É un venerdì di buste paga.
La debolezza di luglio, dovuta a una serie di singoli eventi societari, ha invertito marcia, preparando il terreno a un incremento solido delle buste paga non agricole, pari a 220 mila unità, ad agosto.
L’istituto ADP ha registrato un aumento di 163 mila unità nell’occupazione privata, un po’ meno delle 200 mila previste.
Nel mese di agosto, gli altri indicatori generali sull’occupazione sono rimasti stabili, con un leggero rallentamento nella crescita dell’occupazione nel settore dei servizi.
Il mercato prevede un forte aumento delle buste paga (NFP), pari a 191 mila unità, per il mese di agosto.
Il marginale effetto stagionale potrebbe pesare sulle retribuzioni orarie medie, ma è comunque probabile un aumento dello 0,18% m/m o del 2,69% su base annua.
Infine, alla luce della crescita sostenuta dell’occupazione, i mercati prevedono che il tasso di disoccupazione scenderà al 3,8%, con il rischio potenziale di un rilevamento pari al 3,7%.
Le ricadute sull’USD dovrebbero essere comunque limitate, alla luce del più ampio contesto macroeconomico.
Trump sta facendo del suo meglio per far deragliare l’ottimismo sugli USA. In quello che sembra un tentativo di aprire un nuovo fronte nella guerra commerciale, Trump avrebbe detto al The Wall Street Journal di essere “ancora seccato per i termini di scambio USA con il Giappone”.
Questo dopo l’escalation delle tensioni fra gli USA e la Cina, perché Trump ha minacciato di imporre nuovi dazi sul motore dell’economia asiatica.
La Cina ha rapidamente ammonito che ci saranno azioni di rappresaglia se Trump procederà in tal senso. L’USD/JPY, il barometro sul rischio regionale, è sceso a 110,62, indicando avversione al rischio. È interessante notare che le borse USA, di solito resilienti, hanno vissuto una settimana difficile per le vendite sostenute sul settore tecnologico.
Se la direzione dell’USD rimane complessa, siamo più fiduciosi che le pressioni a vendere sulle valute dei ME ad alto beta, come TRY, RUB e ZAR, rimarranno elevate.