C’è stato uno scontro impari tra la forte impennata dei titoli legati ai semiconduttori e le condizioni generali del mercato quest’anno. Sfidando i timori di un’impennata dei livelli delle scorte e dello scontro commerciale USA-Cina, i titoli di chip hanno proseguito la loro traiettoria in salita. O almeno fino a poco tempo fa.
L’indice Philadelphia Semiconductor Index, il riferimento del settore, è schizzato del 32% quest’anno, persino mettendo in conto il crollo del 3,8% degli ultimi cinque giorni di scambi. Il rimbalzo è quasi il doppio di quello dell’indice S&P 500 (+16%) nello stesso periodo.
Ma questo periodo di forza, secondo noi, sta per giungere al termine, dato il contesto di prospettive per la domanda ancora deboli per le compagnie che producono chip per computer, cellulari, industria dei videogiochi e centri dati.
Il titolo di Micron Technology Inc (NASDAQ:MU), schizzato di oltre il 60% fino a metà settembre, è crollato del 14% negli ultimi cinque giorni di scambi, dimostrando il senso di nervosismo tra gli investitori.
Ulteriori prove di questa debolezza arrivano dal leader di settore Broadcom, che il mese scorso ha ribadito delle previsioni di domanda invariata per il resto dell’anno fiscale.
“Crediamo che la domanda sia in ripresa ma che continuerà a restare a questi livelli per via dell’attuale clima di incertezza”, ha dichiarato l’amministratore delegato Hock Tan, spegnendo le speranze di vedere una netta ripresa nel secondo trimestre, speranze basate su uno scenario ottimistico che molti tori hanno messo in conto nelle proprie valutazioni, focalizzandosi sul 2020, quando il lancio dei telefoni 5G dovrebbe prendere slancio e spingere le vendite di chip.
Preoccupazioni economiche
L’avvertimento di Broadcom è di particolare importanza per gli investitori in quanto la compagnia con sede a San Jose, California, possiede una delle linee di prodotto più costosa del settore. L’azienda vende componenti ai principali produttori di telefonini al mondo, come Apple Inc (NASDAQ:AAPL). È anche uno dei maggiori fornitori di componenti di reti usati dai grandi operatori di centri dati.
Una forte incertezza per le compagnie di chip deriva dalle prospettive generali per l’economia globale, dal momento che la domanda di chip è strettamente legata alla crescita globale. I recenti dati economici suggeriscono che il rallentamento del settore manifatturiero statunitense sta peggiorando, il che significa che sarà difficile per gli Stati Uniti e per l’economia globale evitare una recessione. Se dovesse verificarsi, l’impennata dei titoli chip si fermerebbe rapidamente.
Le vendite totali di semiconduttori sono crollate di circa il 15% su base annua a luglio, secondo i report degli analisti di settore, che citano i dati della Semiconductor Industry Association. E questo dopo il tonfo del 17% di giugno e quello del 15% di maggio.
David Wong, analista di Nomura Instinet, parlando dei dati di luglio, contesta chi prevede una rapida ripresa della domanda.
“Ci troviamo davanti ad un forte ribasso dei semiconduttori”, ha scritto Wong in una nota ai clienti il mese scorso. Il report “è in linea con le previsioni immutate rilasciate nelle ultime settimane da varie compagnie di chip che consideriamo essere cartine di tornasole per molti mercati finali dei chip”.
Morale della favola
Investire su titoli di chip non ha senso al momento, soprattutto quando le minacce alla loro crescita non si sono ancora del tutto ridotte. Un eventuale sviluppo negativo delle trattative commerciali USA-Cina, altre brutte notizie sul fronte economico cinese ed un possibile rallentamento dell’espansione statunitense sono solo alcuni degli ostacoli che rendono l’evitare i titoli legati ai semiconduttori in generale la scelta più saggia.