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Brexit, opinioni & disillusioni

Pubblicato 30.06.2016, 13:47
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Come nasce il tutto?

Cameron da tempo batteva i pugni sul tavolo di Bruxelles per avere maggiore peso politico e potere decisionale su alcune materie quali: i benefit (ogni tipo di sussidio) ai cittadini europei disoccupati, le nuove regole per gestire flussi migratori in continuo aumento, la sanità pubblica e varie altre, minori.

Purtroppo, non riuscendo ad ottenere attraverso una serie di interventi diplomatici quello che desiderava, decise di usare l’arma del referendum come ricatto contro Bruxelles.

Una volta indetto il referendum l’Europa ha ceduto e firmato un documento vincolante con il quale si è impegnata a modificare il trattato e ridiscutere in parlamento le altre richieste (http://www.bbc.co.uk/news/uk-politics-eu-referendum-35622105 troverete qui tutte le informazioni).

Ma ecco cosa è poi successo, durante la campagna referendaria.

Gli "out" hanno fondato la loro campagna su 3 punti essenziali:
1) I pesanti costi della sanità e del welfare, dovuti all'elevato flusso migratorio di cittadini europei da assistere.
2) L’abbassamento dei salari innescato dalla massiccia immigrazione di stranieri disposti ad accettare salari inferiori.
3) Gli elevati finanziamenti dovuti all'UE per il mantenimento delle strutture politiche della stessa, finanziamenti che potrebbero essere dirottati sulla' sanità pubblica, per renderla più efficiente.
La compagine a favore dell’uscita della Gran Bretagna dalla UE è principalmente composta da persone tra 45 e i 70 anni, residenti nelle regioni dell'Inghilterra e del Galles con la minore percentuale di immigrati e con il più elevato numero di dipendenti pubblici. (http://www.independent.co.uk/news/uk/politics/eu-referendum-result-7-graphs-that-explain-how-brexit-won-eu-explained-a7101676.html (troverete qui tutte le statistiche)

Gli "in" basavano, invece, le loro ragioni a sostegno della permanenza nella UE, sui seguenti punti:
1) Le più grandi multinazionali hanno portato I loro Quartier generali europei in Gran Bretagna utilizzandoli come la principale porta d’entrata sui mercati europei, portando lavoro e benessere.
2) Il "single Market" ha dato sbocco commerciale ad aziende che altrimenti sarebbero delle vere e proprie botteghe e fatto nascere e crescere i servizi, veicolando capitali enormi (ritornerò su questo punto).
3) Il timore che ritrattare ogni accordo commerciale bilaterale con UE, potrebbe richiedere anni a tutto sfavore della Gran Bretagna, che negozierebbe da una posizione svantaggiata.
Cameron ha anche provato, durante un programma televisivo, chiamato “BBC Debate”, ad affrontare un colto pubblico di euroscettici, ma la sua scarsa leadership ed una inefficace comunicativa, hanno reso la sua posizione politica ancora più debole di quanto già non fosse. Non è riuscito a comunicare in modo chiaro, quale sarebbe stato il vero vantaggio, per la Gran Bretagna, nel restare in Europa.

Di realtà storica, si tratta, quando si afferma che la Gran Bretagna, a differenza di altri paesi Europei, ha tratto enormi vantaggi, nel corso dei decenni trascorsi dalla firma del primo trattato, che ne segnava, nel 1973, l’ingresso nella CEE.
Di sicuro, durante la campagna referendaria, qualche piccola bugia è stata anche raccontata ad arte da parte dei conservatori come Boris Johnson, che ha tirato in ballo il possibile ingresso della Turchia nell’UE con le relative inevitabili conseguenze sull’immigrazione (non vero); o il dirottamento della royalty pagata alla UE, verso la sanità pubblica, inoltre è stato pubblicamente negato da Farage, il black Friday.

Cosa cambierà?

Nessuno lo sa di preciso.

Vale la pena di precisare che il referendum era consultivo e pertanto non farà scattare nessun automatismo che porterà Il Regno Unito fuori dell’Europa.

Il voto popolare ha generato esclusivamente un vincolo ed una responsabilità politica di fronte all’elettorato d’oltre manica.

Il prossimo primo ministro che succederà al dimissionario Cameron, dovrà presentarsi al parlamento europeo di Bruxelles e chiedere di applicare l’art 50 del trattato di Lisbona, che definisce le regole e avvia i necessari negoziati, che entro due anni dalla richiesta britannica, regoleranno e scandiranno la fuoriuscita dalla UE.

Diamo ora però un’occhiata alle prime reazioni politiche, sociali, economiche e finanziarie che tutti I residenti nel regno Unito (me compreso) stanno vivendo in questo momento.

La Politica: Il partito laburista è ridotto ai minimi termini con 10 membri che se ne sono andati via, altri cacciati e frettolosamente rimpiazzati e c’è un accordo comune interno al partito per cercare un nuovo Leader perché’ Corbyn, nonostante le sue note doti di umanità ed integrità morale, non è ritenuto possedere le sufficienti doti di leadership per condurre il partito attraverso un passaggio tanto importante e difficile.

Boris Johnson si propone come primo ministro al posto di Cameron ma durante una recente trasmissione televisiva si è mostrato davvero dubbioso di voler personalmente condurre la nazione verso quello che molti definiscono un viaggio verso la auto-distruzione che segnerebbe la fine del partito conservatore (vincente in questa campagna).

