Ottimizzare il portafoglio

Pubblicato 15.03.2015, 13:02


Dopo aver individuato gli obiettivi dell’investimento, ovvero tempo e rendimento, andiamo a vedere come poter ottimizzare il proprio portafoglio nella maniera più adeguata.Cos’è un portafoglio
Prima di dilungarci su tutte le opportunità che possiamo sfruttare per ottimizzare il nostro portafoglio, andiamo a vedere cos’è un portafoglio. La definizione di «portafoglio» corrisponde infatti a un insieme di attività finanziarie, che appartengono a persone fisiche o giuridiche, che seguono un investimento.Cosa significa portafoglio ottimizzato
Un portafoglio si definisce «ottimizzato» qualora, a parità di rischio, sia possibile ottenere un maggiore rendimento, oppure, a parità di rendimento, sia possibile correre un rischio minore.
Alla base dell’ottimizzazione di un investimento, l’investitore, in base al suo profilo (maggiore propensione al rischio o maggiore prudenza), sarà chiamato a scegliere la propria posizione da mantenere su quella che viene definita «frontiera dei portafogli» o «frontiera efficiente», ovvero il rapporto fra il ritorno atteso e il rischio d’investimento, tenendo conto di quei particolari profili di rendimento e rischio.L’importanza del fattore temporale.
Per ottimizzare il proprio portafoglio sarà necessario stabilire l’orizzonte temporale, attraverso il quale si potrà gestire in maniera efficace e consapevole del proprio capitale. Si considererà facilmente che più lungo sarà il tempo a disposizione dell’investitore, più il mercato favorirà la crescita.
Facendo un esempio pratico, se avessimo investito a breve termine una piccola quota prima dello scandalo Lehman Brothers, avremo perso immediatamente gran parte dell’investimento: qualora invece avessimo deciso di mantenere il capitale investito più a lungo, avremmo potuto disporre di una discreta crescita.
Seguendo questo piccolo esempio, dunque, possiamo comprendere quanto sia importante stabilire inizialmente un orizzonte temporale senza farsi influenzare dagli eventi del mercato, anche perché un periodo più ampio include il reale potenziale di crescita, visto che l’andamento reale dei mercati si può ponderare bene a lungo termine.Un concetto importante: la diversificazione
Uno tra i concetti più importanti da imparare per ottimizzare il proprio portafoglio riguarda la diversificazione. Quello che può comportare un portafoglio diversificato, infatti, corrisponde a una riduzione dei rischi, a una maggiore stabilità e a un maggiore incremento delle opportunità di rendimento.
Facendo un esempio pratico, qualora scommettessimo sulla vittoria di una squadra di calcio nel campionato italiano, avremmo qualche probabilità di vincere, ma poca certezza. Se invece scommettessimo anche sulle squadre vincitrici del campionato inglese, francese, tedesco e spagnolo, avremmo più possibilità di vincere.
Anche se potremmo perdere tutte e 5 le scommesse, il rischio di perdita è minore, l’investimento è maggiore e potremmo godere di maggiori opportunità di rendimento, e inoltre va considerato che l’investimento di cui stiamo parlando in questo capitolo è molto più semplice, pratico e più di sicuro rendimento rispetto alle scommesse prese sopra ad esempio.
La diversificazione di un portafoglio può avvenire investendo in titoli di più società oppure ripartendo l’investimento su un numero maggiore di mercati. Fondi di investimento: gestione attiva o passiva?
Abbiamo visto che diversificare sui fondi di investimento può dunque risultare un’importante opportunità per ottimizzare il proprio portafoglio, ma a questo punto sovviene una domanda: è meglio affidarsi a una gestione attiva o a una gestione passiva.
Innanzitutto, cosa si intende per «gestione passiva» e per «gestione attiva»?
- Gestione passiva: consiste in una strategia di investimento tramite la quale il gestore di un portafoglio minimizza le proprie decisioni di portafoglio allo scopo di minimizzare i costi di transazione e l’imposizione fiscale sui guadagni in conto capitale;
- Gestione attiva: qui il gestore del portafoglio è chiamato a modificare la composizione del proprio portafoglio in base ai mutamenti del mercato o alle proprie previsioni.
Diventa così naturale che la gestione attiva risulta più rischiosa della gestione passiva, ma risulterà maggiormente in grado di ottimizzare il rendimento di un portafoglio attraverso un’attenzione costante del mercato. Per quanto riguarda la gestione attiva, inoltre, sarà possibile dunque affidarsi anche a un professionista, ma sia chiaro: il rapporto con tale esperto dovrà essere basato sulla totale correttezza e, soprattutto, fiducia, perché il rischio di restare insoddisfatti resta alto.
Il rischio dell’investimento, a tal proposito, è sempre dietro l’angolo: per approfondire questo argomento nel prossimo capitolo andremo ad analizzare proprio quali sono e come individuare i rischi di un investimento.

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