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Unicredit: è ancora presto per cantar vittoria

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Unicredit: è ancora presto per cantar vittoria
Da Pasquale Ferraro   |  14.04.2016 09:39
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Il forte rialzo fatto registrare ieri, ha allentato le tensioni sul titolo bancario UniCredit (MI:CRDI), ma è ancora troppo presto per cantar vittoria.

I corsi dovranno innanzitutto avvicinarsi ad un importante livello, quello posizionato a quota 3,62 euro.

Una stabilizzazione dei prezzi al di sopra di questo riferimento, permetterebbe di credere che il titolo possa prolungare il rialzo in direzione di 4 euro (primo target).

Oltre questo riferimento, con tenuta settimanale, si potrà puntare a qualcosa di più concreto.

Unicredit è ancora inserito in un trend discendente ed il primo segnale di inversione arriverà quando la media mobile esponenziale Ema20 incrocerà al rialzo Ema50 (successivamente bisognerà soddisfare gli altri criteri per passare ufficialmente in un trend ascendente MBO ma per ora la strada è ancora lunga e tortuosa).


I titoli bancari di Piazza Affari che negli ultimi 16 anni hanno ceduto oltre il 70%.

  1. Banca Monte dei Paschi di Siena SpA (MI:BMPS) -99%
  2. Banca Carige RNC (MI:CRGIn) -97% (dal 2002)
  3. Banca Profilo (MI:PRO) -97%
  4. Banco Popolare (MI:BAPO) -91%
  5. Banca Piccolo Credito Valtellinese (MI:PCVI) -90%
  6. UniCredit (MI:CRDI) -86%
  7. UBI Banca (MI:UBI) (MI:UBI) Bca -72% (dal 2004)
  8. Banca Popolare di Milano Scarl (MI:PMII) -71%.

(dati fino al 12 marzo 2016).


Evoluzione prevedibile della gestione
Nella seconda metà del 2015 la ripresa dell’attività economica mondiale è rimasta disomogenea. Le economie avanzate hanno continuato a beneficiare del maggiore potere d’acquisto generato dai bassi prezzi del petrolio, di condizioni creditizie più favorevoli e di un miglioramento del clima di fiducia sia tra i consumatori sia tra le imprese.

Tra le economie avanzate, il Giappone stenta a riacquisire slancio, mentre Stati Uniti e Gran Bretagna hanno continuato il proprio consolidamento. Le prospettive di crescita delle economie emergenti, invece, sono state frenate da ostacoli strutturali e squilibri macroeconomici, aggravati in alcuni casi dall’inasprimento delle condizioni finanziarie a livello mondiale e dal crollo dei prezzi delle materie prime.

In Cina, la crescita economica ha continuato a rallentare per effetto delle molteplici sfide di carattere strutturale che Pechino si trova a dover fronteggiare, come l’eccesso di capacità produttiva e la difficile transizione verso un modello di crescita incentrato sul consumo piuttosto che sulle esportazioni. In prospettiva, gli Stati Uniti continueranno a trainare la ripresa globale nel 2016, mentre i mercati emergenti continueranno a essere in ritardo rispetto alla crescita globale.

Per il 2016, ci aspettiamo per le economie emergenti la conclusione della fase di depressione, che dovrebbe essere seguita da tassi di crescita leggermente più elevati rispetto al 2015. La crescita in Cina continuerà a rallentare moderatamente, ma la crescita del PIL è attesa stabilizzarsi intorno al 6,5%, con le autorità di Pechino pronte ad intervenire se necessario. Nel 2016 è prevista un’accelerazione della ripresa nella zona euro, con una crescita del PIL dell’1.9%.

Questa crescita continuerà ad essere guidata principalmente dalla domanda interna, che dovrebbe mitigare il difficile contesto esterno. Il reddito disponibile delle famiglie continuerà a beneficiare del contesto di bassa inflazione e del miglioramento del mercato del lavoro. La politica fiscale è ora diventata leggermente espansiva, in parte a causa della crisi dei rifugiati, e gli investimenti fissi stanno cominciando a ripartire.

