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Rendimento del 14,60% annuo con un certificato sui bancari europei

Pubblicato 17.06.2024, 06:50
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Il certificato di Marex con ISIN IT0006763681 su BNP Paribas, BBVA (BME:BBVA), Unicredit (BIT:CRDI) e Barclays (LON:BARC) prevede l’erogazione di una cedola mensile del 1,217% per un flusso cedolare annuo del 14,604%, a condizione che nessuno dei quattro sottostanti perda più del 40% dai valori iniziali, condizione valida anche per il rimborso del nominale alla scadenza.

Emesso il 14 maggio, il certificato è acquistabile abbondantemente sotto la pari a 968€ su un nominale di 1.000€, a causa della discesa di BNP Paribas dovuta alle tensioni politiche che stanno attanagliando la Francia in seguito alle elezioni per l’Europarlamento di inizio mese. La banca francese si trova ora a -17% da strike, con Unicredit a -9%, BBVA a -7% e Barclays a -5%.

Il certificato presenta, come la maggior parte dei cash collect attualmente quotati, l’effetto memoria sulle cedole, come fattore di ulteriore protezione. Tale effetto si attiva se ad una delle date di osservazione mensili uno o più sottostanti scendono al di sotto del livello barriera, ovvero in questo caso perdono più del 40% dai prezzi attuali. La cedola non verrebbe erogata, essendo per l’appunto al di sotto del livello barriera, ma non sarebbe persa, bensì accantonata “in memoria” e pagata successivamente alla prima osservazione utile nella quale tutti i sottostanti abbiano recuperato almeno il livello barriera.

LA SITUAZIONE DEL MERCATO
I risultati delle elezioni politiche europee di settimana scorsa hanno scosso la Francia. Il dominio dell’estrema desta de Le Pen, ha portato il presidente Macron a sciogliere l’Assemblea Nazionale e indire nuove elezioni per il prossimo 7 luglio. Questo ha portato forte volatilità sul mercato francese come sempre in situazioni di incertezza. A prescindere dall’esito elettorale, questo porterà ad un nuovo Parlamento e quindi ad una chiara direzione di governo che dovrebbe interrompere la discesa.

Per quanto riguarda invece gli altri tre titoli, la discesa degli ultimi giorni dei listini europei è dovuta a un tipico sell off da ipercomprato, non essendoci fondamento in dati macroeconomici. Se la discesa fosse dovuta a timori di tassi alti più a lungo, avrebbero dovuto beneficiarne i titoli bancari, cosa che invece non è avvenuta, con una discesa indiscriminata di tutti i settori. Questo ha fatto scendere al di sotto dei prezzi di strike i titoli e di conseguenza sotto la pari il prezzo del certificato.

Il settore bancario, che ha beneficiato nel corso degli ultimi diciotto mesi del forte ciclo di rialzo dei tassi si presenta ora con bilanci molto solidi e trimestrali con utili record. Il primo taglio dei tassi da parte della BCE e la previsione di altri tagli per il 2024 non hanno però intaccato il cammino borsistico dei titoli, lasciando presagire quindi che l’aspetto tassi non sia l’unico fattore da valutare nell’analisi dei titoli del settore.

BNP PARIBAS
Il titolo ha corretto in modo importante nel corso dell’ultimo mese. Dopo aver rotto al rialzo area 65€, che aveva rappresentato una forte resistenza e registrato un doppio massimo nel 2022 e nel 2023, il titolo ha raggiunto un massimo a 72,50€ prima di virare al ribasso fino ai 58€ attuali. Il prezzo di strike si trova a 71,20€, a ridosso dei massimi, mentre la barriera si trova a 42,72€, un livello che già nel 2022 ha rappresentato due volte un ottimo supporto. Al momento il prezzo di trova a metà di questo range che racchiude il titolo da oltre tre anni, ma come anticipato, la risoluzione delle tensioni politiche in Francia potrebbe rappresentare la chiave di volta.

Andamento grafico BNP Paribas; fonte Investing.com

BBVA
Al centro di diverse voci di interessamento per acquisizioni, tra le quali anche quello per MPS (BIT:BMPS), BBVA è una delle banche più attive nel risiko bancario europeo. Dal 2021 ad oggi il corso azionario ha visto i prezzi quadruplicare, ma la correzione dell’ultimo mese vede il titolo oggi su valori molto più sostenibili. Il prezzo di strike si trova a 9,71€, ben al di sotto dei massimi di periodo, mentre la barriera a 5,826€ è esattamente sui prezzi di inizio 2023.

Andamento grafico BBVA; fonte Investing.com

UNICREDIT
Andamento simile rispetto alla banca spagnola anche per UniCredit, che dopo il rally degli ultimi anni ha corretto in modo violento negli ultimi giorni passando dai massimi a 37€ ai 32,50€ attuali. L’ultima trimestrale ha visto numeri record per la banca di Piazza Gae Aulenti con EPS del 45% sopra le attese e fatturato trimestrale a quasi 6 miliardi. Il prezzo di strike si trova a 36,025€, sotto ai massimi di periodo, mentre la barriera di protezione a 21,615€.

