Utili di Nvidia e Broadcom: TD Cowen vede domande senza risposta
L’unica cosa che possiamo dire è …finalmente.
Dopo quella che, in via ufficiosa, è stata la campagna elettorale presidenziale più lunga degli USA, ora i seggi sono aperti.
I mercati prevedono l’ascesa alla Casa Bianca di Clinton e la propensione al rischio è salita in modo generalizzato. Secondo lo strumento analitico predittivo online di Swissquote, ora Clinton è al 46,7% e Trump al 44,5%, un margine leggermente più ampio rispetto a lunedì.
Stando alle previsioni di Nate Silvers su FiveThirtyEight, Clinton ha una probabilità di vincere pari al 71%.
Poiché Clinton può già contare su 266 grandi elettori, avrà bisogno solo di quattro voti dagli stati a favore o dai cosiddetti stati “campi di battaglia” per diventare la prima donna presidente americana.
Anche se la vittoria di Clinton è già ampiamente scontata, ci aspettiamo comunque un rally di sollievo sul mercato.
Dovremmo assistere a un ulteriore miglioramento dei mercati azionari globali, delle valute dei mercati emergenti (nello specifico MXN, KRW e CNY) e a vendite di Oro, JPY e CHF.
Tuttavia, invitiamo gli operatori a non fermarsi alla narrativa “normale”.
Dubitiamo che sarà un evento lineare, con lo scrutinio dei voti, i discorsi in cui si riconosce la sconfitta e l’insediamento.
Questo non è un voto come quello sulla Brexit, ma un test di analisi dinamica.
Nel passato, si poteva dichiarare il vincitore giù alle 04:00 del mattino, nel passato recente bisogna aspettare giorni.
Perché si possa proclamare un vincitore, gran parte degli stati combattuti nella Costa Orientale (soprattutto Florida, Pennsylvania e Ohio) devono andare a Clinton con un ampio margine.
In questo caso, gli organi di stampa proclameranno il vincitore e il perdente dovrà definire un Piano B (crediamo che Trump abbia già ampliato il suo team di avvocati e che sia pronto a combattere).
Anche se Clinton vincesse con ampio margine stati combattuti chiave, è improbabile che Trump riconosca la sconfitta, quindi prevediamo ulteriore volatilità nei prossimi giorni.
Continuiamo a vedere domanda nelle opzioni sui rischi di coda, ciò significa che gli operatori si spingono ben oltre i prezzi di acquisto.
Il dilemma della BNS
Come molti altri banchieri internazionali, anche la BNS ha tirato un respiro di sollievo al calo delle probabilità di una Presidenza Trump.
Andrea Maechler, membro del consiglio della BNS, ha dichiarato che la banca centrale è pronta a intervenire sul mercato dei cambi per far indebolire il CHF.
Il franco è sempre più correlato ai sondaggi su Trump, una sua vittoria innescherebbe probabilmente un’ulteriore richiesta di beni rifugio.
La scorsa settimana, quando c’è stato il crollo di Clinton nei sondaggi nazionali, l’USD/CHF è sceso ai minimi da giugno.
La riserva valutaria svizzera indica che la BNS è intervenuta a intermittenza per frenare il ritmo dell’apprezzamento del franco, anche se recentemente gli interventi sembrano essere diminuiti. I dati sui prezzi al consumo di questa settimana mostrano che le pressioni inflazionistiche rimangono deboli, in calo del -0,2%a/a ottobre (dopo un settembre altrettanto debole).
Il caro franco continua a importare deflazione, rendendo inutili gli sforzi della BNS per raggiungere il suo obiettivo.
L’insieme di strumenti utilizzati, come i tassi d’interesse negativi e gli interventi sul forex, non si sono rivelati molto efficaci.
Poiché gli effetti negativi di lungo termine su risparmiatori, banche e compagnie assicurative peseranno sulle decisioni, non è chiaro per quanto tempo la BNS potrà mantenere l’attuale politica monetaria. Rimaniamo costruttivi sul CHF nel medio e lungo termine (previste vendite nel breve termine in caso di vittoria di Clinton).









