Gli alti e bassi della tortuosa storia di Tesla (NASDAQ:TSLA) stanno sopraffacendo gli investitori e gli analisti che seguono il titolo. Si tratta di una compagnia con un prodotto promettente, le auto elettriche, gestita da un manager terribile, Elon Musk. Questa realtà è emersa chiaramente dagli eventi delle ultime settimane, facendo sorgere seri dubbi sulla capacità di Musk di guidare la casa automobilistica durante la fase più cruciale della sua evoluzione.
Il 10 marzo Tesla, tramite un articolo sul blog, ha fatto marcia indietro sulla sua principale strategia di marketing, affermando che ora intende lasciare aperti numerosi showroom e che aumenterà il prezzo dei suoi modelli più costosi del 3%. Questo succede solo 10 giorni dopo che Tesla aveva annunciato di voler chiudere quasi tutti i suoi punti vendita nel tentativo di tagliare i costi mentre cerca di introdurre una versione più economica della sua berlina Model 3, la sua prima auto prodotta per la massa.
“Passare alle vendite completamente online, insieme ad altre operazioni di riduzione dei costi, ci consentirà di abbassare tutti i prezzi dei veicoli in media del 6%, permettendoci di arrivare al prezzo di 35.000 dollari per la Model 3 prima del previsto”, aveva reso noto Tesla il 28 febbraio. L’improvvisa decisione di chiudere tutti i punti vendita è stata dura da digerire sia per gli impiegati che per gli investitori. Non importa quanto siano esperti di tecnologia i fan di Tesla, è ingenuo pensare che le sue auto attrarrebbero un numero maggiore di acquirenti senza una presenza nei negozi tradizionali.
L’abitudine di Musk di inviare informazioni incomplete e spesso sbagliate tramite Twitter resta un problema importante, uno che ha danneggiato seriamente la sua immagine. Ha anche comportato un’accusa di frode legata agli strumenti finanziari da parte della Securities and Exchange Commission.
Riteniamo che questi ultimi eventi rivelino chiaramente una compagnia in difficoltà finanziaria. Scambiato a 288,96 dollari alla chiusura di ieri, il titolo di Tesla ha perso circa il 6% del suo valore nel corso dell’ultimo mese ed il 7% dall’inizio del 2019, il che dimostra quanto siano nervosi gli investitori sempre più convinti che Tesla stia prendendo decisioni su due piedi e reagendo ai problemi senza pensarci bene.
Riduzione delle riserve di liquidità
Al centro di questo nervosismo e di questa confusione, secondo noi, c’è il piccolo fondo di liquidità che rischia di essere dilapidato dal considerevole rallentamento delle vendite di auto. Gli aspetti economici di qualsiasi casa automobilistica sono molto semplici: vendere auto a volumi alti con margini sufficienti a giustificare gli enormi investimenti fatti.
Per Musk, questa semplice equazione sta diventando sempre più difficile da risolvere su un mercato globale in cui la crescita sta andando sotto pressione. Secondo InsideEVs, un blog che Musk ha più volte citato nei suoi post su Twitter, Tesla avrebbe venduto circa 5.750 Model 3s a febbraio e 6.500 a gennaio, una riduzione significativa dal record di 25.250 di dicembre. L’incantesimo ribassista è stato scagliato proprio quando gli sgravi fiscali concessi ai compratori di Tesla sono stati dimezzati, a partire dal 1° gennaio.
Tesla aveva circa 3,7 miliardi di dollari di liquidità ed equivalenti al 31 dicembre, prima di pagare 920 milioni di dollari il 1° marzo, il più grande pagamento di debiti nei quasi 16 anni di storia di Tesla finora. Se le vendite di auto Tesla continueranno a rallentare in Nord America e se i piani di vendita di Musk in Europa e Cina non si avvereranno come lui spera, è probabile che il titolo della compagnia debba affrontare problemi ancora più grandi nel 2019.
Vendere le Model 3 in Europa e Cina è importante per Tesla per controbilanciare il rallentamento in Nord America. “Siamo entusiasti di portare le Model 3 in Europa e Cina all’inizio del prossimo anno, dato che il mercato delle berline medie in queste regioni è persino maggiore di quello nordamericano”, ha affermato Musk nella call sugli utili di ottobre, secondo Bloomberg.
Morale della favola
Come abbiamo detto altre volte, Tesla è un campo di battaglia troppo grande da gestire per gli investitori. Considerate le riserve di liquidità ridotte della compagnia, la sua strategia di marketing in difficoltà ed il suo Amministratore Delegato in costante lotta con l’ente regolatore USA, non prevediamo che il titolo di Tesla si stabilizzi tanto presto.
Al contrario, ci aspettiamo un sacco di rischi ribassisti se l’economia globale dovesse continuare a rallentare e le vendite di auto non si riprenderanno in Nord America. Con queste incertezze all’orizzonte, pensiamo che sarebbe meglio stare alla larga da Tesla.