Il ministro saudita per il petrolio Al-Falih ha detto che probabilmente ci sarà una proroga dei tagli alla produzione (il che ha senso, vista la debolezza del petrolio).
Si prevede, infatti, che la stagione dei viaggi estivi farà abbassare le scorte, esercitando pressioni sui prezzi del petrolio.
Tuttavia, è improbabile che gli sforzi dell’OPEC sul fronte dell’offerta si traducano in mercati del greggio più grandi.
I produttori di petrolio USA sono ormai velocissimi nel reagire alla volatilità della domanda.
Dai dati Baker-Hughes di venerdì emerge che il numero di trivelle è salito a 703, cifra più alta dall’aprile del 2015, inoltre, il rally di recupero del Crack-Spread suggerisce che sul mercato entreranno altri giocatori, per ottenere ulteriori margini di raffinazione.
I prezzi del petrolio sono riusciti a risalire dal supporto tecnico corrispondente al minimo a 46 dollari al barile.
Tuttavia, il rally di sollievo delle commodities, e soprattutto delle materie prime, non è giustificato e i rialzi delle valute legate alle materie prime non otterranno acquisti prolungati nel tempo.
Il CAD è riuscito a trovare domanda sulla scia del rialzo dei prezzi del petrolio, ma considerando la debolezza strisciante e che i mercati torneranno a concentrarsi sulla Fed, l’USD/CAD dovrebbe salire.
Il trend rialzista dell’USD/CAD rimane valido nonostante il pattern d’inversione di venerdì, la pausa a 1,3650 denota le aspettative di un assorbimento della domanda (i dati IMM mostrano un aumento dei corti in CAD).
Il Canada renderà noti i dati sui nuovi cantieri residenziali di aprile, che dovrebbero salire a 215 mila unità, dopo il dato solido di marzo, pari a 253 mila.
Un dato debole rafforzerebbe le prospettive di una crescita economica più debole in Canada, come indicato dalla BoC.