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La bolla del debito incombe sui mercati

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La bolla del debito incombe sui mercati
Da Cristian Palusci   |  10.01.2019 13:28
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Brexit, instabilità politica europea, bolla immobiliare, guerra commerciale in atto tra Usa e Cina, la crisi della Deutsche Bank (DE:DBKGn) e in ultima analisi, ma non per importanza, il debito dei consumatori ormai fuori controllo.

Nuvole nere si addensano all’orizzonte, con lo spettro di una nuova recessione sempre più tangibile.

Proprio la crisi del debito, potrebbe essere il trigger event che innescherà la crisi economica.

Sul fronte USA, nemmeno la conferma del rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed ha dato un po’ di respiro ai principali indici azionari, ad esclusione del breve rally post natalizio che però potrebbe essere solo una diretta conseguenza del Plunge Protection Team messo in campo dall'amministrazione a stelle e strisce.

Lo scenario attuale sta confermando una tendenza già in corso da qualche mese, come ho già scritto a novembre in questo approfondimento, ossia lo spostamento di ingenti capitali dall’azionario verso i Treasury.

Infatti con i tassi d’interesse a breve e a lungo termine che si vanno via via normalizzando, fornendo rendimenti sempre più interessanti al netto dell’inflazione, molti investitori preferiscono rifugiarsi nei bond del tesoro ed è probabile che, a fronte di questa dinamica, le quotazioni dei principali indici azionari scenderanno sui livelli medi del P/E ratio, che sono ben al di sotto degli attuali livelli di prezzo.

La principale causa che ha innescato questa ondata di sfiducia, è senza dubbio rappresentata dal debito americano che ormai sembra decisamente fuori controllo, infatti in molti segmenti sono stati superati i livelli pre-crisi 2008.

debito USA
debito USA

In tale contesto, siamo nuovamente immersi in uno scenario internazionale in cui le banche “too big to fail” rischiano di innescare una nuova recessione (il caso di Deutsche Bank è emblematico).


Partiamo dall’assunto che, come in tutto il mondo, anche negli Stati Uniti il sistema finanziario è fortemente influenzato dalla Banca Centrale, che svolge il ruolo di “stimolante artificiale” del mercato.

Ma gli ultimi eventi evidenziano le criticità del sistema.

Inoltre dato che tutto è interconnesso, gli investitori più esperti sanno perfettamente che se l’economia degli Usa vacilla, potrebbe innescarsi uno spaventoso effetto domino su tutti i mercati internazionali.

LA STORIA SI RIPETE

Buona parte della crescita del PIL degli Stati Uniti è basata sul debito.


E nel momento in cui ricorre il decimo anniversario dello scoppio della crisi del 2008 e del successivo salvataggio dei principali istituti di credito da parte del governo statunitense, la struttura delle grandi banche non è cambiata, infatti attualmente sono nelle stesse condizioni di dieci anni fa: troppo grandi per fallire.


Per fronteggiare gli eventi post 2008, sappiamo tutti che la Fed ha utilizzato l’artiglieria pesante del quantitative easing, dopo aver azzerato i tassi di interesse e aumentato la base monetaria (oggi sarebbe impossibile riproporre quella strategia, dato che i tassi sono già molto bassi e la base monetaria al suo massimo storico).


Un aspetto da sottolineare è che mentre le banche sono state sostenute dal QE per tornare in una situazione finanziaria stabile, lo stesso non possiamo dire per i consumatori e le famiglie americane.


La cosa più grave a mio avviso, è che questa grande iniezione di liquidità non è stata utilizzata per rilanciare l’economia reale, bensì per alimentare la speculazione di banche e big companies.


Anche le grandi società hanno utilizzato questa enorme massa di danaro principalmente per effettuare il buy back delle proprie azioni, invece che per investimenti utili al miglioramento delle attività produttive o per l’adeguamento dei salari dei propri dipendenti.


stock buybacks
stock buybacks

Come si evince dalla foto, dal Q1 del 2010 il riacquisto delle azioni da parte delle società USA ha avuto un costante trend al rialzo.

Quando le aziende riacquistano le loro azioni, aumentano il loro valore riducendo il numero di azioni in circolazione.

