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Petrolio in calo: l’Opec+ preoccupata tasta il polso della Cina

Pubblicato 29.05.2024, 15:13
CL
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Il 2 giugno il summit dei Paesi produttori deciderà probabilmente di confermare i limiti attuali alla produzione.  Nel gigante asiatico la crisi dell’edilizia si fa sentire sui consumi petroliferi, che ad aprile sono scesi per la prima volta dal 2022

Pechino riduce gli acquisti di greggio da Russia e Arabia Saudita

Il prossimo weekend l'Opec+ tornerà a fare il punto sulla situazione del mercato petrolifero globale, dove le principali preoccupazioni continuano a riguardare l’asfittica ripresa economica in Cina. Le notizie in arrivo da Pechino dicono che le raffinerie cinesi stanno riducendo i tassi di lavorazione a causa della flessione dell’attività industriale e del crollo dell'edilizia residenziale. Il gigante asiatico sta riducendo gli acquisti di greggio dall'Arabia Saudita e dalla Russia, i due Paesi che guidano la coalizione dei produttori Opec+.
Un anno fa l’organizzazione ha deciso di ridurre la produzione di petrolio di 2 milioni di barili al giorno  per sostenere i prezzi. Oggi gli esperti prevedono che nella riunione online del 2 giugno i rappresentanti dei Paesi produttori di petrolio confermeranno il taglio anche per la seconda metà del 2024

In sei settimane le quotazioni del barile sono scese di 10 dollari


Bloomberg ricorda che i prezzi  del greggio sono scesi di quasi 10 dollari al barile nelle ultime sei settimane, mentre il peggioramento delle prospettive della Cina aggiunge pressione al ribasso a un mercato globale inondato da abbondanti forniture dagli Stati Uniti e da altri Paesi.


Se da un lato il calo offre sollievo ai consumatori e alle banche centrali alle prese con un'inflazione persistente, dall'altro minaccia le entrate dei sauditi e dei loro partner dell’Opec+.  Secondo le stime del Fondo monetario, Riyadh ha bisogno di prezzi vicini ai 100 dollari al barile per finanziare gli ambiziosi piani del principe ereditario Mohammed bin Salman.

Rallentano le raffinerie cinesi


Per questi motivi la Cina, al secondo posto nella classifica globale dei Paesi consumatori di idrocarburi con una quota del 15% (dietro agli Stati Uniti con il 20%), sarà l’osservato speciale nella riunione di domenica. Nel gigante asiatico l'indice dei prezzi alla produzione - un indicatore dello stato di salute dell’industria - è rimasto negativo per 19 mesi. Un crollo di 11 mesi consecutivi delle vendite di case ha frenato il consumo di materie plastiche e indebolito i margini dei prodotti petrolchimici.
Bloomberg riferisce che ad aprile il consumo apparente cinese di prodotti petroliferi è diminuito su base annua per la prima volta dal dicembre 2022. Di conseguenza, le raffinerie stanno riducendo le operazioni.
L’attività di raffinazione è scesa a 14,36 milioni di barili al giorno in aprile, il ritmo più lento da dicembre e il 4% in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.  Le piccole raffinerie cinesi concentrate nella provincia di Shandong hanno ridotto l’attività a circa il 55% della capacità operativa, rispetto al 62% di un anno fa.

Secondo la società di consulenza Energy Aspects,  quest'anno la produzione delle raffinerie cinesi aumenterà di meno di 100.000 barili al giorno, l'incremento più debole da almeno due decenni. Nel frattempo il numero di superpetroliere dirette in Cina è sceso al minimo delle ultime sette settimane, secondo gli ultimi dati di monitoraggio compilati da Bloomberg. 
Tuttavia, l'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) sostiene che il consumo di petrolio cinese è destinato ad aumentare di 510.000 barili al giorno quest'anno - pari a circa la metà dell’aumento totale globale - fino a raggiungere i 17 milioni di barili al giorno e ad espandersi ulteriormente nel 2025.

Cresce la concorrenza delle esportazioni Usa


Per i produttori di petrolio e per gli investitori che puntano sul rialzo del greggio la pausa della Cina è preoccupante ed emblematica di un mercato globale che rischia di trovarsi con un eccesso di offerta.
Nella riunione di domenica prossima i Paesi dell’Opec+ dovranno anche fare i conti con la concorrenza delle esportazioni Usa. Negli Stati Uniti  le scorte di greggio presso l'hub di stoccaggio di Cushing, in Oklahoma, sono ai livelli più alti da luglio dell’anno scorso. All’interno del Paese la domanda di benzina, pur essendo destinata ad aumentare nella stagione estiva con gli americani che si mettono al volante per le vacanze (driving season), rimane al di sotto dello stesso periodo dell'anno scorso.

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