“La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre.”
(Albert Einstein)
Le Borse non mollano i massimi. I mercati azionari continuano a mantenere un’intonazione positiva, trainati dai settori auto e difensivi, che hanno registrato le performance migliori, mentre il comparto bancario soffre come naturale conseguenza dell’avvio della stagione di politica monetaria accomodante. La prima seduta della settimana reagisce quindi alla performance mista di quella precedente, che ha visto settori come tecnologia e beni di lusso pesare negativamente sull’andamento degli indici. Negli Stati Uniti, la seduta di lunedì ha visto gli indici azionari chiudere per lo più in rialzo, con l’S&P 500 in crescita dello 0,2%. La settimana scorsa si era conclusa con guadagni superiori all’1% per tutti i principali indici, e lo stesso S&P 500 aveva raggiunto un nuovo record storico, confermando una fase di rialzo sostenuta dal taglio dei tassi della Federal Reserve. Gli operatori guardano con attenzione alla possibilità che la Federal Reserve possa effettuare un nuovo taglio dei tassi di 50 punti base a novembre, come suggeriscono i futures, che stimano una probabilità del 50% per tale evento. Sul fronte macroeconomico europeo, i PMI flash di settembre hanno evidenziato un marcato peggioramento, con i dati della Francia e della Germania che sono scesi significativamente, portando l’indice Eurozone PMI ai livelli più bassi degli ultimi otto mesi. In particolare, il ritmo di contrazione nel settore manifatturiero è accelerato, mentre la crescita del settore dei servizi ha rallentato bruscamente. Questi segnali di debolezza potrebbero intensificare le aspettative per un possibile taglio dei tassi da parte della BCE.
Arriva la valanga?
Secondo Tim (BIT:TLIT) Kitson di Barclays (LON:BARC), nel 2025 l’offerta netta di BTP sarà di circa €100 miliardi, con una domanda crescente da parte degli investitori esteri. Tuttavia, Kitson ha notato che il ritmo degli acquisti di BTP da parte delle famiglie italiane ha rallentato dal quarto trimestre del 2023, principalmente a causa della riduzione dei rendimenti dei BTP rispetto ai picchi di fine anno. Le famiglie italiane hanno giocato un ruolo chiave nell’assorbimento dei titoli di Stato, grazie a risparmi consistenti, rendimenti più elevati e vantaggi fiscali, ma se questa tendenza dovesse raffreddarsi, sarà necessario un maggiore contributo da parte degli investitori esteri. Dati recenti di Banca d’Italia mostrano che l’ammontare dei titoli di Stato in portafoglio agli investitori esteri è aumentato a luglio, anche se a un ritmo inferiore rispetto a giugno. Nel frattempo ottobre si preannuncia un mese cruciale per il rating sovrano dell’Italia, con Fitch che il 18 ottobre comunicherà la sua decisione sul giudizio attuale (BBB, outlook stabile). Subito dopo, il 25 ottobre, sarà la volta di DBRS, mentre a novembre sarà il turno di Moody’s (22 novembre) e Scope (29 novembre). Entrambe le agenzie mantengono attualmente un outlook stabile sul Paese, rispettivamente con rating Baa3 e BBB+. Anche S&P Global è attesa in ottobre con il proprio aggiornamento sul giudizio (BBB, stabile).
Sorpresa PIL
Buone notizie per i conti pubblici italiani. La revisione dei conti economici da parte dell’Istat ha comportato una riduzione del rapporto debito/PIL italiano, ora al 134,6% rispetto al 137,3% stimato in precedenza. Questo miglioramento è dovuto anche a una revisione al rialzo del PIL nominale per il 2021, 2022 e 2023. Nel 2023, il PIL è stato rivisto di €42,6 miliardi rispetto alla stima di marzo, mentre per il 2022 e il 2021 l’aumento è stato rispettivamente di €34,2 e 20,6 miliardi. Tuttavia, in termini di volume, il PIL del 2023 è cresciuto solo dello 0,7%, leggermente al di sotto della previsione precedente. Ma la sorpresa più positiva è stata che nel 2023 il PIL si è attestato a un livello per la prima volta superiore al massimo raggiunto prima della crisi finanziaria del 2008. Ci sono voluti circa 15 anni affinché l’economia italiana riuscisse a lasciarsi alle spalle l’ultima crisi economica strutturale, mentre gli Stati Uniti ci hanno messo meno della metà del tempo. Questo conferma quanto il nostro Paese abbia ancora bisogno di profonde riforme per mantenere il passo con le altre economie.
