Anche se i prezzi delle criptovalute sono stati significativamente in calo finora nel 2018, stranamente gli hashrate della rete Bitcoin - cioè l’attività di mining - sono saliti in modo rilevante.
Questa disparità potrebbe fornire dei dettagli sul futuro delle valute alternative?
Sebbene il Bitcoin sia ora crollato di quasi il 50% rispetto al livello di prezzo dell’inizio dell’anno e il Bitcoin Cash abbia visto un tonfo ancora peggiore, di oltre il 76% rispetto all’inizio del 2018, gli ultimi dati della Blockchain mostrano che l’attuale hashrate si attesta a circa 55 quintilioni (55.000.000.000.000.000.000) di hash al secondo.
Malgrado sia in calo dai 62 quintilioni di inizio agosto, si tratta comunque di un incremento sbalorditivo; secondo Bitcoinist “ha segnato uno straordinario rimbalzo del 50% nel solo mese di agosto”. Con il mercato delle criptovalute in generale impantanato in territorio ribassista - con un tonfo dell’80% sullo stesso periodo di tempo - l’hashrate della rete è schizzato del 150% sugli ultimi sei mesi.
Per molti che osservano il mercato delle criptovalute, questo impressionante aumento dell’hashrate dimostra che i partecipanti sono intenzionati ad impegnarsi a lungo termine. Sono felici di accumulare token e potenzialmente di affrontare anche delle perdite per il momento. E sembra che i miner non vogliano smettere di fare mining. Quale potrebbe essere il motivo?
I nuovi miner sono una forza ma l’eccesso potrebbe persistere
Kristy-Leigh Minehan, Amministratore Delegato di Mineority, una compagnia specializzata nel mining con GPU, afferma che l’impennata dell’hashrate è dovuta ad un aumento delle compagnie di “mining” a livello imprenditoriale, nonché all’attività dei produttori di chip. Minehan fa notare che i produttori di chip si stanno concentrando su operazioni come Squire Mining LTD e Bittech Limited, tutte focalizzate sui chip SHA256.
Tradizionalmente, i produttori di chip impegnano i miner per testare i loro prodotti e minano con loro per recuperare i costi, prima di rendere disponibili i chip al mercato generale. Secondo Minehan, sia il Bitcoin che il Bitcoin Cash sono stati storicamente presi di mira dai miner imprenditoriali che hanno accesso alle tecnologie più recenti.
“Scommetto che l’aumento dell’hashrate a cui stiamo assistendo è dovuto a questi nuovi gruppi di miner usati per i test. Inoltre, i miner imprenditoriali non minano a perdita: in media con le ottimizzazioni del firmware ed ASIC Boost, un solo S9j fa entrare minimo 3-4 dollari al giorno e la maggior parte delle farm di livello imprenditoriale vede costi di 6 centesimi per kw/h o anche meno (alcuni anche di addirittura 2 centesimi per kw/h), il che lo rende redditizio".
L’aumento dell’hashrate indica un’adozione di massa delle cripto all’orizzonte? Ariel Yarnitsky, cofondatore di WinMiner ritiene che ciò a cui stiamo assistendo sia il tipico caso di una tecnologia in rapida crescita che incontra la lenta evoluzione umana. Secondo lui, l’adozione di nuove tecnologie comincia sempre con il botto, spesso causato dall’entusiasmo esagerato dei primi utilizzatori, seguito poi da un risveglio lento e spesso eccessivamente spropositato.
“Le tecnologie di successo vivono di questo e godono di una nuova e graduale promozione e della conseguente adozione da parte delle masse. Forse il persistere del mining e la forte convinzione dei miner in tutto il mondo non è che un’ulteriore indicazione del fatto che le cripto si stanno avvicinando alla fase dell’adozione di massa”.
Quindi cosa se ne fanno esattamente i miner di tutti questi nuovi token di recente creazione? Se li tengono stretti per quando il mercato salirà? Yuriy Avdeev, Amministratore Delegato della piattaforma blockchain CINDX afferma:
“Naturalmente, i miner “ammasseranno” i token, in quanto non intenzionati a liberarsi della criptovaluta che hanno faticato tanto per ottenere e questo causerà un eccesso sul mercato, che non consentirà ai prezzi di salire per tanto tempo. Nelle attuali circostanze di un aumento della complessità di mining e del calo del prezzo delle criptovalute, le regioni con bassi costi di elettricità - Canada, Islanda, Russia ed altri paesi nordici dove l’elettricità costa poco - ne trarranno beneficio. Questi paesi saranno in grado di minare criptovalute ad un costo inferiore alla media del mercato, il che garantirà loro un chiaro vantaggio”.
A prescindere dai cripto-orsi, ci sono all’orizzonte dei piani di espansione del mining. Rafael Delfin, a capo della ricerca di Brave New Coin, afferma che colossi del mining come Bitmain, Dragonmint e GMO stanno tutti lavorando per costruire operazioni più efficienti (da 7 nanometri). Naturalmente, un aumento dei miner esperti significherebbe un ulteriore aumento degli hashrate, dal momento che le mining farm avrebbero costi marginali inferiori, che consentirebbero di assorbire maggiori cali del prezzo del Bitcoin rimanendo redditizie.
Motivatori del cripto-mining
Il mining delle criptovalute è un mercato auto-bilanciato, afferma Igor Lebedev, direttore tecnico di SONM e specialista di scienza informatica con oltre 15 anni di esperienza nell’IT. Ogni moneta che viene minata genera una quantità fissa di ricavi, spiega, che viene pagata a tutti i suoi miner. Ad esempio, il Bitcoin ricompensa con 12,5 BTC a blocco, c’è un blocco ogni 10 minuti e quindi tutti i miner vengono ricompensati con un totale di 1800 BTC al giorno complessivamente. Questa quantità viene poi divisa tra tutti i miner Bitcoin. Perciò la ricompensa totale è fissa ma varia in base al numero dei miner che partecipano in un determinato momento, numero che cambia.
È anche un’attività competitiva, aggiunge Lebedev:
“Ecco perché il mining viene definito un mercato dinamico. Se ci sono più miner, ciascuno di essi riceve una ricompensa minore, quindi alcuni di loro se ne vanno. I restanti riceveranno ricompense leggermente più alte. Quindi è un mercato dinamico. In questo modo l’opinione di un singolo miner non è importante. Anche se tutti se ne dovessero andare, ne arriverebbero di nuovi a minare il Bitcoin, perché sarebbe estremamente redditizio se tutti se ne andassero”.
E questo in qualche modo spiega perché l’attività di mining continua a ritmo sostenuto anche se il Bitcoin è riuscito a malapena ad addentrarsi nel territorio dei 7.000 dollari. Tuttavia, come dice il proverbio, la speranza è l’ultima a morire.
Giusto ieri, l’analista finanziario Max Keiser ha scritto in un tweet sul Bitcoin che “In base alla mia analisi sull’HR (hashrate), sono in vista nuovi massimi storici. I 28.000 dollari sono ancora in ballo”.