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Donne o Uomini, Chi investe meglio?

Pubblicato 19.05.2022, 12:00


Ebbene sì, questo non è un titolo clickbait.
Per quanto l’educazione finanziaria non sia assolutamente una caratteristica biologica, sembra interessante capire se ci sono delle condizioni sociali, in Italia, che favoriscano questo o quel genere. Oggi approfondiamo l’argomento prendendo in considerazione una ricerca statistica fatta da Banca d’Italia nel 2020, la più aggiornata in tal senso, che mette a confronto gli uomini e le donne in materia finanziaria.

Quindi, chi ha una formazione finanziaria migliore in Italia? Gli uomini o le donne?

Ovviamente mi sembra superfluo dire che i risultati derivino da una ricerca statistica, nella fattispecie sono stati presi circa 2.000 cittadini in età compresa tra i 18 e i 89 anni.
Andiamo a vedere assieme i risultati.
La prima cosa prima cosa che salta all’occhio dall’indagine è che esiste effettivamente un gender gap in materia finanziaria, ma non così ampio come si possa pensare: l’alfabetizzazione dei partecipanti uomini risulta essere pari a 11,4 punti sui 21 totali, per le donne il punteggio è di 11 punti.
Per definire l’alfabetizzazione finanziaria sono stati presi in considerazione tre parametri:

(i) Conoscenze. Le domande riguardano la comprensione dei concetti di base utili per fare scelte finanziarie: inflazione; tasso di interesse; differenza tra tasso di interesse semplice e composto; diversificazione del rischio. 
(ii) Comportamenti. Le domande si riferiscono alla gestione delle risorse finanziarie nel breve e nel lungo termine: fissazione di obiettivi finanziari, programmazione delle risorse da destinare a consumi, pagamenti di bollette, risparmi negli ultimi mesi. 
(iii) Attitudini. Le domande rilevano l’orientamento degli individui al risparmio, soprattutto di tipo precauzionale, in un’ottica di lungo periodo.

Interessantissimo notare come le conoscenze finanziarie siano crescenti all’aumentare del titolo di studio in maniera abbastanza lineare, mentre non vi è una grande differenza se consideriamo l’area geografica: difatti per gli uomini le conoscenze non variano che siano cittadini del Nord Italia, del Centro Italia o del Sud e Isole; d’altra parte le donne hanno una leggera differenza di conoscenze, con al primo posto quelle del Centro, a seguire quelle del Nord e per ultime quelle del Sud e Isole.

D’altra parte però le donne sono quelle che si considerano molto meno esperte rispetto alle loro reali capacità, come visto infatti il 33% di queste sottostimano le loro conoscenze, a dispetto della controparte maschile, di cui solo il 26% si crede in difetto. Cosa che, devo ammettere, è un dato estremamente affascinante.
A conclusione dunque: gli uomini e le donne hanno un leggero gap in materia finanziaria, ma neanche così grande come viene da loro percepito.
Ma da cosa deriva questo gap?
A pensarci bene ci possono essere differenti motivazioni, le quali sono stati raccolti dall’Istituto di ricerca DOXA, i cui risultati su un campione di 5000 cittadini hanno riscontrato come l’emotività sia un fattore tutt’altro che irrilevante.

Difatti è proprio l’emotività nel compiere delle scelte, indicata come il cambiamento delle azioni al verificarsi di elementi negativi ed imprevedibili, è maggiore nelle donne rispetto agli uomini.
Così come l’incertezza finanziaria risulta essere maggiore nel genere femminile: l’8% circa di queste ha dichiarato di non sapere quanto il patrimonio della famiglia sia in grado di mantenerla in mancanza di un reddito, contro il circa 6% degli uomini.
Lo è anche la fragilità finanziaria: il 41% delle donne ha dichiarato che la propria famiglia potrebbe restare in piedi fino a 2 mesi in mancanza di reddito, contro il 34% maschile; così come l’ansia finanziaria, con il 43% delle donne che afferma di soffrire di uno stato di ansia pensando alla situazione finanziaria, contro il 29% degli uomini.

Quindi, per tirare le somme: il gender gap in ambito finanziario appare esserci, ma in misura inferiore di quanto si pensi, e spesso più per questioni di percezione o di emotività.
Ovviamente la formazione finanziaria può e dovrebbe essere il modo migliore per poter superare questo divario percepito e per aumentare, nel complesso, la nostra consapevolezza come cittadini italiani.
Ricordo che siamo uno dei Paesi più bassi in lista per l’alfabetizzazione finanziaria, come riportato dallo stesso studio di Banca d’Italia, dietro a Romania, Colombia, Montenegro, Macedonia, Perù e via discorrendo.

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