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SNB, Brexit e guerra commerciale colpiscono il Forex

Da Kathy LienValute19.09.2018 21:25
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SNB, Brexit e guerra commerciale colpiscono il Forex
Da Kathy Lien   |  19.09.2018 21:25
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Analisi realizzata alla chiusura del mercato statunitense a cura di Kathy Lien, Direttrice di FX Strategy per BK Asset Management.

I titoli sulla Brexit e sugli scambi commerciali hanno portato le valute sulle montagne russe questo mercoledì. All’inizio della sessione newyorkese, il cambio GBP/USD è crollato di 90 pip in un minuto dopo la notizia del Times of London secondo cui il Primo Ministro May intenderebbe respingere l’ultima offerta dell’Unione Europea. All’inizio di questa settimana, l’UE sembrava intenzionata ad accettare l’idea di ispettori britannici per la questione del confine, ma il Regno Unito rifiuta di accettare l’insistenza dell’UE sui controlli doganali nei mari irlandesi qualora non si dovesse trovare un accordo sul libero commercio dopo la Brexit. La questione della frontiera irlandese è stato il problema principale nella fase dei negoziati ed il possibile rifiuto dell’offerta dell’UE ha riacceso i timori sull’incapacità di trovare un accordo e addirittura su un secondo referendum. Dall’inizio del mese si è parlato di possibili concessioni da parte dell’UE e di progressi nei negoziati, ma dall’inizio della settimana il tono del Regno Unito ha iniziato a cambiare. Il governo britannico ha dichiarato di aver fatto tutto il possibile e che l’UE deve smetterla di rivedere le posizioni precedenti.

Mercoledì il Ministro del Tesoro ha dichiarato che potrebbe esserci un secondo referendum se la proposta sarà rifiutata dal Parlamento e Raab ha dichiarato che l’UE deve andare incontro al paese. Anche Juncker ha aggiunto che l’UE e il Regno Unito sono lontani dal trovare un accorso sulla Brexit. In base a queste dichiarazioni l’accordo sembra più lontano del previsto, e questo mette la sterlina a rischio di correzione. Il cambio GBP/USD resterà in gioco giovedì in attesa dei dati sulle vendite al dettaglio britanniche. Sebbene i prezzi al consumo e alla produzione siano saliti più del previsto, il report di giovedì potrebbe deludere le aspettative. La spesa è migliorata il mese scorso quindi c’è la possibilità di una ritirata, specialmente dopo che il British Retail Consortium ha riportato un calo. Tecnicamente, il massimo di mercoledì a 1,3215 è il livello chiave da tenere d’occhio. Se il cambio dovesse scendere sotto la media mobile di 100 giorni, potremmo assistere ad un ulteriore calo sotto l’1,30.

Il cambio USD/CAD è salito sopra l’1,30 dopo la notizia secondo cui l’accordo commerciale tra USA e Canada è improbabile questa settimana. Tuttavia, invece di continuare a salire, il cambio ha fatto una veloce inversione per poi chiudere ai minimi giornalieri. A questo punto non ci sorprende che i dialoghi stiano durando più del previsto, ma il Ministro degli Esteri Freeland è tornata negli USA per un altro round di negoziati; questo ci fa sperare che un accordo possa ancora essere trovato, soprattutto perché il Primo Ministro Trudeau è messo sotto pressione dalle grandi aziende canadesi. Crediamo che il Canada non abbia scelta se non quella di trovare l’accordo con gli USA, e in base al recente andamento del loonie, sembra proprio che il mercato sia d’accordo con noi.

La Banca Nazionale Svizzera giovedì rilascerà l’annuncio di politica monetaria e questo ci interessa unicamente perché il cambio EUR/CHF ha toccato il minimo di 13 mesi questo mese. La visione della Banca Nazionale Svizzera ha un impatto sul cambio EUR/CHF perché negli ultimi 4 vertici il franco è stato definito “sopravvalutato”. Il cambio EUR/CHF è stato scambiato tra 1,1460 e 1,1685 in questo lasso di tempo. Prima la BNS aveva definito il cambio EUR/CHF “significativamente sopravvalutato” quando il cambio era nel range tra 1,0460 e 1,0960. A 1,13, il cambio EUR/CHF è nel mezzo di questi due range, dunque non è chiaro quanta apprensione esprimerà la banca centrale, ma senza una forte critica dell’apprezzamento della valuta potrebbero mandare il cambio EUR/CHF a 1,10. Abbiamo già visto alcuni investitori ridurre le proprie posizioni lunghe sul CHF e prevediamo che continueranno a farlo in vista del vertice, riportando il cambio EUR/CHF sopra 1,13. Se la banca centrale elvetica cambierà tono e definirà la valuta “significativamente sopravvalutata”, vedremo una ripresa decisa che potrebbe portare il cambio EUR/CHF a 1,14. Se invece la valutazione del franco resterà invariata, il cambio potrebbe scendere a 1,12.

Il dollaro USA ha chiuso la giornata in calo contro le principali controparti nonostante l’aumento del rendimento dei titoli USA e i dati USA migliori del previsto. Il deficit del conto corrente si è ridotto nel secondo trimestre mentre i nuovi cantieri sono aumentati del 9,2%. I dati hanno fatto passare in secondo piano il calo del 5,7% delle concessioni edilizie. Bisogna ritenere solo la propensione al rischio la ragione per cui il dollaro ha registrato una performance così debole. L’andamento delle borse USA e la ripresa del dollaro australiano ci dicono che nessuno si preoccupa della guerra commerciale. Gli USA hanno imposto dazi su beni cinesi importati per 200 miliardi di dollari, e la Cina ha risposto con tasse su importazioni statunitensi per 60 miliardi di dollari. La reazione della Cina non è un passo nella giusta direzione, ma la Cina ha imposto dazi dal 5% al 10% sulle importazioni USA, contro i livelli tra il 5% ed il 25% proposti inizialmente. Tuttavia, è la prima volta che Pechino non applica gli stessi dazi di Washington in termini di valore in dollari (perché non può). La Banca del Giappone ha rilasciato un annuncio di politica monetaria che dice che l’economia sta crescendo moderatamente nonostante le tensioni commerciali. La decisione di politica monetaria della BoJ di lasciare la politica invariata è stata in linea con le aspettative.

Gli short covering hanno sostenuto il dollaro australiano e neozelandese, facendo loro registrare le migliori performance della giornata tra le valute. I dati della Nuova Zelanda tuttavia continuano a indebolirsi con la fiducia dei consumatori al minimo di 6 anni e si è ampliato il deficit del conto corrente. Tuttavia, il NZD potrebbe salire se i dati di mercoledì notte sul PIL saranno positivi. La spesa dei consumatori e l’attività commerciale sono migliorate nel secondo trimestre, dunque si prevede un report positivo.

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