Andamento grafico Unicredit; fonte Investing.com

BARCLAYS
Il grafico dell’istituto inglese vede un andamento totalmente diverso rispetto alle precedenti. I valori attuali infatti corrispondono ai massimi visti a fini 2021, con area 220£ che si dimostra nuovamente una forte resistenza. A livello grafico, la barriera di protezione a 128,37£ si trova esattamente sui minimi di ottobre 2023, mentre il prezzo di strike a 213,45£ si trova nella parte alta del range che ingabbia le quotazioni da novembre 2020.

Andamento grafico Barclays; fonte Investing.com

PROTEZIONE E RENDIMENTO
Tutti e quattro i sottostanti presentano livelli barriera e quindi di protezione molto profondi e questo è il fattore più importante in un certificato in quanto ci fa capire fino a dove il nostro capitale nominale e il flusso cedolare sono garantiti dall’emittente. Fino a che nessuno dei sottostanti scende sotto a tali livelli, infatti, il certificato paga una cedola mensile del 1,217% con un flusso cedolare annuo del 14,604%. Come già anticipato le cedole prevedono l’effetto memoria, quindi nel caso in cui uno dei quattro titoli si trovi al di sotto del -40% alla data di osservazione, la cedola non viene pagata ma accantonata in memoria. Sarà sufficiente che entro la scadenza (anche eventualmente il giorno stesso della scadenza) il titolo worst of risalga al di sopra di tale livello per vedere erogate tutte le cedole precedentemente accantonate.

DURATA E POSSIBILE SCADENZA ANTICIPATA
La scadenza naturale del certificato è prevista per il 19 maggio 2027, con una durata di tre anni, ma già da novembre 2024 sarà prevista la possibilità di richiamo anticipato da parte dell’emittente. Dall’osservazione cedolare del 11 novembre, qualora tutti e quattro i titoli si trovino al di sopra del loro valore iniziale, il prezzo di strike, il certificato scade anticipatamente rimborsando il valore nominale di 1.000€ e pagando la cedola mensile del 1,217%. Dato l’acquisto ad oggi sotto la pari, in caso di richiamo alla prima osservazione di novembre si avrebbe il rimborso a 1.000€ più l’erogazione di 6 cedole mensili del 1,217%, cui aggiungere 32€ a certificato di capitale gain, per un rendimento del 10,502% in cinque mesi (questo vale per acquisti entro il 18 luglio, data successiva alla quale viene erogata la prima cedola, ma con un valore nominale di acquisto inferiore a quello attuale). Qualora anche solo uno dei titoli fosse sotto al livello iniziale, dall’osservazione successiva, ovvero quella di dicembre 2024, il livello autocall scende del 1% al mese, fino al 71% del prezzo iniziale di aprile 2027, il mese precedente alla scadenza.

SCENARI A SCADENZA
Qualora non avvenisse l’autocall prima della naturale scadenza, a maggio 2027 si avranno due scenari:
- il rimborso al nominale di 1.000€ a certificato qualora nessuno dei sottostanti si trovi in quel momento in ribasso di oltre il 40% dai prezzi iniziali. In questo caso il rendimento sarà pari alla somma delle 36 cedole mensili del 1,217% incassate durante la vita del prodotto, per un totale del 43,812%, cui sommare il 3,2% di capital gain dato dalla differenza tra acquisto a 968€ e rimborso al nominale. Va sempre ricordato che i certificati generano redditi diversi e in caso di minusvalenze presenti in portafoglio queste cedole permetterebbero di andarle a compensare, ottenendo quindi l’esenzione dal pagamento del capital gain fino alla completa copertura delle minus pregresse.
- il rimborso in misura proporzionale rispetto alla performance negativa del worst of qualora almeno uno dei quattro titoli si trovi sotto alla barriera di protezione. Se ad esempio Unicredit dovesse scendere del 43% rispetto ai prezzi di strike, il certificato rimborserebbe 570€ su un nominale di 1.000€, anche se a tale valore andrebbero comunque sommate le cedole incassate nel corso della vita del prodotto.

RIEPILOGO
La correzione che ha coinvolto il settore bancario nelle ultime settimane è del tutto fisiologica dopo un forte rally, ma più che l’inizio di una lunga discesa a mio avviso si presenta come una buona opportunità. Soprattutto tramite l’utilizzo di certificati d’investimento, che grazie alla barriera di protezione offrono rendimento anche in caso di ulteriore moderato ribasso dei sottostanti. La discesa dei sottostanti permette l’acquisto sotto la pari e con il successivo rimborso al nominale quindi un performance superiore rispetto al mero flusso cedolare.

Personalmente credo il certificato appena analizzato, il IT0006763681 possa essere una buona soluzione per investire sui titoli del settore bancario europeo e poter beneficiare di un flusso cedolare molto importante anche in caso di lateralità o correzione moderata dei mercati. Ricordiamo infatti che, se nessuno dei sottostanti perde oltre il 40% dal prezzo di strike, viene erogato un flusso mensile del 1,217% per un rendimento annuo del 14,604%.

Va infine specificato che investire in certificati espone al rischio di fallimento dell’emittente e al rischio di azzeramento del sottostante, casi che possono provocare la perdita dell’intero investimento. In questo caso l’emittente è Marex che presenta un rating BBB (Standard & Poor’s). Il basket è composto da quattro delle principali banche europee, motivo per cui il rischio azzeramento del sottostante è limitato.

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