A livello di paesi di Eurozona, ci aspettiamo un’accelerazione del passo di crescita in Germania, Francia ed Italia. In Spagna la ripresa dovrebbe consolidarsi, dopo un 2015 molto positivo. L’economia italiana dovrebbe crescere dell’1,4% nel 2016. I consumi privati rimarranno solidi nel 2016. Anche gli investimenti daranno il loro contributo grazie alla ritrovata fiducia delle imprese, alla migliore redditività e al declino significativo dei tassi di interesse sui prestiti.

Nel 2015, il miglioramento ciclico, unito alle azioni messe in campo dalla Banca Centrale Europea (BCE) fin da metà 2014, hanno contribuito al miglioramento delle condizioni di domanda e di offerta di credito alle imprese. I prestiti al settore privato in Italia si sono mostrati in lieve espansione verso la fine dell’anno, anche grazie all’attenuarsi della contrazione dei prestiti alle imprese. In Italia le attese sono per una ulteriore ripresa del credito nei prossimi trimestri, supportata da un generale miglioramento delle condizioni di offerta e di domanda.

Le dinamiche inflazionistiche rimangono contenute. A dicembre 2015, l’inflazione per l’area euro si è attestata solo allo 0,2%. La persistente debolezza è attribuibile principalmente al crollo dei prezzi energetici. La componente “core” (che esclude i beni i cui prezzi tendono a mostrare una maggiore volatilità come energia e alimentari) resta anch’essa ancora contenuta, intorno allo 1.0%. L’inflazione è difficile che possa raggiungere il target delle BCE di circa il 2% durante quest’anno ed il prossimo.

In conseguenza a questo debole andamento inflazionistico la BCE ha ritenuto necessaria l’adozione di un ulteriore stimolo monetario per riportare l’inflazione a livelli prossimi al target del 2% ed al meeting di Dicembre 2015 ha approvato un pacchetto di misure che include una riduzione del tasso sui depositi presso la banca centrale di 10pb, al -0,30%, mentre il programma di acquisto titolo (Quantitative Easing) è stato prolungato fino a marzo 2017, per un ammontare addizionale di acquisti di circa 350 miliardi di Euro.

Al meeting del 21 Gennaio, di fronte ad un ulteriore collasso del prezzo del petrolio, la BCE si è mostrata pronta ad intraprendere azioni ulteriori di politica monetaria, ed è atteso un ulteriore taglio del tasso sui depositi presso la banca centrale già nel meeting di marzo, con la possibilità di un ulteriore aggiustamento al programma di acquisto di titoli. Il Gruppo guarda con fiducia al 2016, grazie al recente miglioramento delle attese di ripresa della congiuntura macroeconomica internazionale.

Questo con particolare riguardo all’Italia, dove le prospettive economiche appaiono in netto miglioramento rispetto al recente passato.

Nonostante il perdurante basso livello dei tassi di interesse, il Gruppo punta a migliorare il risultato economico mediante tre leve principali: in primo luogo si attende un aumento dei ricavi tramite la crescita degli impieghi sulle attività “Core” e tramite i ricavi da servizi, grazie in particolar modo all’industria del risparmio gestito che ha beneficiato di un forte aumento delle masse negli ultimi anni.

In secondo luogo il trend di miglioramento della qualità degli attivi e il conseguente impatto sul costo del rischio sarà rafforzato dal migliorato contesto macroeconomico, specie in Italia.

Infine, come confermato nel recente piano strategico, il Gruppo intensificherà ancor di più gli sforzi per il contenimento dei costi. Le recenti misure di politica monetaria della BCE contribuiranno a contenere i costi di approvvigionamento per il Gruppo, che continuerà a lavorare per mantenere la propria forte solidità patrimoniale e a rafforzare la propria posizione di liquidità.

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