La propensione al rischio ha ottenuto una spinta dopo che l’FBI ha comunicato al Congresso USA di non aver trovato nulla di perseguibile contro la candidata presidenziale Hillary Clinton.
Gli asset rischiosi hanno reagito compiendo un rally generalizzato, a conferma della forte correlazione fra asset finanziari ed esito delle elezioni negli USA.
Tutti gli indici regionali azionari asiatici hanno chiuso in territorio positivo, con il Nikkei a +1,61%, l’Hang Seng a +0,82% e l’indice composito di Shanghai a +0,26%.
L’USD si è apprezzato contro le valute G10 e dei mercati emergenti. In Nuova Zelanda, l’ufficio di statistica ha rivisto inaspettatamente i dati sull’IPC del T3, dallo 0,2% allo 0,3% t/t.
Sembra che a motivare la revisione sia stata l’elaborazione manuale di dati sulle immatricolazioni di auto.
La coppia NZD/USD ha fatto registrare i movimenti più marcati sui mercati valutari, guadagnando inizialmente lo 0,60% sull’onda dell’annuncio dell’FBI, ma rimanendo poi travolta dalla pressione a vendere, cedendo lo 0,80% e calando a 0,7300.
L’Oro è sceso da 1.295 a 1.286 con il miglioramento della propensione al rischio.
In Giappone, dai verbali della riunione di politica monetaria della BoJ emerge che i banchieri consentiranno alle previsioni d’inflazione di stabilizzarsi, ciò lascia prevedere che nel breve termine continuerà l’incertezza sulla direzione degli stimoli monetari futuri.
L’USD/JPY ha compiuto un rally, da 103,13 a 104,58, dopo l’annuncio dell’FBI, seguendo l’ampliamento dello spread fra i rendimenti USA e giapponesi.
I rendimenti dei titoli USA a scadenza breve continuano a essere molto sensibili ai cambiamenti nelle previsioni sull’esito delle elezioni USA.
I rendimenti dei titoli USA a due anni sono scesi allo 0,81%, dopo aver toccato quota 0,83% questa mattina. I prezzi del petrolio sono saliti marginalmente, dopo che in un comunicato l’OPEC ha ribadito che i membri continuano a impegnarsi per un taglio della produzione, come convenuto a settembre.
Noi, però, rimaniamo molto scettici su eventuali accordi sulla produzione e consideriamo l’attuale rally come un’opportunità per ricaricare i corti. Ci sono inoltre segnali di un nuovo aumento della produzione di petrolio da parte dell’Arabia Saudita, necessario per fermare il deficit di bilancio.
Le tensioni politiche fra Cina e Hong Kong si sono intensificate dopo che la Cina ha deciso che due deputati indipendentisti di Hong Kong non potranno diventare membri dell’assemblea.
La decisione fa aumentare le probabilità che riprendano le dimostrazioni pro-indipendenza già viste in estate. Infine, il Dipartimento del Commercio USA dovrebbe dare avvio a un’inchiesta formale sulle acciaierie cinesi che movimentano l’acciaio attraverso il Vietnam per evitare le tasse sulle importazioni USA.
Se l’inchiesta ottenesse l’approvazione definitiva, ciò non sarebbe di buon auspico per le relazioni fra Cina e USA, e genererebbe un rallentamento più ampio del commercio globale.
Nel prossimo futuro, le negoziazioni saranno frenate dalle aspettative sulle elezioni presidenziali USA e dai pochi appuntamenti economici in calendario.
Nonostante il clamore degli organi d’informazione, riteniamo che prevalga la probabilità di una vittoria di Hillary Clinton.
Sulla base di questa previsione, compreremmo azioni USA, vendendo USD/MXN.