A marzo, i prezzi della carne suina sono cambiati radicalmente nonostante una domanda moderata, per la scarsa quantità di prodotto disponibile sul mercato a seguito della peste suina africana.
In Cina, questa situazione a portato un aumento dei prezzi tra il 14% e il 24%, secondo i dati del Ministero dell'Agricoltura e secondo alcuni analisti locali, il prezzo continuerà a salire anche nei prossimi mesi.
Nel tentativo di stabilizzare la produzione di suini, il ministero dell'agricoltura ha pubblicato un documento, in cui si auspica che le autorità fiscali introducano misure di aiuto agli allevatori per riprendere la produzione. Sembra che il governo sia preoccupato per le difficoltà di approvvigionamento nei prossimi mesi, considerando che la produzione locale sta subendo una riduzione del 15-20%.
I report pubblicati recentemente secondo cui il virus si sta espandendo in altre nazioni del sudest asiatico, hanno portato ad un grande aumento del valore dei futures al Board of Trade di Chicago, con un picco del 45% nelle ultime quattro settimane.
Anche la guerra commerciale USA/Cina ha forti ripercussioni su questo mercato perché, con una tassa di importazione del 70% sulle carni suine statunitensi, più i costi di trasporto, i margini di profitto sugli acquisti dagli Stati Uniti si sono molto assottigliati.
La produzione globale è prevista in aumento dell'1% nel 2019 a 114,6 milioni di tonnellate. Al momento, le previsioni indicano che la domanda continuerà a crescere nella maggior parte dei paesi e la produzione è prevista in crescita dell'1%, tuttavia, come abbiamo visto, la recente proliferazione della peste suina africana ha avuto un impatto sulle compravendite e sui prezzi, portando ad un rallentamento del tasso di espansione rispetto allo scorso anno.
Per quanto riguarda l'UE, la produzione diminuirà marginalmente e ci sarà un piccolo impatto sui margini a causa dell’aumento dei costi dei mangimi. Le stime sulla situazione globale prevedono che le esportazioni siano in crescita di quasi il 3% rispetto al 2018, trainate dalla domanda globale, con l'Unione Europea che rimarrà il principale esportatore. Il principale mercato di sbocco sarà l’Asia, soprattutto in Cina. Altri paesi, come il Brasile, beneficeranno della situazione in Africa e della guerra sui dazi, con una crescita delle esportazioni verso Cina e Hong Kong, che compenseranno il calo del mercato russo.
Anche le importazioni si rafforzeranno, per esempio in America Latina, dove i prezzi favorevoli porteranno ad un aumento dei consumi di carne di maiale pro-capite. Le importazioni del Messico sono previste in aumento del 5% e quelle della Colombia in crescita del 29%.
Negli Stati Uniti la produzione è prevista in aumento del 5%. Nonostante i prezzi bassi dei mesi precedenti, i produttori hanno fatto importanti investimenti nella capacità produttiva rispetto agli ultimi 2 anni. Grazie alle previsioni di aumento costante della domanda globale, le stime indicano il livello di esportazioni USA a circa +4% nel 2019, dopo una crescita del 6% nel 2018.
Nel breve periodo, con questo picco di volatilità, bisognerà vedere quanto il problema della febbre africana possa spingere i prezzi ancora più in alto. Considerando che siamo già tornati ai picchi degli anni precedenti, è probabile che qualche trader inizi a valutare l’opportunità di aprire posizioni short.