Prime crepe nel muro della Fed?

Pubblicato 08.02.2023, 08:35
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Se vuoi essere felice, non cercare la perfezione” (Anonimo)

Quando l’inflazione scenderà sotto il 6,6% vorrà dire che la Fed ha vinto. L’ultima volta è accaduto nel 1982. Superata questa soglia, il mercato finanziario iniziò un rally di 10 mesi che ha spinse il Nasdaq in rialzo del 100% e l’S&P 500 del 70%. Potremmo quindi essere nel primo di 9 mesi di rialzo. Corsi e ricorsi storici. Di concreto c’è il discorso di ieri sera di Jerome Powell all’Economic Club di Washington che è stato abbastanza falco. Per Il governatore c’è ancora la necessità di effettuare ulteriori aumenti dei tassi di interesse (il mercato ne sconta almeno altri 2 per complessivi 50 punti base entro fine maggio) perché l’obiettivo del target di inflazione al 2% non sarà raggiunto prima del 2024 a causa della forza del mercato del lavoro e il fatto che la componente “servizi” all’interno del costo della vita non sia calato. Tuttavia nell’ipotesi in cui i prossimi dati macroeconomici dovessero dare indicazioni confortanti circa un duraturo calo dell’inflazione allora la Fed rivedrà le proprie strategie. Un processo che viene definito “accidentato” e che quindi non riuscirà a dare una chiara direzione ai mercati almeno per il trimestre in corso.

Sarà l’anno dei bond?

Il rendimento dei titoli obbligazionari è il più elevanto degli ultimi 10-15 anni per effetto delle banche centrali. Ma essendo oramai vicina la fine del ciclo della politica monetaria restrittiva, il mercato inizia a scontare una aumento del valore Titoli di Stato. Scenario storicamente favorevole ai portafogli bilanciati ovvero di tipo tradizionale, con un peso del 60% sull’obbligazionario e 40% azionario. Il suggerimento degli esperti è però di posizionarsi su emissioni a livello investment grade ovvero con la più alta qualità del credito. L’inasprimento degli standard di finanziamento e il rallentamento della crescita economica suggeriscono invece un rischio di default più elevato e, di conseguenza una fragilità elevata del segmento High Yield. L’atteggiamento di “falchi a metà” da parte di Jerome Powell e Christine Lagarde, favorisce sicuramente un approccio prudente anche nell’approccio all’investimento obbligazionario.

Con la rete in poppa

A dicembre le reti di promotori finanziari mettono a segno il miglior mese dell’anno 2022, raddoppiando i volumi rispetto al mese precedente. La raccolta nel 2022 è ammontata a €45 miliardi. La medaglia d’oro va al gruppo Fideuram con quasi €11 miliardi di raccolta, alle sue spalle Finecobank (BIT:FBK) con €8,7 miliardi e Banca Mediolanum (BIT:BMED) con €7,2 miliardi. Il più grande giacimento di cui dispone l’Italia resta quindi il risparmio privato da cui il sistema finanziario, riesce ad attingere costantemente per canalizzarlo verso le diverse forme di investimento. Ma come è possibile fare in modo che tanta ricchezza favorisca l’economia reale del Paese? Se infatti sommassimo agli oltre €200 miliardi del PNRR anche investimenti privati alimentati non solo dal debito bancario ma anche dal risparmio gestito, l’Italia potrebbe mantenere il ritmo di crescita degli ultimi 8 trimestri, durante i quali è riuscita a sovraperformare l’economia tedesca e statunitense. Di questo si parlerà il prossimo 16 febbraio a Roma presso il Parlamento al convegno organizzato da Assonext di cui fa parte Integrae Sim, e che vedrà la presenza del Direttore Generale Luigi Giannotta nel ruolo di coordinatore della tavola rotonda dedicata alla finanza alternativa.

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