Perché l’oro continuerà a schizzare tra tassi bassi e domanda delle banche centrali

Pubblicato 26.03.2024, 09:58
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L’oro ha visto un ritorno di fiamma la scorsa settimana, schizzando a nuovi massimi storici sopra i 2.200 dollari l’oncia. Il rally, che ha aggiunto circa il 10% al valore dell’oro da metà febbraio, ha preso alla sprovvista molti osservatori dei mercati. Ma, per quelli di noi che restano fedeli al metallo giallo negli alti e bassi, l’azione di prezzo è il risultato di numerose potenti forze che si sono allineate a favore dei lingotti.

Alla base della ripresa dell’oro c’è il segnale della Federal Reserve che potrebbe essere pronta a gettare la spugna. Il Presidente della Fed Jerome Powell ha espresso chiaramente che la banca si prepara a tagliare i tassi ben tre volte nel 2024, alimentando le speranze che la politica monetaria inasprita degli ultimi 18 mesi è vicina alla fine.

Con i tagli dei tassi all’orizzonte, i rendimenti reali si sono raffreddati, aumentando l’attrattiva dell’oro, che non ha interessi.

Gold Vs. Inflation-Adjusted 10-Year Yield

I trader ci hanno messo poco a valutare la posizione dovish della Fed. I mercati dei future ora vedono una probabilità del 72% di un taglio dei tassi già a giugno, in salita dal 66% prima della riunione della Fed. In questo contesto, l’impennata dell’oro, secondo me, è un’azione di prezzo da manuale.

L’insaziabile appetito delle banche centrali per l’oro alimenta il rally

Ma c’è altro, a parte i tassi più bassi e il dollaro USA più debole. Come molti di voi sapranno, la domanda di oro da parte delle banche centrali è un potente fattore, con sempre più paesi in via di sviluppo che si uniscono al movimento della de-dollarizzazione in risposta alle sanzioni dell’Occidente contro la Russia.

La Cina è in testa: aggiunge grandi quantità di oro alle sue riserve da 16 mesi di fila. Gli acquisti totali delle banche centrali hanno raggiunto massimi record nel 2022 e non mostrano segni di rallentamento, contribuendo a controbilanciare la pressione alle vendite causata dagli ETF basati sull’oro.

Gold: Central Bank Net Purchases/ETF Holdings

L’impennata dei prezzi dell’oro offusca la domanda di gioielli

I prezzi dell’oro più alti hanno implicazioni significative per il mercato dei beni di lusso, dove il metallo prezioso rappresenta un costo di produzione chiave per i gioielli e gli orologi. In particolare, l’impennata del 14% dei prezzi dell’oro dall’autunno scorso sembra pesare sulla domanda.

In Cina, il maggiore acquirente al mondo di gioielli d’oro, le vendite al dettaglio nella categoria del lusso sono salite di appena il 5% su base annua nei primi 2 mesi del 2024, nonostante il boom della riapertura, secondo Bloomberg Intelligence. Potrebbe essere preoccupante per i conglomerati del lusso come Richemont (OTC:CFRUY) e LVMH Moet Hennessy Louis Vuitton (OTC:LVMUY), che contavano su una forte ripresa cinese per far salire le vendite.

La pressione è particolarmente intensa per distributori come Chow Tai Fook, la seconda gioielleria più grande del mondo dopo la Cartier di proprietà di Richemont. Nel suo ultimo report trimestrale, Chow Tai Fook ha dichiarato che le vendite di gioielli non in oro nei suoi punti vendita nella Cina continentale sono scese del 2% rispetto all’anno scorso per via del “sentiment debole”, scrivono Catherine Lim e Trini Tan di Bloomberg Intelligence. Con l’oro scambiato vicino ai massimi di 30 anni in termini di yuan, le prospettive per la domanda di gioielli in Cina sembrano complicate, a meno che i prezzi non si moderino.

I cinesi benestanti tornano a spendere all’estero, spazio di miglioramento

Il quadro non è del tutto cupo per i marchi di lusso. Per quanto la propensione per i monili in oro possa essere ridotta al momento a causa degli alti prezzi del metallo, nel complesso le spese per il lusso da parte dei consumatori cinesi si sono riprese fortemente nel 2023, con il Paese uscito dai lockdown per il Covid. Secondo Bain & Company, gli acquisti di prodotti di lusso cinesi nella Cina continentale si sono ripresi a circa il 70% dei livelli pre-pandemici l’anno scorso e anche le spese da turismo in Europa e Asia hanno visto una ripresa.

Chinese Shoppers

Guardando al futuro, Bain prevede una crescita a cifra singola media per il mercato del lusso cinese nel 2024, supportata dai fondamentali ancora robusti per i consumi di fascia alta. Molto dipenderà da come si evolveranno questioni come la crisi del settore immobiliare cinese e la fiducia dei consumatori nei prossimi mesi.

A prescindere dalla volatilità a breve termine, la classe media cinese sempre più abbiente continuerà a trainare la domanda per beni e servizi di lusso.

Per gli investitori, credo che la formula sia chiara: Pensare di allocare il 10% del portafoglio all’oro fisico e a titoli di minatori di oro di alta qualità. Gli stessi fondamentali che hanno riacceso l’attuale bull market dell’oro (tassi reali più bassi, acquisti delle banche centrali, appeal come bene rifugio) potrebbero restare validi nei prossimi mesi e anni.

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