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Fed: la variante del COVID scatena nuovi timori per la politica monetaria

Pubblicato 29.11.2021, 12:25

L’annuncio del Presidente USA Jerome Powell circa la nomina di Jerome Powell ad un secondo mandato a capo della Federal Reserve, quando è finalmente arrivato, lunedì, è stato deludente: rapidamente eclissato non solo dalla festa del Ringraziamento, ma dalla notizia di una nuova variante di coronavirus e dai timori di ulteriori lockdown.

Gli investitori non contano più su altri inasprimenti da parte della Fed quando i policymaker si incontreranno a metà dicembre e le aspettative di aumenti dei tassi di interesse a metà 2022 si sono ridotte, almeno temporaneamente.

Il capo della Fed di Atlanta Raphael Bostic, tuttavia, ha sminuito l’impatto della variante Omicron, riferendo a Fox News che, quando diventerà chiaro se la variante sia più debole o più forte, l’economia (e la Fed) reagiranno di conseguenza.

Al momento, si aspetta ancora uno o due aumenti dei tassi nel 2022 per combattere l’inflazione. Bostic, a favore di un’accelerazione della riduzione di acquisti di asset della Fed, è membro votante del Federal Open Market Committee quest’anno, ma non lo sarà il prossimo.

Verbali FOMC: un inasprimento più veloce per un’inflazione più alta

Dai verbali del vertice del FOMC di inizio novembre, pubblicati la scorsa settimana, emerge che i policymaker hanno intenzione di inasprire più velocemente la politica monetaria se l’inflazione dovesse continuare ad essere alta.

“Vari partecipanti hanno notato che la Commissione dovrebbe essere pronta a modificare il ritmo degli acquisti di asset e ad alzare il range obiettivo del tasso dei fondi federali prima del previsto, se l’inflazione dovesse continuare a salire oltre i livelli in linea con gli obiettivi della Commissione”.

L’indice PCE, l’indicatore sull’inflazione preferito dalla Fed, ha mostrato un rialzo del 5% sull’anno e del 4,1% esclusi i prezzi volatili di alimentari ed energetici. Il rialzo dell’indice core è stato il maggiore su base annua dal gennaio 1991.

Un “paio di partecipanti” temono che gli indicatori a medio termine del mercato sulle aspettative di inflazione comincino a sembrare meno ancorati, ma “numerosi altri partecipanti” hanno spiegato che questa sensibilità non è né migliore né peggiore del solito e che gli indicatori a lungo termine restano “ben ancorati”.

I verbali mostrano che le opinioni dei policymaker su quanto sarà transitoria l’inflazione oscillano. “Molti partecipanti” hanno indicato i segnali di un’inflazione più persistente, mentre per altri “sebbene le pressioni inflazionarie stiano durando più del previsto, continuano a rispecchiare gli stessi squilibri legati alla pandemia e probabilmente si ridurranno quando si allenteranno i problemi degli approvvigionamenti”.

Inoltre, numerosi policymaker del Fed sono più interventisti di quanto non abbia detto Powell durante la conferenza stampa, quando aveva sminuito i timori per l’inflazione in vista della decisione di Biden sulla presidenza della Fed.

Persino il capo della Fed di San Francisco Mary Daly, considerata una “colomba”, la scorsa settimana ha affermato che potrebbe supportare un ritmo più rapido del tapering degli acquisti di bond alla luce di dati sul lavoro positivi e di un’inflazione “alle stelle” . Dopo il vertice di novembre, Powell ha dichiarato che la Fed ridurrà gli attuali acquisti mensili da 120 miliardi di dollari di bond di 15-10 miliardi di dollari di Treasury e 5 miliardi di obbligazioni garantite da mutui.

Quanto cambieranno queste opinioni interventiste con la variante Omicron resta da vedere. Powell e il Segretario al Tesoro Janet Yellen testimonieranno al Congresso domani circa le risposte al COVID, quindi gli investitori potrebbero farsi un’idea migliore di come vedono le cose ora.

Inoltre questa settimana sarà pubblicato il libro Beige della Fed, che ha più volte fornito prove concrete delle pressioni inflazionarie sull’economia. In settimana arriverà il report nazionale ADP sull’occupazione e gli economisti si aspettano che il report del Bureau of Labor Statistics venerdì mostri un aumento di 525.000 unità per quanto riguarda l’occupazione non agricola ed un tasso di disoccupazione in calo di 0,1 punti percentuali al 4,5%.

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