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Deutsche Bank in forte polemica con la Bce sui prestiti a leva

Pubblicato 06.12.2022, 14:23
Aggiornato 05.03.2021, 16:55

Il Ceo Christian Sewing ha respinto pubblicamente gli avvertimenti dell’autorità di vigilanza a ridurre l’esposizione sui leveraged loan: “Sappiamo contenere il rischio, abbiamo il controllo assoluto”. Previsto per 2022 il raddoppio dell’utile.

Sewing: c’è un’eccessiva interferenza

A 14 anni dalla grande crisi finanziaria, in Europa è in corso un aspro confronto fra le autorità di vigilanza e le banche che mal sopportano i vincoli imposti dalla Bce per operare con strumenti finanziari a forte leva. Deutsche Bank (ETR:DBKGn), Bnp Paribas (EPA:BNPP) e Société Générale sono i tre istituti che hanno in corso il dialogo più acceso con  i regolatori.
In un convegno organizzato dal Financial Times la settimana scorsa, il Ceo di Deutsche Bank, Christian Sewing, non è andato per il sottile respingendo in modo netto gli avvertimenti dell'autorità di vigilanza per ridurre i rischi legati ai leveraged loan (prestiti a leva), accusando la Bce di eccessiva interferenza. “In Deutsche Bank non abbiamo bisogno di un regolatore che ci dica come ridurre e cosa fare, i nostri risk manager hanno fatto un ottimo lavoro per contenere il rischio e essere certi di avere un portafoglio di cui abbiamo il controllo assoluto”.

Leveraged loan, un business redditizio.


Deutsche Bank e Bnp Paribas sono finite nel mirino della Bce per i prestiti a leva (leveraged loans), ossia prestiti a soggetti che hanno già un alto livello di debito. Generalmente, viene considerato un leveraged loan un finanziamento a un’azienda che ha già un debito superiore a quattro volte l’Ebitda. E’ chiaro che prestiti di questo tipo si caratterizzano per tassi di interesse ben più alti della media del mercato e danno un contributo maggiore alla redditività della banca.
Il confronto sui requisiti patrimoniali.
Deutsche Bank e Bnp Paribas potrebbero essere tenute a far fronte, insieme ad altri istituti, a un inasprimento dei requisiti patrimoniali per coprirsi dai rischi dei leveraged loans. Già lo scorso anno la Bce aveva imposto a Deutsche Bank un rafforzamento dei requisiti patrimoniali per la sua esposizione alla finanza a leva, e agli inizi di ottobre a Washington il capo della Vigilanza, Andrea Enria,  aveva anticipato che alcune banche si sarebbero viste imporre maggiori requisiti di capitale non avendo adempiuto alle richieste della Bce di ridurre la propria esposizione a un business che si sta facendo più rischioso.

La lettera di Lorenzo Bini Smaghi (SocGen).


L’uscita polemica di Sewing viene dopo l’iniziativa di un altro top banker, il presidente della francese Société Générale (EPA:SOGN), Lorenzo Bini Smaghi, che lo scorso ottobre ha scritto alla Banca centrale europea per protestare contro le richieste dei funzionari di essere presenti alle riunioni dei consigli di amministrazione delle banche. Da notare che Bini Smaghi per sei anni (dal 2005 al 2011) è stato membro del Comitato esecutivo della Bce.

Deutsche Bank vuole negoziare titoli sui mutui.


Per quanto riguarda Deutsche Bank, è interessante la notizia che l’istituto starebbe valutando la possibilità di tornare a negoziare titoli basati su mutui residenziali nell'ambito di una strategia di espansione dell'attività di mercato che ha guidato gran parte della sua recente crescita. A riportare l’indiscrezione è Bloomberg. Secondo l’agenzia americana, il responsabile del trading Ram Nayak avrebbe ventilato l'idea internamente come un altro potenziale passo nel suo piano di rafforzare la divisione di trading su reddito fisso e valute.
Il tema è molto delicato, perché i mutui residenziali di qualità peggiore (i cosiddetti subprime) furono all’origine della crisi finanziaria  che nel 2008 culminò con il fallimento di Lehman Brothers.  Negli Usa titoli rappresentativi di prestiti subprime venivano impacchettati all’interno di strumenti finanziari complessi e venivano venduti sul mercato senza che gli investitori sapessero che cosa stavano comprando.
Ram Nayak  è un manager importante perché l’attività di trading è stata il motore principale dei buoni risultati annunciati da Deutsche Bank per il terzo trimestre. L’utile netto è stato di 1,11 miliardi di euro, ben superiore alla stima degli analisti che si aspettavano 827 milioni. I ricavi generali sono saliti del 15% a 6,9 miliardi di euro, grazie a una crescita del 6% dell’investment banking e del 38% del trading su reddito fisso e valute.

Atteso il raddoppio dell’utile.


Gli analisti stimano che Deutsche Bank chiuderà il 2022 con un utile raddoppiato a 3,9 miliardi di euro su ricavi complessivi pari a 27 miliardi (+6,4%). Dall’inizio dell’anno la quotazione di Borsa di Deutsche Bank è scesa del 10%. Al prezzo attuale di 10,14 euro, Deutsche Bank capitalizza 20,6 miliardi di euro, ovvero soltanto 5,4 volte gli utili stimati per il 2022. 
Dei 19 analisti che coprono il titolo, 10 consigliano di comprare le azioni e otto hanno un giudizio neutrale. La media dei target price è 12,8 euro (upside del 25%).

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