Apple crolla: Abbiamo individuato 9 alternative con potenziale del +49%
Il Dollaro Americano e lo Yen Giapponese sono due valute che se paragonate alla maggioranza delle altre monete , vengono considerate da molti come sicure e probabilmente più stabili, tanto da essere considerate (soprattutto lo Yen) come dei beni rifugio che attirano capitali nelle fasi di instabilità e incertezza. Paradossalmente però in questi giorni ci si potrebbe trovare davanti ad un periodo transitorio durante il quale il fattore di incertezza dei mercati potrebbe essere concentrato proprio sullo Yen e Dollaro. Vediamo di capire perché.
Sul fronte giapponese l’elemento di rischio è rappresentato dalle elezioni politiche che si terranno domenica 22 ottobre. A tale proposito i sondaggi darebbero come molto probabile una vittoria della coalizione dell’attuale Presidente Shinzo Abe, che sarebbe in grado di conquistare i 2/3 di parlamento necessari per avere il potere decisionale necessario a portare avanti le attuali politiche.
Se ciò venisse confermato allora non dovremmo aspettarci grandi scossoni sul mercato, in quanto una vittoria cosi netta di Abe garantirebbe massima continuità sia da un punto di vista politico che da un punto di vista monetario. Va però detto che negli ultimi anni il mercato ha imparato a guardare i sondaggi politici con una certa diffidenza, vedi Trump e Brexit, e sarà quindi bene aspettare l’esito elettorale.
Da un punto di vista operativo è quindi certamente poco raccomandabile lasciare posizioni aperte sullo Yen nel corso del week-end, in quanto domenica sera il mercato potrebbe aprire con gap di prezzo potenzialmente molto ampi.
Sul fronte americano l’elemento di rischio, o per meglio dire di incertezza, è attualmente rappresentato dalla nomina del prossimo governatore della Federal Reserve dal quale dipende in gran parte la politica monetaria americana.
Il mandato di Janet Yellen scadrà infatti nel febbraio del 2018 e la sua conferma è cosa tutt'altro che scontata. Trump incontrerà la Yellen nei prossimi giorni ma l’attuale governatrice rappresenta per il momento solamente uno dei 5 candidati.
Il nome che in questi giorni sembrerebbe stare guadagnando parecchio consenso come figura ideale alla guida della Federal Reserve è quello di John Taylor, professore all'Università di Standford. Tale ipotesi risulta essere decisamente interessante in quanto il professor Taylor ha conquistato la popolarità negli anni 90 per l’elaborazione di una formula precisa per la determinazione dei tassi di interesse, nota come Taylor’s rule.
La regola è basata su inflazione e GDP e stabilisce che quando l’inflazione o la crescita sono sopra il loro target di lungo periodo i tassi vanno alzati mentre quando queste scendono sotto i loro obiettivi di lungo termine allora i tassi vanno abbassati, il tutto con una formula matematica precisa che restituisce un tasso di interesse definito.
La cosa molto interessante è che, secondo la Taylor’s rule, attualmente i tassi di interesse americani dovrebbero essere più alti di quelli attuali e quindi è molto probabile che se il professore di Standford salisse a capo della FED ci potrebbe essere un'accelerazione nel ritmo di crescita dei tassi di interesse nel corso del 2018.
Non bisognerà comunque attendere molto per sapere quale sarà stata la decisione di Trump in quanto un portavoce della Casa Bianca ha dichiarato che la cosa verrà resa nota probabilmente entro qualche giorno.
Alessandro Bonetti
Analyst - FxPro









