Il recente ultimatum commerciale di Donald Trump alla Cina potrebbe scatenare la fuga degli investitori da importanti mercati delle materie prime questa settimana, tra i segnali tecnici deboli e i report potenzialmente ribassisti dell’OPEC e di altre agenzie energetiche globali che potrebbero spingere il greggio USA verso i 65 dollari al barile.
Sempre più investitori probabilmente cercheranno rifugio nel dollaro e la valuta dovrebbe quindi salire a scapito dell’oro, riducendo ulteriormente l’appeal dei lingotti come investimento rifugio.
Tra le materie prime industriali, anche rame e cotone potrebbero andare sotto pressione a causa degli effetti del dollaro forte e dell’avvertimento lanciato da Trump alla Cina.
E ciò potrebbe spingere gli investitori long delle materie prime a cercare guadagni su determinati mercati che di recente hanno visto delle impennate, come frumento e cacao.
Sul calendario economico, gli investitori seguiranno da vicino le decisioni sui tassi della Banca d’Inghilterra e della Banca Centrale Europea giovedì e i dati sulle vendite al dettaglio USA di agosto venerdì.
Si inasprisce lo scontro commerciale tra USA e Cina
Venerdì Trump ha avvertito che quasi 500 miliardi di dollari di altri prodotti cinesi potrebbero finire nel mirino dei dazi USA molto presto, riducendo le probabilità di Pechino di sfuggire allo scontro commerciale senza grossi danni. Washington introdurrà i 200 miliardi di dollari di dazi “molto presto, in base a ciò che succederà”, ha riferito Trump ai giornalisti sul jet presidenziale Air Force One. “Non mi piace fare così ma, oltre a questi, ci sono altri 267 miliardi di dollari pronti da colpire se lo volessi”.
Il suo avvertimento spaventa soprattutto gli investitori del rame, dal momento che il metallo grezzo è una delle principali materie prime industriali che la Cina compra dagli Stati Uniti.
I dati statunitensi sulle posizioni dei trader delle materie prime per la settimana terminata il 4 settembre mostrano che gli speculatori hanno abbandonato in massa le posizioni rialziste sul rame nei timori per l’avvertimento precedente reso da Trump su 200 miliardi di dollari di nuovi dazi sulla Cina.
La possibilità di dazi su altri 267 miliardi di dollari di prodotti, che ironicamente potrebbero comprendere i prodotti fabbricati in Cina della Apple (NASDAQ:AAPL) che vengono rispediti in America, potrebbe scatenare l’apprensione per il mercato del rame, un metallo spesso usato per valutare lo stato di salute dell’economia globale.
Sentimento ribassista su rame e oro
“Considerati gli alti e bassi dell’ansia per il commercio, che continua ad incoraggiare il potente dollaro e ad aggiungere pressione sui prezzi del rame, sospettiamo che i trader continueranno ad evitare gli stabili fondamentali del metallo rosso per il momento”, si legge in una nota pre-weekend di TD Securities.
Il rame USA con consegna a dicembre è crollato del 2,4% la scorsa settimana a 2,6225 dollari la libbra, guadagnandosi uno “Strong Sell” nei segnali tecnici giornalieri di Investing.com. In base al forte supporto di Livello 3 di Fibonacci di 2,6110 dollari, il contratto potrebbe dover perdere almeno un altro punto percentuale per attirare un rating “buy”.
E sebbene l’oro sembri aver stabilito un fondo al livello di 1.200 dollari l’oncia, i segnali tecnici di Investing.com indicano “Neutral” per l’oro USA con consegna a dicembre, suggerendo un “buy” se dovesse tornare alla media mobile su 20 giorni di 1.195,44 dollari.
C’è chi dice che l’oro dovrà scendere ancora.
“Penso ancora che ritesteremo il minimo del 16 agosto di 1.167 dollari nei prossimi giorni con l’economia USA forte”, afferma Mike Seery di Seery Futures a Plainfield, in Illinois.
Seery considera l’aumento di 201.000 nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti il mese scorso e il rendimento dei Buoni del Tesoro USA a 10 anni al 2,94% come segnali del fatto che la Federal Reserve alzerà i tassi di interesse di nuovo, spingendo il dollaro. “Non trovo alcun motivo per tenere l’oro” per il momento, ha concluso.
Altri ribassi per il greggio USA
Per quanto riguarda il greggio, trader ed investitori seguiranno da vicino i report su scorte e domanda che saranno pubblicati dal triumvirato delle agenzie petrolifere: la statunitense Energy Information Administration (EIA), l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di petrolio (OPEC) con sede a Vienna e la parigina Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE).
I primi dati saranno quelli sulle previsioni energetiche a breve termine dell’EIA di domani, in particolare riguardo alle aspettative sul prezzo del greggio. Nel suo ultimo report a breve termine relativo ad agosto, l’EIA ha affermato che prevede che la media mensile del greggio britannico Brent resti ad un range compreso tra i 70 e i 73 dollari al barile dall’agosto 2018 e fino al 2019. Il Brent venerdì si è attestato a 77,03 dollari.
Il report successivo sarà quello di mercoledì dell’OPEC. Il mese scorso, l’OPEC ha rivisto al ribasso le sue previsioni sulla crescita della domanda di greggio mondiale per il 2019 di 20.000 barili al giorno a 1,43 milioni di barili al giorno, per via della richiesta minore del previsto da America Latina e Medio Oriente. Allo stesso tempo, ha rivisto al rialzo le previsioni sulla crescita delle scorte globali, segnalando una revisione di 106.000 barili al giorno a 61,75 milioni di barili al giorno di scorte petrolifere nel 2019.
Sempre mercoledì, l’EIA pubblicherà il report settimanale sulle scorte. Sebbene l’ultimo report settimanale dell’EIA abbia rivelato un calo di 4,3 milioni di barili del greggio USA, il doppio del previsto, l’inatteso aumento del totale dei prodotti raffinati statunitensi ha fatto passare in secondo piano i dati.
Infine, ci sarà il report mensile dell’AIE giovedì. Ad agosto, l’agenzia parigina ha notato un rallentamento materiale della crescita della domanda petrolifera globale nel secondo e nel terzo trimestre. Ha previsto una ripresa nel quarto trimestre.
Gli analisti si aspettano che l’effetto di questi report sia positivo per il Brent rispetto al West Texas Intermediate.
“Questo cambiamento potrebbe portare ad uno spread Brent-WTI maggiore nel 2019 rispetto ai 6 dollari al barile che stimiamo al momento”, si legge in un report degli analisti degli energetici di Bank of America.
Con l’attestazione di venerdì di 67,75 dollari al barile per il WTI, la differenza tra i due è già intorno ai 10 dollari a favore del Brent.
I segnali tecnici giornalieri di Investing.com indicano “Strong Sell” sul WTI, con il supporto di Livello 3 di Woodie solo a 65,92 dollari.