Questa pratica era considerata una vera e propria manipolazione del mercato, ma nel 1982 la Securities and Exchange Commission (la Consob USA) sotto la presidenza Reagan ha cambiato le regole e da allora i riacquisti sono diventati gradualmente lo strumento principale con cui le società premiano i loro investitori, superando di gran lunga i dividendi negli ultimi anni.

Una delle conseguenze nefaste dei riacquisti, è che molte aziende hanno approfittato dei bassi rendimenti obbligazionari per indebitarsi nel mercato delle obbligazioni societarie, così da finanziare il buy back delle proprie azioni.

Ma quando le mutate condizioni monetarie causeranno una notevole diminuzione di questa pratica (ricordo che la FED sta procedendo al rialzo dei tassi d’interesse e alla diminuzione della base monetaria, inaugurando di fatto una nuova fase di quantitative tightening), c’è da scommettere che il mercato azionario sconterà pesantemente la cosa. E questo a sua volta innescherà un aumento dei rendimenti obbligazionari, complicando la posizione delle grandi corporations.

LA BOLLA DEL DEBITO

In tale contesto è palese come ci sia stata una grande sperequazione tra banche e società da una parte e famiglie e consumatori dall’altra.

Infatti questi ultimi non hanno beneficiato della politica di espansione monetaria messa in campo dalla FED nell’ultimo decennio ma anzi hanno dovuto indebitarsi e con tassi molto più alti rispetto a quelli riservati a banche e grandi compagnie.

Come ho già accennato all’inizio dell’articolo, negli Stati Uniti alcune aree del debito dei consumatori hanno raggiunto nuovi record.

Secondo un rapporto della Federal Reserve Bank di New York del novembre 2018, il debito totale dei consumatori è a livelli più alti rispetto alla scorsa crisi finanziaria.

Analizzare lo scenario socio-economico negli Stati Uniti è fondamentale, infatti un’eventuale crisi del debito oltreoceano potrebbe riverberarsi sui mercati europei e asiatici con una violenza ancora maggiore rispetto al 2008 e questo gli investitori lo sanno bene.

Vediamo quali sono le aree più critiche del debito USA.

Debito totale delle famiglie

Lo stato del debito delle famiglie, tenuto conto del debito combinato all’interno di un nucleo familiare, continua a destare profonda preoccupazione.

Secondo uno studio della FED, circa 1/4 degli adulti negli Stati Uniti non ha risparmi da parte e il 41% afferma di non aver abbastanza denaro per far fronte a una spesa imprevista di $ 400.

Il livello generale del debito dei consumatori ha raggiunto un nuovo record di $ 13,29 trilioni rispetto al picco nel Q3 del 2008 prima dell’inizio della crisi e ha fatto registrare un + 454 miliardi rispetto allo scorso anno.

Come si evince chiaramente dalla foto 1, il debito è aumentato per 16 trimestri consecutivi e non sembra dare segnali d’inversione.

Debito delle carte di credito

Il totale dei prestiti con carte di credito negli USA è aumentato di $ 45 miliardi nel 2018, per un totale di $ 830 miliardi.

Nonostante i bassi costi per le banche il tasso d’interesse medio è del 15,5% (+3% in 5 anni), ma nonostante questo le persone continuano a utilizzare questa tipologia di prestito.

Il debito totale delle carte di credito revolving si attesta oltre $ 1 trilione, superando così il picco del 2008, e gli utilizzatori hanno pagato $ 104 miliardi di interessi e commissioni sono nel 2018, con un +10% rispetto al 2017 e un +35% negli ultimi 5 anni.

Ovviamente se la FED continuerà con la sua politica di rialzo dei tassi d’interesse, tutti i debiti associati diventeranno più costosi e la restituzione dei prestiti sarà a rischio.

In tale contesto è incredibile come i consumatori non comprendano questo meccanismo, in una sorta di negazione della realtà.

D’altronde è risaputo che le persone tendono sempre a rinviare i problemi, nella convinzione che con il tempo le cose andranno meglio e che “non succederà a me”.

