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Ecco un portafoglio dal 6% annuo con 4 strumenti e senza sforzo

Pubblicato 10.12.2021, 09:26
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Capita quasi sempre, che il mercato riesca a battere la maggior parte degli investitori su orizzonti temporali medio-lunghi (superiori a 4-5 anni).

Questo succede perché le emozioni spesso traggono in inganno, fanno vendere o comprare nei momenti sbagliati, spinti da ansia o avidità, senza rispettare una strategia.

Da qui la necessità di imparare a muoversi sui mercati in maniera professionale, utilizzando alcune strategie che possano consentirci di sapere COSA fare e QUANDO farlo.

Ci sono a riguardo diversi portafogli che si possono costruire (li vedremo nel corso del tempo qui nelle analisi), a cominciare ad esempio da quelli più semplici.

Oggi vediamo il permanent portfolio, sviluppato da Harry Browne, che rappresenta a mio modo di vedere una delle soluzioni migliori sia lato profilo rischio-rendimento, che di semplicità ed impiego di tempo per costruzione e manutenzione.

Il concetto dietro al permanent portfolio è semplice: i soldi da qualche parte devono finire!

Ecco perché la composizione è così semplice:

  • 25% MSCI World
  • 25% Future Oro
  • 25% SPDR Bloomberg Barclays (LON:BARC) Global Aggregate Bond UCITS USD unhedged (MI:GLAG)
  • 25% monetario/liquidità

Andiamo a vedere ciascuna di queste 4 parti che compongono il portafoglio, dopodichè vi mostrerò i risultati storici ed attuali di quello che utilizzo io stesso.

LE 4 COMPONENTI DEL PERMANENT

 Per l’azionario globale, la scelta può ricadere sia su un prodotto (ipotizziamo un ETF) MSCI World, sia su un ETF iShares MSCI ACWI ETF (NASDAQ:ACWI) (all country world). La differenza tra i due è che il primo non considera i mercati emergenti, il secondo si (Cina su tutti). Per entrambi poi l’esposizione principale è sempre su azionario America per un 60-65%.

Se invece andiamo a vedere la componente bond, qui ritengo sia utile in chiave diversificazione optare per strumenti definiti “aggregate”, ovvero che considerano sia obbligazioni societarie (corporate, rating medio alto, quindi Investment grade) sia titoli governativi (titolo di Stato), con scadenza medio-lunga (superiore ai 7 anni).

Per la componente oro, qui abbiamo poca scelta, basterà optare per un ETC a replica fisica (physical gold), mentre sul restante 25%, personalmente ho optato per strumenti monetari (ETF obbligazionari con duration inferiore ai 18 mesi), in sostituzione della componente puramente cash.

 IL RIBILANCIAMENTO

 Una volta costruito il portafoglio iniziale, anche la gestione periodica diventa determinante nell’ottenimento delle performance, da qui l’importanza di riequilibrare il portafoglio a scadenze prestabilite. Utilizzando un backtest fino a 7 anni, il ribilanciamento semestrale (più di quello annuale) risulta migliore. In che cosa consiste esattamente?

Semplice: ipotizziamo di partire con un capitale di 10.000 Euro (2.500 Euro su ciascuna delle 4 asset class viste sopra). Dopo 6 mesi, complessivamente il portafoglio vale 16.000 Euro (magari l’etf azionario vale 5.000 Euro, quello in oro 4.000 Euro, quello sui bond 4.000 Euro, e quello monetario 3.000). ribilanciare in questo caso vorrà dire che ogni strumento deve avere nuovamente lo stesso peso (un quarto), perciò farò in modo che visto il totale portafoglio di 16.000 Euro, ciascuno dei 4 strumenti valga 4.000 Euro.

 PARLIAMO DI NUMERI

Come rendimento annualizzato 5,90% negli ultimi 7 anni. Considerate che parliamo di un portafoglio azionario solo per un 25%, ma soprattutto (vedi tabella sottostante) il maximum drawdown (calo massimo di periodo) è pari appena al 10,8%, quindi un rapporto rischio-rendimento decisamente buono.

CONSIDERAZIONI PRINCIPALI

Sintetizzando il concetto ed analizzando i risultati quindi, possiamo dire che questa tipologia di portafoglio, ha meno “spinta” di un azionario puro (e ci mancherebbe) ma allo stesso tempo rappresenta per semplicità e risultati un’ottima soluzione che da un lato richiede un impiego di tempo minimo (manutenzione 2 volte l’anno una volta costruito) e dall’altro risulta molto più conservativo in periodi di mercato complicati.

Andamento storico permanent PTF: fonte dati FIDA WS

A questo proposito, vediamo nella foto sopra l’andamento a partire da settembre 2014 del portafoglio, con il calo peggiore avvenuto nel periodo Covid.

Sotto, i risultati storici a cui aggiungiamo dei valori di rischio-rendimento (Sharpe e Sortino) molto buoni.

Risultati Backtest: fonte dati FIDA WS

L’OPINIONE DI GABRIELE BELLELLI

Per concludere l’analisi di questo portafoglio, risulta molto importante l’opinione di Gabriele Bellelli, investitore, educatore finanziario indipendente e gestore del sito Bellelli.biz, che a proposito dice:

“Personalmente apprezzo i “lazy portfolio” che utilizzo in prima persona per gestire alcune componenti del mio portafoglio personale.

Tra tutti i più famosi portafogli pigri, credo che il Permanent portfolio sia l’ideale per un investitore che ha il rendimento come obiettivo finanziario, un’ottica temporale di medio-lungo periodo e un profilo di rischio medio-basso.

Dal mio punto di vista infatti credo che il Permanent di Harry Brown sia in grado di sia di mantenere intatte le caratteristiche della completa diversificazione tra asset class (liquidità, bond, azioni e oro) e del ribilanciamento periodico che di presentare un buon equilibrio tra il peso dell’azionario e dell’obbligazionario con il risultato di risultare particolarmente efficiente a livello di rapporto rischio-rendimento.

Dal punto di vista operativo ritengo che, pur mantenendo intatta la diversificazione e il peso delle singole asset class, sia possibile apportare due modifiche alla struttura classica del Permanent porfolio.

La prima modifica potrebbe consistere nel ridurre la quota di obbligazionario con scadenza lunga per sostituirla con l’obbligazionario indicizzato all’inflazione in modo da rendere il portafoglio maggiormente in grado di assorbire eventuali fasi di rialzo dell’inflazione.

La seconda modifica consiste nel sostituire l’azionario Usa con un azionario globale che investa sia nei paesi sviluppati che emergenti in modo da aumentare la diversificazione e dare spazio anche alle nuove economie emergenti che stanno conquistando sempre più spazio economico a livello mondiale.

Alla luce di quanto visto sopra quindi, il permanent si presenta come un’ottima soluzione che richiede relativamente poco tempo nella gestione e presenta dei caratteri meno dinamici di un azionario, ma indubbiamente anche meno volatilità.

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"Quest'articolo è stato scritto a titolo esclusivamente informativo; non costituisce sollecitazione, offerta, consigli, consulenza o raccomandazione all'investimento in quanto tale non vuole incentivare in nessun modo l'acquisto di assets. Ricordo che qualsiasi tipo di assets, viene valutato da più punti di vista ed è altamente rischioso e pertanto, ogni decisione di investimento e il relativo rischio rimangono a carico dell'investitore"

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