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Nuovo Btp Valore, conviene investire? Quali sono i rischi secondo Moneyfarm

Pubblicato 23.02.2024, 10:49
Aggiornato 23.02.2024, 10:49
© Reuters.

Dopo il boom di sottoscrizioni dello scorso anno, il Mef ha annunciato che la nuova emissione di BTP Valore avrà luogo dal 26 febbraio al 1° marzo.

Per questa edizione il Tesoro ha previsto un rendimento minimo garantito (lordo) del 3,25% per i primi tre anni che sale al 4% per il quarto, quinto e sesto anno. Al termine del collocamento, verranno annunciati i tassi cedolari definitivi che potranno essere confermati o rivisti al rialzo, in base alle condizioni di mercato del giorno di chiusura dell’emissione.

Il titolo è dedicato esclusivamente al pubblico retail, con una durata di sei anni e un premio fedeltà pari allo 0,7% per chi lo acquisterà durante il collocamento e lo terrà fino alla scadenza. L'obbligazione, come accaduto nei due precedenti appuntamenti, promette di riscuotere grande successo tra gli investitori italiani. Tuttavia, prima di decidere se aderirvi, bisogna anzitutto ricordare che ogni investimento, anche quello in titoli di Stato, deve essere calcolato in base ai propri obiettivi e all’orizzonte temporale a disposizione.

“Il Btp Valore è uno strumento interessante, ma non bisogna dimenticare che risponde a specifici obiettivi di investimento: protezione del capitale con garanzia dello Stato italiano e generazione di una cedola annua. Non è una soluzione adatta a raggiungere qualsiasi obiettivo, ad esempio chi cercasse la crescita del capitale investito dovrebbe esplorare soluzioni alternative”, osserva Vincenzo Cuscito, head of investment consultants Italy di Moneyfarm.

Considerare sempre l’orizzonte temporale

Inoltre, bisogna tenere in conto il fatto che l’investimento è garantito dallo Stato italiano se portato fino a scadenza. Nel caso in cui si volesse liquidare il titolo prima di tale data, invece, ci si esporrebbe a potenziali perdite in conto capitale. “Questo è un punto fondamentale: bisogna considerare il proprio orizzonte temporale e valutare attentamente se si potrebbe o meno avere necessità di accedere ai capitali investiti nel BTP Valore prima della scadenza dello strumento. Vendere anticipatamente potrebbe voler dire realizzare perdite sul capitale investito”, prosegue Cuscito.

L’importanza di diversificare

Dopo aver valutato attentamente se l’investimento in Btp Valore può essere una scelta coerente con il proprio profilo di rischio e orizzonte temporale, è bene non dimenticare il concetto della diversificazione: “Ripartire il proprio portafoglio su un numero ampio di asset consente, infatti, di annullare le performance più estreme ed episodiche, modulare la volatilità attesa di un investimento aumentando o diminuendo la quota di rischio e ottenere protezione in caso di situazioni di mercato estreme. Concentrare il proprio portafoglio su un solo tipo di strumento, viceversa, potrebbe non essere la scelta più saggia, soprattutto per un investitore basato in Italia, che possiede immobili in Italia e ha attività lavorative o imprenditoriali in Italia”, sottolineano da Moneyfarm.

Un’asset class interessante

Detto questo, il Btp Valore e, in generale, i titoli di Stato, restano una asset class interessante, su cui anche la stessa Moneyfarm ammette di investire in tutti i suoi portafogli. “Basti pensare che nei portafogli bilanciati prudenti, come il P3 e il P4, abbiamo una quota investita in titoli di Stato pari rispettivamente al 27% e al 16% circa. E anche nel nostro portafoglio più aggressivo, rivolto al lungo periodo, il P7, la quota è superiore al 5%”, aggiunge Cuscito.

Informazioni Pro

Occhio ai rischi

Come detto, il Btp Valore, come tutti i titoli di Stato emessi dal Tesoro, è garantito dallo Stato italiano. Nessuno preconizza un’incapacità di far fede a tale garanzia, anzi, il rinnovato focus dello Stato su Btp rivolti al pubblico retail è certamente il benvenuto, dato l’obiettivo di assicurare maggiore stabilità e affidabilità al finanziamento del fabbisogno pubblico. Sicuramente l’esperienza del Giappone può essere in qualche modo di ispirazione: un Paese con un debito pubblico del 240% circa è riuscito a mantenere, negli ultimi 20 anni, un costo del finanziamento estremamente contenuto.

“Il fatto che aumenti la quota di debito pubblico detenuta da investitori domestici e retail contribuisce a ridurre la sensibilità alla volatilità dei tassi e ai cambiamenti del contesto finanziario internazionale; che sia un outlook negativo, un cambio di rating, un’accelerazione sul quantitative tightening da parte della banca centrale, è lecito immaginarsi che difficilmente la reazione dell’investitore retail medio possa essere equiparabile a quella di investitori istituzionali internazionali”, fa notare Roberto Rossignoli, senior portfolio manager di Moneyfarm.

Ciò detto, portare all’eccesso questa politica può avere dei potenziali risvolti negativi di medio-lungo termine. “Prima di tutto, introduce una distorsione degli incentivi fiscali del governo, in quanto un costo della raccolta non ‘indicizzato’ a misure di effettiva performance economica e fiscale può degenerare in politiche recessive per la crescita. Tornando al Giappone, nonostante il costo del finanziamento sia rimasto basso, anche la crescita economica nell’ultimo ventennio è risultata anemica”, osserva Rossignoli.

Va sottolineato poi che Tokyo “dispone di una banca centrale completamente autonoma, che può agire secondo interessi idiosincratici dell’economia, senza dover mediare tra traiettorie politiche ed economiche a volte anche molto diverse, come quelle che si delineano all’interno dell’Eurozona. In un sistema con tassi di cambio bloccati come quello dell’euro, è difficile avere la stessa flessibilità”, prosegue il gestore, richiamando l’attenzione su un rischio fondamentale. “Il rischio è quello creare un cortocircuito tra ricchezza degli italiani e andamento del Paese. Periodi di stress finanziario e possibile incremento degli spread potrebbero coincidere con una decrescita della ricchezza netta dei risparmiatori, togliendo un supporto anticiclico all’economia del Paese”, conclude Rossignoli.

“Se guardiamo alla storia degli ultimi anni, l’Italia si è già trovata a dover affrontare momenti di forte stress e volatilità per i propri titoli di Stato, in occasione per esempio dei cambi di governo, oppure con la crisi del debito europeo nel 2011. In questi momenti, se si volesse liquidare il proprio investimento in Btp, si potrebbero realizzare perdite anche ingenti”.

Pianificare i propri investimenti

In conclusione, per Moneyfarm il Btp Valore di prossima emissione rappresenta un’opzione di investimento interessante per un investitore italiano, ma va considerata all’interno di una pianificazione finanziaria più ampia, tenendo presenti obiettivi, orizzonte temporale e diversificazione di portafoglio. Se si è disposti a sostenere il livello di volatilità del Btp, si possono provare a ottenere rendimenti più interessanti; mentre se si ha nel mirino il rendimento medio offerto dal Btp, ci sono senz’altro soluzioni più diversificate.

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Ultimi commenti

BTP .. che robaccia hahahah
Un valido articolo. Buono il suggerimento
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