La Scozia e l’Irlanda del nord non appoggeranno di certo Westminster e voteranno per rimanere nell’UE e porranno il veto alla Brexit (i regolamenti lo consentono loro) ed in caso venga invocato L’art 50 da parte della Gran Bretagna presso la UE, la scozia indirà senza dubbio un altro referendum per l’indipendenza.

Durante la campagna referendaria un’esponente del partito laburista (J.Cox) viene barbaramente uccisa e molti additano questo come un omicidio di Stato per supportare la campagna “Remain”.

Adesso che la Brexit ha vinto cosa ci si deve aspettare per convincere I governi a non considerare il referendum?

Non lo voglio sapere, ma io, da straniero residente a Londra, a causa dell’atmosfera xenofoba e razzista che è, in questo momento, dilagante, non prendo più la metro per sicurezza: mi trovo a disagio e mi sento circondato dall’insofferenza verso gli immigrati che sta prendendo sempre più piede, all’interno della società inglese.

I risvolti sociali: in poche parole, una Xenofobia diffusa, stratificata verticalmente nella società inglese ed in evidente espansione. Diversi video, interviste e tweet vengono diffusi attraverso social media che mostrano alcuni gruppi di persone, a maggioranza inglese, incoraggiati dal risultato referendario, sfilare nei piccoli centri del “country side” intonando cori razzisti contro i musulmani, di fronte alle moschee. Ai polacchi viene addirittura chiesto a mo di sfottò, quando verranno deportati e così via.

Sono Italiano, sono venuto a Londra con la convinzione di trasferirmi nell’ambiente e nella Società più progressista d’Europa, dove le condizioni di multi culturalità integrata fossero assodate e addirittura dirimenti per il successo della società stessa.

Ero profondamente convinto che mi sarei trovato a lavorare nel migliore ambiente possibile, fecondo di opportunità professionali, aperto in modo autentico alla presenza di componenti provenienti da ogni parte del mondo, ambito per poter vivere una esperienza stimolante sia professionalmente che umanamente e invece….dopo la Brexit viene sempre più da chiedersi: chi ha votato così, cosa fa nella vita, perché ha votato così? E dove erano prima?

Insomma mi viene il legittimo e forte dubbio che tutte le mie precedenti convinzioni su questa terra e questo popolo fossero emerite fesserie.

In concreto l’apparenza ben celava una realtà assai diversa negli animi del 52% dei britannici: è stata per gli immigrati in questo Paese, una vera e propria inaspettata batosta che porta alla ribalta aspetti della società autoctona del tutto sconosciuti ed insospettati, prima di questo evento.

E di colpo ci sentiamo tutti “stranieri” e “mal sopportati” nella patria della convivente multi etnia e della multi culturalità, tutto si è “girato” di 360 gradi nel giro di breve tempo.

Sento che In Italia alcuni asseriscono che gli inglesi “hanno avuto le palle”, ebbene suggerirei a costoro di soppesare di più le parole e di cercare di capire meglio chi è, fra i britannici, che ha così votato, che tipo di persona è e quali sono i principi che la ispirano; forse in molti cambierebbero idea o parere.

Le ragioni economiche: Molte imprese rivedranno la loro posizione e fermeranno investimenti sino a quando non si ottiene chiarezza sul da farsi per il futuro. Morgan Stanley (NYSE:MS) ha minacciato di spostare 3000 impiegati su Francoforte, che, a questo punto, potrebbe diventare la prima piazza finanziaria europea e seconda mondiale; in pratica, acquisendo di sana piante, il ruolo che è attualmente ricoperto da Londra, proprio grazie ai vantaggi che le erano, tanto generosamente, stati concessi proprio dalla UE.

Le ragioni finanziarie: La sterlina prosegue nella sua caduta libera nonostante I fondamentali non siano cambiati, a parte il downgrade ad opera di S&P. La domanda ora è: sono ancora credibili i giudizi di rating emessi da S&P dopo la crisi sub prime del 2008?

Vi ricordo che proprio in quel periodo, per evitare che i maggiori clienti si affidassero ai giudizi di Moody’s, S&P attribuiva tripla A ai cosiddetti synthetic CDO cioe’ CDO di CDO o, meglio, CDO al quadrato (vedi schema di Ponzi), il cui sottostante valeva, nella realtà, meno di una tripla B.

La sterlina scambia attualmente contro le altre principali valute mondiali, abbondantemente al di sotto del suo “fair Value”; ma dato che la maggior parte dei lettori è qui composta da trader, ben capisco come opportunità del genere, siano certamente benvenute per l’operatività.

Rebound sui cambi a base GBP? Se lo aspettano tutti ma attenzione a cogliere I segnali operativi corretti prima di investire con ingenti somme di denaro.

Ringrazio tutti coloro che hanno avuto la costanza di leggermi sino in fondo, vorrei solo invitare chi non vive qui ad essere più cauto con le previsioni; gli italiani sono improvvisamente diventati tutti politici, economisti, finanzieri ed esperti di affari internazionali e visto da qua, il fenomeno è poco piacevole da osservare.

Capisco che per chi vive lontano da qui, in Italia, la posizione e le considerazioni siano obiettivamente diverse e tutto sommato anche comprensibili, ma qui siamo in Gran Bretagna ed è tutta un’altra storia.

La semplice verità è che nessuno sa cosa succederà nel futuro e inneggiare alla Brexit o deprecarla, è parimenti aleatorio.

Potrebbe anche non succedere niente e il parlamento inglese non ricorrere all’art 50.

Potrebbe svanire tutto nel nulla e si potrebbe persino ritornare a fare Il brunch, la domenica, come se nulla fosse successo…si potrebbe.

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