutazione della scorsa settimana.
Nella seduta di scambi notturna, l’EUR/USD ha ampliato le perdite fino a 1,0635. I massicci flussi verso l’USD e l’atteso cataclisma nelle cifre PMI potrebbero incoraggiare un’ulteriore ondata di vendite verso il livello a 1,05.
La sterlina, invece, si sta leccando le ferite dopo le vendite devastanti della scorsa settimana, che l’avevano fatta scendere a livelli visti l’ultima volta nel 1985 contro il dollaro USA. L’RSI, per quanto migliorato, rimane in territorio d’ipervenduto, per cui la sterlina potrebbe avere il potenziale per una correzione e riportarsi sopra quota 1,20 nei prossimi giorni. Certo, la diffusa forza del dollaro potrebbe arginare il rally man mano che ci si avvicina a questo livello.
L’oro si aggira intorno ai $1500, la sua media mobile a 200 giorni, ma il metallo prezioso è caduto in disgrazia dopo che, nelle ultime settimane, più volte è venuta meno la correlazione negativa con gli asset rischiosi, lasciando gli investitori scoperti nel momento di maggiore bisogno.
Il greggio WTI tiene vicino al livello dei $20 al barile, perché sotto questa soglia le forniture globali sono in pericolo, cosa che sta dando un po’ di supporto all’oro nero, a prescindere dai forti venti contrari sui mercati azionari.