(Albert Einstein)
Le Borse non mollano i massimi. I mercati azionari continuano a mantenere un’intonazione positiva, trainati dai settori auto e difensivi, che hanno registrato le performance migliori, mentre il comparto bancario soffre come naturale conseguenza dell’avvio della stagione di politica monetaria accomodante. La prima seduta della settimana reagisce quindi alla performance mista di quella precedente, che ha visto settori come tecnologia e beni di lusso pesare negativamente sull’andamento degli indici. Negli Stati Uniti, la seduta di lunedì ha visto gli indici azionari chiudere per lo più in rialzo, con l’S&P 500 in crescita dello 0,2%. La settimana scorsa si era conclusa con guadagni superiori all’1% per tutti i principali indici, e lo stesso S&P 500 aveva raggiunto un nuovo record storico, confermando una fase di rialzo sostenuta dal taglio dei tassi della Federal Reserve. Gli operatori guardano con attenzione alla possibilità che la Federal Reserve possa effettuare un nuovo taglio dei tassi di 50 punti base a novembre, come suggeriscono i futures, che stimano una probabilità del 50% per tale evento. Sul fronte macroeconomico europeo, i PMI flash di settembre hanno evidenziato un marcato peggioramento, con i dati della Francia e della Germania che sono scesi significativamente, portando l’indice Eurozone PMI ai livelli più bassi degli ultimi otto mesi. In particolare, il ritmo di contrazione nel settore manifatturiero è accelerato, mentre la crescita del settore dei servizi ha rallentato bruscamente. Questi segnali di debolezza potrebbero intensificare le aspettative per un possibile taglio dei tassi da parte della BCE.
Arriva la valanga?
Secondo Tim (BIT:TLIT) Kitson di Barclays (LON:BARC), nel 2025 l’offerta netta di BTP sarà di circa €100 miliardi, con una domanda crescente da parte degli investitori esteri. Tuttavia, Kitson ha notato che il ritmo degli acquisti di BTP da parte delle famiglie italiane ha rallentato dal quarto trimestre del 2023, principalmente a causa della riduzione dei rendimenti dei BTP rispetto ai picchi di fine anno. Le famiglie italiane hanno giocato un ruolo chiave nell’assorbimento dei titoli di Stato, grazie a risparmi consistenti, rendimenti più elevati e vantaggi fiscali, ma se questa tendenza dovesse raffreddarsi, sarà necessario un maggiore contributo da parte degli investitori esteri. Dati recenti di Banca d’Italia mostrano che l’ammontare dei titoli di Stato in portafoglio agli investitori esteri è aumentato a luglio, anche se a un ritmo inferiore rispetto a giugno. Nel frattempo ottobre si preannuncia un mese cruciale per il rating sovrano dell’Italia, con Fitch che il 18 ottobre comunicherà la sua decisione sul giudizio attuale (BBB, outlook stabile). Subito dopo, il 25 ottobre, sarà la volta di DBRS, mentre a novembre sarà il turno di Moody’s (22 novembre) e Scope (29 novembre). Entrambe le agenzie mantengono attualmente un outlook stabile sul Paese, rispettivamente con rating Baa3 e BBB+. Anche S&P Global è attesa in ottobre con il proprio aggiornamento sul giudizio (BBB, stabile).
Sorpresa PIL
Buone notizie per i conti pubblici italiani. La revisione dei conti economici da parte dell’Istat ha comportato una riduzione del rapporto debito/PIL italiano, ora al 134,6% rispetto al 137,3% stimato in precedenza. Questo miglioramento è dovuto anche a una revisione al rialzo del PIL nominale per il 2021, 2022 e 2023. Nel 2023, il PIL è stato rivisto di €42,6 miliardi rispetto alla stima di marzo, mentre per il 2022 e il 2021 l’aumento è stato rispettivamente di €34,2 e 20,6 miliardi. Tuttavia, in termini di volume, il PIL del 2023 è cresciuto solo dello 0,7%, leggermente al di sotto della previsione precedente. Ma la sorpresa più positiva è stata che nel 2023 il PIL si è attestato a un livello per la prima volta superiore al massimo raggiunto prima della crisi finanziaria del 2008. Ci sono voluti circa 15 anni affinché l’economia italiana riuscisse a lasciarsi alle spalle l’ultima crisi economica strutturale, mentre gli Stati Uniti ci hanno messo meno della metà del tempo. Questo conferma quanto il nostro Paese abbia ancora bisogno di profonde riforme per mantenere il passo con le altre economie.