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Dollaro USA in salita, Powell per niente preoccupato da inflazione e tassi

Da Kathy LienValute05.03.2021 09:26
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Dollaro USA in salita, Powell per niente preoccupato da inflazione e tassi
Da Kathy Lien   |  05.03.2021 09:26
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Rassegna giornaliera sul mercato forex, 4 marzo 2021

Analisi realizzata alla chiusura del mercato statunitense a cura di Kathy Lien, Direttrice di FX Strategy per BK Asset Management

Il dollaro USA è salito contro tutte le principali valute dopo che il Presidente della Federal Reserve Jerome Powell non si è mostrato preoccupato dalla recente impennata dei rendimenti. I Titoli del Tesoro decennali sono schizzati del 4%, ed hanno chiuso al massimo di un anno. Le azioni sono crollate, con il Dow Jones Industrial Average in calo di oltre 300 punti. L’impennata dei rendimenti è un fattore negativo per le azioni in quanto costi di prestito più elevati rallentano la ripresa. Il riferimento per il tasso dei mutui a 30 anni, ad esempio, è salito sopra il 3% per la prima volta da luglio 2020. I tassi di interesse sono ancora molto bassi, ma i rifinanziamenti e la richiesta di case nuove scenderanno se i tassi dei mutui continueranno a salire.

Il dollaro USA ne beneficia in diversi modi diversi. La fiducia di Powell nell’economia USA e la capacità di capire l’aumento dei i tassi è positivo per il dollaro USA. Un rendimento più attraente fa scendere la domanda del biglietto verde e, cosa ancor più importante, il calo delle azioni spinge gli investitori verso il rifugio delle valute. Il cambio USD/JPY è salito al massimo degli ultimi otto mesi dopo le dichiarazioni di Powell, mentre il cambio USD/CHF è salito al livello più alto degli ultimi quattro mesi.

Ora ci si chiede se il report sull’occupazione non agricola di questo venerdì sosterrà o smorzerà i guadagni del dollaro. In base al rally di oggi e al rialzi delle azioni pre-Powell, gli investitori non temono dati deboli sull’occupazione. Negli ultimi due mesi il mercato del lavoro è stato molto debole – a dicembre sono stati persi 227.000 posti di lavoro e di questi solo 49.000 sono stati recuperati a gennaio. Gli economisti si aspettano una forte ripresa a febbraio, con la creazione di 180.000 posti di lavoro. Il settore manifatturiero sta andando indubbiamente bene, ma il settore dei servizi sta rallentando. Ieri abbiamo visto che l’indice ISM non manifatturiero è sceso da 58,7 a 55,3 a febbraio, con la componente relativa all’occupazione a 52,7 da 55,2. ADP ha riportato una crescita più debole delle buste paga. Ci sono motivi di credere che a febbraio siano stati creati più posti di lavoro, ma il peggioramento di questi due dati suggerisce che i dati sull’occupazione potrebbe deludere le attese. Dati sull’occupazione più deboli spingerebbero ancora più giù l’azionario e sosterrebbero il sell-off delle valute più rischiose.

Argomenti a favore di un report negativo sull’occupazione non agricola

  1. La componente relativa all’occupazione del ISM dei servizi è in calo
  2. ADP  riporta un aumento di 117.000 unità contro 195.000
  3. L’indice sulla fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan è sceso

Argomenti a favore di un report positivo sull’occupazione non agricola

  1. La media di 4 settimane delle richieste di sussidio è scesa per la quarta settimana consecutiva
  2. Le richieste continue sono scese a 4,295 milioni da 4,69 milioni
  3. Challenger riporta un calo dei licenziamenti
  4. L’indice sulla fiducia dei consumatori del Conference Board tocca il massimo di tre mesi
  5. La componente relativa all’occupazione dell’ISM manifatturiero sale al massimo dal marzo 2019.

È importante capire che le previsioni rilassate di Powell su inflazione e rendimenti sono spinte dall’ottimismo:

“Prevediamo una riapertura e, si spera, un picco dell’economia, vediamo l’inflazione in salita. Questo potrebbe creare una certa pressione al rialzo sui prezzi. C’è motivo di credere che le previsioni stiano diventando più positive”.

Powell non ha ritenuto di dover intervenire per stabilizzare il mercato dei bond e bloccare l’impennata dei rendimenti.

Il franco svizzero e lo yen giapponese hanno registrato i sell-off più importanti contro il dollaro. i dati più deboli del previsto sulle vendite al dettaglio della zona euro hanno spinto il cambio EUR/USD sotto l’1,20. Tuttavia, i dati più forti del previsto dall’Australia non hanno aiutato il dollaro australiano. In Canada si attendono i dati PMI IVEY PMI e la bilancia commerciale per la prossima settimana.

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