- Il rally dell’oro si ferma con una settimana in ribasso su cinque
- Nessun breakdown ancora; l’attuale livello di 1.755-1.765 dollari scenderà a 1.730 dollari
- L’aumento da 75 punti base previsto dai banchieri Fed per settembre potrebbe essere un problema
Il “rally” dell’oro, se così si può chiamare, sembra essersi fermato, con i dati misti che spingono a chiedersi se la recessione statunitense aumenterà o se il dollaro riprenderà slancio, mentre la Federal Reserve valuta altri forti aumenti dei tassi.
Fino alla scorsa settimana, un rialzo di quattro settimane aveva fatto salire sia i future dell’oro sul COMEX a New York che il prezzo spot dei lingotti di circa 120 dollari, o del 7%, dai minimi del 21 luglio di circa 1.680 dollari. Il metallo giallo ha raggiunto un picco di quasi 1.825 dollari il 10 agosto.
Grafici di SKCharting.com con i dati di Investing.com
E questo tra l’indebolimento dell’inflazione ed altri dati che hanno segnalato che la Fed potrebbe aver finito con gli aumenti esagerati, idea che ha fatto scendere il dollaro.
Dall’inizio della settimana, però, le cose sono cambiate, con dati USA più forti, tra cui quelli su occupazione e settore manifatturiero. Il dollaro, lo scambio contrario all’oro, ha cominciato a salire in conseguenza.
L’oro si è indebolito e si prepara a registrare la prima perdita settimanale su cinque.
Al momento della scrittura, sia i future che i lingotti sono scesi di oltre il 2,5% per la settimana che terminerà oggi, 19 agosto.
Il metallo giallo oscilla ben al di sotto del livello chiave di 1.800 dollari l’oncia, con i future poco sopra 1.765 dollari e lo spot a poco meno di 1.755 dollari.
L’indice del dollaro è balzato di quasi il 2% sulla settimana.
È cominciata la discesa per l’oro. La domanda è quanto in basso arriverà.
Sorprendentemente, sia i segnali dei grafici che i fondamentali indicano che non scenderà di molto.
Questo per via della dinamica di inflazione legata ai dati USA più forti della scorsa settimana. Tutto sommato, l’oro resta un rifugio dall’inflazione per alcuni degli investitori più seri, anche se non è riuscito ad essere all’altezza del suo ruolo da quando ha toccato i massimi storici di oltre 2.100 dollari nell’agosto 2020.
Dunque, anche esperti di grafici come Sunil Kumar Dixit, che si occupa di strategie tecniche per SKCharting.com, pensano che l’oro arriverà intorno a 1.730 dollari al massimo nel primo round di debolezza, con un ulteriore breakdown sotto 1.700 dollari solo se il dollaro dovesse schizzare.
Spiega Dixit:
“Un respingimento o pressioni alla vendita dalle aree di resistenza di 1777-1781 dollari potrebbero spingere l’oro verso 1.744 e 1.729 dollari, che sono i livelli di ritracciamento di Fibonacci del 50% e del 61,8% da 1.681 e 1.808 dollari”.
Al contrario, potrebbe avvenire una ripresa se il metallo giallo sarà considerato oversold, puntualizza, aggiungendo:
“Per alcuni aspetti, l’oro ha raggiunto aree di oversold e probabilmente mostrerà una ripresa a breve termine in quanto le letture stocastiche di 13/9 sul grafico a 4 ore rappresentano una sovrapposizione positiva”.
“Possiamo vedere i prezzi ritestare le aree di supporto infrante diventate resistenza di 1.768-1.777 dollari e la media mobile esponenziale su 50 giorni di 1781 dollari”.
Per Moya di OANDA, l’oro sembra stare formando un range di trading tra 1750 e 1800 dollari, con gli investitori che evitano di prendere posizioni grosse fino a quando non sarà passata la settimana del simposio di Jackson Hole, in agenda dal 25 al 27 agosto.
La Fed ha alzato i tassi di interesse quattro volte da marzo, portandoli al picco del 2,5% da un massimo di appena lo 0,25% di febbraio. La banca centrale si aspetta di continuare con gli aumenti dei tassi fino a quando l’inflazione non sarà tornata al 2%.
L’indice sui prezzi al consumo è salito dell’8,5% sull’anno a luglio, dopo il +9,1% di giugno.
Il problema per la Fed, però, è che l’economia è rallentata dall’inizio dell’anno, con il prodotto interno lordo (PIL) che ha registrato -1,6% nel primo trimestre e -0,9% nel secondo.
Due trimestri consecutivi di crescita del PIL negativa indicano una recessione. Ma sia la Fed che la Casa Bianca cercano di smentire l’idea di un’economia in caduta libera quando il mercato del lavoro continua a schizzare di mese in mese.
Per il vertice del 21 settembre, i trader scommettono su un aumento dei tassi da 50 punti base, rispetto a quello da 75 inizialmente messo in conto.
Ma alcuni banchieri della Fed, come James Bullard, capo della Fed di St. Louis, pensano che un aumento da 75 punti base sia necessario per continuare a combattere l’inflazione.
Dichiarazioni simili incoraggiano il dollaro, frenando l’oro.
Nota: Barani Krishnan utilizza una varietà di opinioni oltre alla sua per apportare diversità alla sua analisi di ogni mercato. Per neutralità, a volte presenta opinioni e variabili di mercato contrarie. Non ha una posizione su nessuna delle materie prime o asset di cui scrive.