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La svolta sui tassi BCE spinge rendimenti bond; sui mercati aumenta la volatilità

Pubblicato 08.02.2022, 12:02
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La Presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde ha sconvolto i mercati dei bond governativi quando la scorsa settimana ha dichiarato che i policymaker della zona euro non possono più escludere un aumento dei tassi quest’anno. Questa “svolta interventista”, dopo che Lagarde a dicembre aveva affermato di non prevedere che la BCE avrebbe alzato i tassi nel 2022, ha avuto un impatto immediato.

I rendimenti dei bond greci ed italiani sono andati alle stelle con la prospettiva di un inasprimento monetario, compresa la probabile fine degli acquisti di bond della BCE, che ha colpito i bond governativi, soprattutto nei paesi periferici dell’Unione Europea.

Il rendimento dei bond decennali in Grecia è schizzato di 25 punti base ieri pomeriggio, superando il 2,3%, mentre in Italia il rendimento dei decennali ha aggiunto 10 punti base avvicinandosi all’1,9%.

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Persino il rendimento dei bond tedeschi a 10 anni ha continuato a salire, arrivando in territorio positivo, allo 0,23%, ed in Francia il rendimento dei decennali ha raggiunto il massimo dal gennaio 2019, allo 0,67%.

Klaas Knot, interventista capo della banca centrale olandese, ha sciolto ogni dubbio sulle intenzioni della BCE che fosse eventualmente rimasto dopo le parole di Lagarde, spiegando nel weekend che il primo aumento dei tassi probabilmente arriverà nel quarto trimestre, seguito da un secondo all’inizio del 2023. Knot, uno dei 25 policymaker del consiglio direttivo della BCE, si aspetta che l’inflazione nella zona euro resti al 4% per la maggior parte dell’anno.

Lagarde ha cercato di calmare gli investitori ieri, con la rassicurazione che ogni eventuale cambiamento della politica della BCE sarà graduale. I suoi commenti hanno rallentato l’impennata dei rendimenti, ma non l’hanno fatta invertire.

Rendimenti USA alle stelle su sorpresa NFP, ma il trend potrebbe essere temporaneo

Negli Stati Uniti, il forte report sul mercato del lavoro (NFP) venerdì ha spinto i rendimenti dei Treasury decennali sopra l’1,9%, chiudendo alla soglia chiave del 2%, con qualche analista che fissa l’1,95% come trampolino verso l’alto.

US 10-year Weekly Chart

La notizia che l’economia ha aggiunto 467,000 posti di lavoro a gennaio, addirittura il triplo dei 150.000 previsti, ha fatto capire agli investitori che la Fed sarà libera di alzare i tassi come pianificato a marzo.

Allo stesso tempo, il tasso di pareggio a 5 anni dei Treasury mostra un’inflazione a poco meno del 3%, suggerendo che la Fed riuscirà a contenere l’aumento dei prezzi senza portare l’economia in recessione. I Treasury a 30 anni al riparo dall’inflazione (TIPS) hanno segnato un rendimento positivo la scorsa settimana, indicando che i tassi di interesse reali negativi finiranno.

Il rendimento dei Treasury a 2 anni, che rispecchia l’impatto degli aumenti dei tassi a breve termine, è balzato sopra l’1,3% venerdì dopo essersi attestato sotto l’1,2% giovedì.

Le aste di questa settimana potrebbero offrire ulteriori indizi circa la direzione dei rendimenti e la forma della curva del rendimento. Il Tesoro metterà all’asta 50 miliardi di dollari di bond a 3 anni oggi, 37 miliardi di dollari di bond decennalidomani, e 23 miliardi di dollari di bond a 30 anni giovedì.

Gli economisti contrari sentiti da Barron’s, tuttavia, prevedono un altro ribasso dei rendimenti, affermando che i recenti dati economici forti sono dovuti ad un eccesso di accumulo di scorte, soprattutto da parte dei grandi rivenditori, e questo rende l’economia vulnerabile. Secondo loro, inoltre, l’alto debito governativo pesa sulla ripresa economica, limitando i tassi a lungo termine.

Ad ogni modo, i mercati dei bond governativi sono entrati in una nuova fase di volatilità, mentre le banche centrali rivedono le loro politiche e il COVID-19 continua a farsi sentire. Gli investitori non si possono permettere il lusso dei policymaker di tentennare, quindi i mercati sono inclini ad oscillazioni esagerate.

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