Questa stima ottimistica, unita all’aumento dei tassi d’interesse, potrebbe condurre nuovamente a uno scenario in cui molti debitori semplicemente non riusciranno più a far fronte ai debiti contratti, di fatto andando incontro al default.

Prestiti riservati agli studenti

L'importo dei prestiti agli studenti è aumentato a 1,40 trilioni di dollari nel Q2 2018 e tale cifra è triplicata dall’inizio della crisi finanziaria nel 2008; questa tipologia di debito, dall’analisi del debito combinato delle famiglie, è la seconda più alta a carico dei consumatori.

Questo enorme debito costringerà i neolaureati a lavorare per ripianare i costi della propria istruzione e, di conseguenza, si avranno meno soldi a disposizione per i consumi, il che inciderà negativamente sulla crescita economica complessiva.

Inoltre questo debito pregresso non ispirerà le nuove generazioni a intraprendere dei rischi imprenditoriali, lanciando magari una start up, ma le renderà molto più predisposte al risparmio.

Debito settore dell'auto

Anche se l’aumento dei costi di produzione delle autovetture ha impattato negativamente sul settore, non ha dissuaso comunque i consumatori dal prendere denaro in prestito per l’acquisto di una nuova auto, infatti il debito totale in questo segmento è aumentato a $ 1,26 trilioni con un + $ 48 miliardi in un anno.

Purtroppo molti prestiti erogati in questo settore sono della tipologia subprime (gli stessi tipi di prestito ad alto tasso che hanno innescato l’ultima crisi finanziaria) con la sola differenza che quindici anni fa venivano concessi in fase di sottoscrizione dei mutui per l’acquisto delle case.

I tassi d’insolvenza hanno già superato i livelli pre-crisi di 10 anni fa e quello delle auto è uno dei settori del debito a essere più in sofferenza e a destare maggiori preoccupazioni.

QUALE SCENARIO CI ASPETTA?

Come si evince dall’analisi delle principali aree del debito negli Stati Uniti, lo scenario è decisamente fosco e la crisi di uno solo dei settori analizzati in precedenza, potrebbe innescare un effetto domino che condurrà allo scoppio della bolla del debito USA con effetti catastrofici sui consumi e sui mercati finanziari e con lo spettro di una nuova recessione che si materializzerà d’incanto.

E questa volta l’arsenale a disposizione della FED per contrastare la crisi sarà decisamente limitato, se consideriamo i tassi d’interesse già ai minimi (forse è da leggere in quest’ottica il tentativo di normalizzazione dei tassi portato avanti dalla Federal Reserve nella seconda metà del 2018) e la base monetaria più che triplicata dai livelli di fine 2008 (un ulteriore aumento di liquidità in circolazione condurrebbe inevitabilmente a un eccesso di inflazione).

monetary base US dollar
monetary base US dollar

Dal punto di vista dell'investitore, in questa fase è necessario prepararsi al worst case attraverso una rimodulazione del proprio portafoglio con l’inserimento di asset anticiclici e asset per la riserva di valore.

In tale ambito, chi ha una maggiore predisposizione al rischio può valutare l’inserimento in portafoglio del Bitcoin, la moneta a maggior capitalizzazione del mercato delle valute digitali, che dopo un 2018 caratterizzato da un pesante downtrend presenta adesso un rapporto rischio rendimento estremamente favorevole, anche nella considerazione degli innumerevoli strumenti finanziari a replica fisica del bitcoin che attualmente sono al vaglio della Commodities Futures Trading Commission e della Securities Exchange Commission e che hanno ottime probabilità di ricevere semaforo verde (soprattutto la piattaforma BAKKT della New York Stock Exchange e gestita dall’Intercontinental Exchange).

