Durante le ultime settimane ho letto più e più volte articoli di analisti dell'ultima ora che credono che questo sia il momento ideale per accumulare azioni per lucrare dall'imminente ripresa economica, poichè la pandemia sarà un fenomeno passeggero dal quale il mondo si riprenderà velocemente.
Mi dispiace dover smontare questo castello di illusioni. Covid-19 non è motivo di una necessaria correzione di mercato all'interno di un trend rialzista di lunghissimo termine. E' il detonatore di un violento mercato Orso del quale abbiamo solo avuto un modesto assaggio durante la seconda metà di marzo.
Quindi non abbiamo ancora visto i veri minimi e dovrebbe tenerlo presente soprattutto chi vorrebbe comprare buone aziende a prezzo di saldo in una prospettiva di lungo termine. Entrare adesso significherebbe dover soffrire una volatilità ribassista violenta e persistente che potrebbe provare emotivamente anche gli investitori più freddi. Anzi, in alcuni casi si corre il rischio di tornare in parità con il proprio investimento anche dopo molti anni dall'entrata sul mercato. La crisi economica che affronteremo sarà più profonda di quanto si creda e ci potrebbe volere molto tempo per assorbire la disoccupazione, che sta crescendo a livelli record in tutto il mondo.
Perciò è improbabile che i mercati si riprendano velocemente verso i massimi di quest'anno, anche perchè oramai non potranno più essere sostenuti dal credito facile delle banche centrali. E poco valgono le misure fiscali dei governi per una ripresa, che potrà avvenire solo con il rientro totale della pandemia: adesso hanno solo la funzione di contenere danni ineditamente catastrofici.
Allora si pone il problema: come faccio a capire quando entrare nel mercato per fare shopping di ottime aziende a prezzi da saldo per ottimizzare al massimo il mio profitto sulla loro rivalutazione nel minor tempo possibile, anche se in un'ottica di lungo termine? In altri termini, come faccio a valutare il timing ottimale?
In questo caso ci può venire in aiuto il più grande investitore di tutti i tempi, Warren Buffett, che basa la sua strategia operativa su un indicatore molto semplice, che guarda caso si chiama Buffett Indicator. Esso consiste nel rapporto tra la capitalizzazione totale del mercato azionario (TMC) e il PIL (GDP) degli Stati Uniti. Quando tocca i massimi il mercato è sopravvalutato rispetto ai fondamentali e bisogna evitarlo come la peste, mentre quando si è sui minimi si apre la finestra ottimale per accumulare posizioni, soprattutto di quelle azioni che mostrano un alto coefficiente di correlazione con l'andamento generale del mercato.
Come si può vedere l'indicatore non è molto distante dai massimi al 150% e potrebbe raggiungere i minimi del 2003 al 75% o, nel caso più grave (che non è affatto improbabile), ai livelli del 2009 al 50%.
Si potrebbe anche assumere un altro punto di vista, complemetare, osservando le due variabili disaggregate ma messe a confronto tra di loro : GDP rappresenta il valore intrinseco della Borsa e TMC il prezzo totale del mercato azionario. Una versione equivalente del Buffett Indicator.
Appare chiaro come il mercato sia eccessivamente sopravvalutato rispetto ai suoi fondamentali. Si potrà valutare di comprare quando avrà raggiunto livelli di sottovalutazione soddisfacenti.
Per adesso l'unica cosa sensata che si può fare è essere pazienti e non cedere alla tentazione di comprare per la paura di perdere una grossa occasione. Deve passare ancora un bel po' di tempo prima che si presenti il vero affare.