Nella lotta contro il Covid-19 sono in prima linea anche le aziende. Lo è di certo Servizi Italia (MI:SERIT), realtà che ha sede a Parma e si occupa di fornire servizi integrati al sistema sanitario: dal lavaggio di biancheria, camici, materassi e cuscini, alla sterilizzazione e noleggio di dispositivi medici e di prodotti tessili. “Confermo che siamo in prima linea”, spiega a Websim Andrea Gozzi, chief operating officer della società, “stiamo registrando incrementi significativi di alcune tipologie di attività, con una richiesta importante in merito alla sanificazione delle divise di operatori, medici e infermieri, oltre al reparto specifico dei materassi”.
Prima dell’emergenza, l’azienda emiliana – leader in Italia e primario operatore in altri sei Paesi a livello globale – aveva chiuso il bilancio 2019 con fatturato consolidato di 262 milioni di euro, un EBITDA di 68 milioni e un utile netto di 9,2 milioni. Mentre l’indebitamento finanziario netto consolidato ammontava a circa 127 milioni di euro al 31 dicembre.
Per l’anno in corso, invece, è ancora da quantificare l’effetto Covid-19. “Nei reparti infettivi il trattamento della biancheria deve seguire protocolli specifici, che, in tale situazione, stanno portando a sensibili incrementi delle dotazioni richieste e dell’attività di sanificazione. Ad esempio, quello riservato alla materasseria sta comportando attività di sanificazione superiore anche di 10 volte rispetto a situazioni standard”. A far da contraltare a questo aumento, c’è la diminuzione di altre attività: “Dall’inizio di tale situazione di emergenza, stiamo registrando un calo della sterilizzazione del materiale chirurgico”, spiega il manager di Servizi Italia. “In questi giorni, infatti, sono diminuite sensibilmente le operazioni chirurgiche e i ricoveri ospedalieri programmati. Riteniamo che tale effetto dipenda dalla volontà di evitare contaminazioni incrociate e di dedicare il personale al trattamento dell’emergenza sanitaria. Inoltre, meno ingressi in degenza ospedaliera comportano una riduzione del consumo della biancheria piana, ovvero tutto ciò che riveste i letti”.
In quanto fornitrice di servizi integrati per gli ospedali, Servizi Italia mette a disposizione anche mascherine e camici monouso. Dopo un mese di marzo particolarmente difficile per quanto riguarda l’approvvigionamento di questi presidi, ora l’azienda emiliana intravede un graduale miglioramento della situazione: “Normalmente la produzione principale di questi prodotti avviene all’estero, in particolare in Cina, nel distretto di Wuhan, che produce la maggior parte del fabbisogno mondiale. Lì la produzione si è interrotta a causa del coronavirus e, insieme all’esplosione della domanda a livello globale, si è verificata una carenza importantissima”. Per far fronte a questa situazione, alcuni Paesi hanno iniziato a riconvertire le proprie produzioni su questi prodotti, ma ci è voluto tempo. La stessa Germania, che in Europa è l’hub per l’approvvigionamento di questi prodotti, ha cominciato a trattenere delle forniture. In Italia, è stato assegnato alla Protezione Civile il controllo e il coordinamento degli approvvigionamenti e della successiva redistribuzione delle forniture.
Con una struttura in Italia di oltre 1.900 dipendenti tra uffici, lavanderie, guardaroba e centrali di sterilizzazione, Servizi Italia - azienda quotata sul segmento Star di Borsa Italiana - ha quindi dovuto riorganizzarsi in pochissimo tempo per fronteggiare l’emergenza. “Pur mantenendo le nostre priorità e obiettivi 2020 connessi al miglioramento dell’efficienza produttiva e del servizio”, continua Gozzi, “questa situazione ci ha dato lo spunto per progettare soluzioni nuove e pacchetti di servizio specifici. In questo senso, abbiamo messo in piedi protocolli produttivi nuovi, che riteniamo particolarmente interessanti”.
Sulla scorta di quanto imparato dalla pandemia, secondo Gozzi, la Pubblica Amministrazione avrà l’occasione per rivedere alcune gestioni interne, approfittando dei consigli di aziende come Servizi Italia: “Possiamo dare un contributo importante”. Una proposta arriva subito: “Maggior ricorso a prodotti tessili riutilizzabili! In questa emergenza il monouso ha complicato molto la situazione: è un prodotto che richiede elevate forniture, con un forte impatto ambientale e la cui produzione è appannaggio del mercato asiatico. Riteniamo importante ricorrere maggiormente all’uso di materiale tessile riutilizzabile, non tanto per mascherine, calzari o tute, ma per quanto riguarda camici, teli e telini. Oltre ad avere una qualità superiore rispetto ai prodotti monouso, i camici e i prodotti in materiale tecnico possono essere riciclati, in un flusso pienamente circolare che genera Pil per l’Italia ed è a impatto ecologico zero”.