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manuela casini
manuela casini 11.01.2019 8:49
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un articolo interessante e informativo. chi lo prende come un consiglio di acquisto o vendita non ha capito niente. l'informazione è tutto sopratutto nella finanza dove le cose cambiano nel giro di pochi minuti. e poi giustamente dopo un rialzo quasi decennale quindi volenti o nolenti pompato da vari fattori è evidente che il debito privato è aumentato considerevolmente perchè in usa dove ho vissuto molti anni, la tendenza ad indebitarsi per investire è molto diffusa. come convengo da analista che il bitcoin pur non convincendomi del tutto, potrebbe essere un'alternativa nelle fasi negative che verranno, anche se come sempre prevedere il futuro in borsa è impossibile ma cercare di capire a che punto del guado siamo è molto importante
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Cristian Palusci
Cristian Palusci 11.01.2019 8:49
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Grazie Manuela molto interessante il tuo punto di vista, soprattutto alla luce del fatto che conosci bene le dinamiche negli Stati Uniti avendoci vissuto
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Oby Marcons
Oby Marcons 10.01.2019 21:15
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mi sembra di sentire le cose dette da 10 anni da mazzalai di icebergfinanza
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Cristian Palusci
Cristian Palusci 10.01.2019 21:15
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Questo mazzalai deve essere nostradamus travestito se parla di questi dati da 10 anni, dato che ho utilizzato dei report della fed del 2018
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franco ciccio
franco ciccio 10.01.2019 20:02
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un bell'articolo, che si puo' facilmente avverare. ma rovinato dal consiglio,alla fine, di comprare bit-coin...una moneta che non esiste. peccato !
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Cristian Palusci
Cristian Palusci 10.01.2019 20:02
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Non c'è bisogno di scrivere due commenti per esprimere lo stesso concetto. Rispondo allo stesso modo del precedente, con un'ulteriore precisazione. Io non consiglio proprio un bel niente, dato che non ne ho titolo, ma ho semplicemente espresso un mio punto di vista in merito a una tipologia di investimento più aggressiva, che si può condividere o meno. . . A proposito del fatto che il bitcoin non esiste, sai rispondermi a queste domande? . . Come mai la New York Stock Exchange lancia dei prodotti su qualcosa che non esiste? . . Perchè la Securities Exchange Commission sta valutando un ETF su qualcosa che non esiste?. . Perchè Blackrock, l'asset manager più grande al mondo con oltre 5 trilioni di capitali gestiti, ha aperto un fondo su qualcosa che non esiste? . . Perchè lo stock exchange Six, il più grande della Svizzera, abbia lanciato degli ETP su qualcosa che non esiste? . . Forse sarebbe meglio studiare e informarsi prima di parlare a vanvera.
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Giuseppe Piga
Giuseppe Piga 10.01.2019 20:02
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Bravo Cristian! Io ne capisco ben poco perche’ non sono un analista ma hai fatto bene a rispondere con cognizione di causa a chi, senza conoscenza esprime pareri gratuiti e demolitori. Bravo anche della risposta che hai dato a Daniela l’analista che conosce il sistema americano. Ho imparato molto. Grazie.
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Giuseppe Piga
Giuseppe Piga 10.01.2019 20:02
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Intendevo Manuela Casini
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Cristian Palusci
Cristian Palusci 10.01.2019 20:02
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Giuseppe Piga Grazie a te
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franco ciccio
franco ciccio 10.01.2019 20:02
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Cristian Palusci Ti sei dimenticato, anche il Venezuela ha emesso una criptovaluta, l'unico paese al mondo ad aver emesso una roba simile. infatti......
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franco ciccio
franco ciccio 10.01.2019 19:59
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tanti bei pronostici, tutti che potrebbero avverarsi, e poi all'ultimo consigli di comprare bit-coin...una moneta che non esiste. hai rovinato il tuo bel articolo.....
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Cristian Palusci
Cristian Palusci 10.01.2019 19:59
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Una moneta che non esiste.. concetto interessante. Poi magari mi spieghi come mai la New York Stock Exchange lancia dei prodotti su qualcosa che non esiste. O perchè la Securities Exchange Commission sta valutando un ETF su qualcosa che non esiste. O perchè Blackrock, l'asset manager più grande al mondo con oltre 5 trilioni di capitali gestiti abbia aperto un fondo su qualcosa che non esiste.. O perchè lo stock exchange Six, il più grande della Svizzera, abbia lanciato degli ETP su qualcosa che non esiste.. . Forse sarebbe meglio studiare e informarsi prima di parlare a vanvera, o si rischiano tali figure barbine.
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