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Euro ai minimi del 2021 - Ancora ribassi all’orizzonte?

Pubblicato 13.10.2021, 07:49
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Rassegna giornaliera sul mercato forex, 12 ottobre 2021

Analisi realizzata alla chiusura del mercato statunitense a cura di Kathy Lien, Direttrice di FX Strategy per BK Asset Management.

L’euro ha toccato il minimo di quest’anno contro il dollaro USA martedì, dopo una serie di lievi ribassi che dura da cinque settimane. La performance economica e la direzione della politica monetaria sono i due fattori che condizionano maggiormente i flussi delle valute, e nel caso dell’euro entrambi hanno indicato un’ulteriore debolezza. Il cambio EUR/USD si è consolidato sopra l’1,1550 per oltre una settimana per poi scendere, ma anche l’andamento di oggi non è un break chiaro, in quanto il nuovo minimo è solo pochi pip al di sotto del minimo della scorsa settimana. Affinché il cambio EUR/USD scenda sotto il prossimo livello di supporto nell’area dell’1,13, il cambio deve scendere sotto il livello psicologicamente importante di 1,15. 

Dal punto di vista dei fondamentali, ci sono molte ragioni per cui il cambio EUR/USD potrebbe registrare una performance positiva. È stata rilasciata una serie di dati deludenti dalla Germania e dalla zona euro. PMI, ordinativi industriali, produzione industriale e ZEW di oggi hanno deluso le aspettative. Gli investitori temono l’impatto dell’aumento dei costi energetici e dei colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento sulla redditività delle aziende. Dal punto di vista della politica monetaria, la BCE ha ridotto gli acquisti nell’ambito del PEPP, ma gli inviti alla cautela della banca riguardo ad un inasprimento troppo repentino fanno pensare ad un aumento dei tassi per la fine del 2023. In questo ciclo di politica monetaria, la BCE è rimasta indietro ai suoi omologhi. Sebbene abbia tagliato il PEPP prima del tapering della Federal Reserve, la Fed alzerà i tassi di interesse sicuramente prima della BCE. Quindi, non solo sul cambio EUR/USD pesano i dati deboli e la banca centrale cauta, ma gli investitori si aspettano un biglietto verde più elevato in vista dell’annuncio di politica monetaria della Fed, durante il quale ci si aspetta l’avvio della riduzione degli acquisti. L’euro è debole contro il dollaro, ma sta andando peggio contro sterlina, dollaro australiano e dollaro neozelandese. Il cambio EUR/GBPè sceso più del 2% dal massimo di settembre, il cambio EUR/AUD ha perso valore in otto degli ultimi nove giorni di scambi, mentre il cambio EUR/CAD è sceso in 15 degli ultimi 16 giorni di scambi.  I dati sulla produzione industriale della zona euro dovrebbero lasciare il downtrend invariato in quanto il calo nella produzione industriale tedesca indica debolezza.

Il dollaro USA continua a salire contro lo yen giapponese e tocca il massimo di 2 anni e mezzo. Nonostante un calo di quasi il 3% dei rendimenti dei Treasury decennali, la prospettiva di un report sull’inflazione forte ha spinto gli investitori a comprare il biglietto verde contro yen, franco svizzero ed euro. Tra i colli di bottiglia delle catene di approvvigionamento e l’aumento dei prezzi energetici, l’IPC dovrebbe salire a settembre. Dall’inizio dell’anno il petrolio è salito di oltre il 60%. Negli ultimi 12 mesi, i prezzi alla colonnina sono aumentati di un dollaro. Il costo del petrolio da riscaldamento è salito di oltre il 65% e questi rialzi stanno iniziando a incidere sui prezzi di beni e servizi. Prima o poi, tutti questi rialzi peseranno fortemente sui consumatori. I verbali dell’ultimo vertice della Fed sono attesi per domani, e vista la prontezza della banca verso l’annuncio del tapering, le prospettive dovrebbero essere positive.

La sterlina ha chiuso la giornata invariata contro il dollaro nonostante una crescita occupazionale più debole del previsto. Gli utili migliori del previsto ed il tasso di disoccupazione inferiore alle attese hanno lasciato intatte le aspettative verso un aumento dei tassi. Il cambio AUD ha segnato i maggiori rialzi grazie ai dati sulla fiducia delle imprese australiane. Il  dollaro canadese è stato supportato dal petrolio, che è rimasto sopra gli 80 dollari al barile. Attesi i dati sulla fiducia delle aziende in Nuova Zelanda e i dati commerciali cinesi.

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