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Torna la paura sui mercati?

Pubblicato 15.04.2024, 08:47
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Una pace cattiva è meglio di una guerra buona” (proverbio ebraico)

Torna la paura sui mercati? La settimana si apre con il riaccendersi dell’escalation militare in Medio Oriente che alimenta i timori di una prima importante correzione da parte degli indici mondiali che hanno iniziato male il secondo trimestre dell’anno, dopo avere ritoccato più volte i massimi storici nel mese di marzo. Un primo assaggio di quello che potrebbe accadere oggi arriva dal bitcoin: crollato di oltre il 5% e vicino alla soglia di $60mila. Si consolida quindi la prospettiva di tassi di interesse più alti più a lungo che ha riacceso la volatilità nel corso dell’ultima settimana: +7%, nuovamente a ridosso della soglia di 20 punti. Sempre in range ma comunque un segnale di debolezza per il mercato azionario. Di riflesso si sono mossi soprattutto gli indici delle small cap ovvero quelli più legati all’economia reale che soffrono con il perdurare di tassi di interesse su livelli elevati. Ma il grande spauracchio è il ritorno dell’inflazione che rinvia l’atteso taglio del costo del denaro da parte della Fed mentre la recessione, almeno in Europa si fa sempre più concreta. Tra le poche note positive l’alleggerimento della pressione del prezzo del petrolio che resta lontano dalla soglia di allarme di $90 nonostante i venti di guerra. Dopo le riunioni delle banche centrali il calendario macro di questa settimana è meno ricco di spunti. Tra questi; oggi alle 14:30 le vendite al dettaglio in Usa a marzo, martedì alle 10:00 l’inflazione in Italia, e in serata un discorso di Jerome Powell, mercoledì alle 11:00 l’inflazione nella zona euro.

Lo scoperto torna sotto i riflettori

A sorpresa nel mese di aprile l’orso sembra essersi risvegliato dal letargo iniziato nell’ottobre 2023. Le aspettative di sei manovre finanziarie correttive di politica monetaria nel corso dell’anno si sono affievolite sino a svanire quasi del tutto, e c’è chi inizia a ipotizzare addirittura un aumento dei tassi. Un contesto che riaccende l’appetito degli speculatori al ribasso, ovvero coloro che utilizzano le tecniche di vendita allo scoperto. Secondo i più recenti dati Consob sulle posizioni nette corte rispetto all’ultimo mercato Orso, dove ad essere venduti erano soprattutto i titoli bancari, nel nuovo contesto, la speculazione batte sulle società del comparto industriale, o dei servizi ad esso legati. Questo perché, almeno in Europa, inizia a farsi sentire la recessione, che nella fase iniziale, colpisce soprattutto le società esposte all’economia reale. Eurogroup Lamination, Fincantieri (BIT:FCT) e le Industrie De Nora sono i titoli più veduti alla scoperto, mentre l’unica banca ancora nel mirino della speculazione ribassista è Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS). Si allenta invece la pressione sui titoli dell’energia, ed in particolare Saipem (BIT:SPMI), che in passato ha avuto numerose posizioni corte “attive”, arrivate oltre il 10% del flottante, che invece nel corso degli ultimi 2 mesi si sono praticamente dimezzate. Tra i titoli finanziari ancora oggetto di vendite allo scoperto Azimut (BIT:AZMT) Holding, colosso del risparmio gestito, che vede posizioni nette corte superiori all’1% del capitale.

La culla fa bene alla Borsa

Secondo l’Istat il 2008 è stato l’ultimo anno in cui in Italia il numero delle nascite ha superato i decessi. Il numero medio di figli per donna scende da 1,24 nel 2022 a 1,20 nel 2023. Molto vicino al minimo storico di 1,19 figli nel lontano 1995. Sta venendo meno quindi anche l’impatto dell’immigrazione, i tassi di natalità della popolazione straniera sta infatti progressivamente convergendo verso quelli degli italiani. Ma la cosa più eclatante è che anche la Cina è entrata nella lunga lista di Paesi che registrano più decessi che nascite. Il trend demografico potrebbe avere ripercussioni negative sull'economia globale. Secondo un’analisi dell’Economista Jared Franz di Capital Group, la demografia influenza gli acquisti e il potenziale di guadagno delle aziende, contribuisce a definire la politica monetaria e, in ultima analisi, il benessere di ogni generazione successiva. Non c’è quindi solamente il cambiamento climatico a mettere a rischio la crescita ma anche la demografia. Le conseguenze sono ingenti per la spesa pubblica e anche per settori come beni di consumo, assistenza sanitaria e edilizia abitativa. L’analisi di Capital Group osserva che si sta verificando una collisione involontaria di due forze: demografia e Intelligenza Artificiale. Questi due megatrend dirompenti cambieranno il futuro del lavoro in settori come l'assistenza sanitaria, la produzione, il commercio e altri. L’esperto di Capital Group conclude sostenendo che l'IA potrebbe inaugurare una nuova era di aumento della produttività, per cui forse non sarà necessario avere una grande popolazione per crescere come avvenuto nel passato.

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