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Greggio al minimo dal 2009 dopo il caos sui mercati cinesi

Pubblicato 18.08.2015, 11:15
© Reuters.  I futures del greggio crollano al minimo degli ultimi sei anni
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Investing.com - I futures del greggio crollano al minimo di oltre sei anni questo martedì, per via del crollo dei mercati azionari cinesi che ha inciso negativamente sulla fiducia degli investitori.

Lo Shanghai Composite ha subito un crollo del 6% negli scambi volatili di questo martedì, registrando le maggiori perdite a ridosso della chiusura, nonostante il tentativo del governo di placare i mercato.

La banca centrale cinese ha immesso liquidità nel sistema finanziario, facendo registrare la maggiore immissione di liquidità in un giorno solo degli ultimi 19 mesi, nel tentativo di contrastare le uscite dei capitali dovute alla forte svalutazione monetaria.

Gli investitori temono che il crollo dei titoli azionari possa diffondersi ad altri settori economici in Cina e che la domanda del metallo industriale da parte della nazione asiatica possa subire una riduzione.

Pesano inoltre i timori che la recente svalutazione dello yuan possa rallentare le importazioni di greggio dalla Cina.

La nazione asiatica è il secondo consumatore mondiale di greggio dopo gli USA ed ha fatto da traino per la crescita della domanda.

Sull’ICE Futures Exchange di Londra, il greggio Brent con consegna ad ottobre ha toccato il minimo intraday di 48,25 dollari al barile, il minimo dal 14 gennaio, per poi attestarsi a 48,45 nella mattinata degli scambi europei, in calo di 29 centesimi o dello 0,58%.

Ieri i futures Brent hanno perso 45 centesimi o lo 0,91%, per chiudere a 48,74 dollari, nei timori su per l’eccesso delle scorte globali.

La produzione globale di greggio supera ancora la domanda a causa della forte crescita nella produzione del petrolio di scisto negli Stati Uniti e della decisione presa lo scorso anno dall’OPEC di non ridurre la produzione.

Sul New York Mercantile Exchange, i futures del greggio USA con consegna a settembre sono scesi di 34 centesimi o dello 0,8%, a 42,07 dollari al barile, dopo essere scesi al minimo della seduta di 41,43, il minimo dal marzo 2009.

Gli operatori dei mercati attendono il rilascio dei dati settimanali sulle scorte statunitensi ed i prodotti raffinati per valutare la forza della domanda da parte del principale consumatore mondiale di greggio.

L’American Petroleum Institute pubblicherà il report sulle scorte nel corso della giornata, mentre il report governativo di domani dovrebbe mostrare che le scorte di greggio sono scese di 1,6 milioni di barili nella settimana terminata il 14 agosto.

L’agenzia di ricerche di settore Baker Hughes (NYSE:BHI) ha dichiarato che il numero degli impianti di trivellazione negli Stati Uniti è aumentato di due unità la scorsa settimana, a 672, segnando il terzo aumento settimanale consecutivo.

Attualmente sono operativi il 60% in meno di pozzi dal picco di ottobre di 1.609, tuttavia, il calo degli impianti si è sensibilmente ridotto nelle ultime settimane, alimentato i timori per un’impennata della produzione di petrolio di scisto USA nei prossimi mesi.

Lo spread tra il Brent ed il greggio WTI è a quota 6,38 dollari al barile, contro il livello di 6,87 dollari alla chiusura di lunedì.

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