Market Brief
La prima serie di dati economici pubblicati negli USA ha rispettato grossomodo le attese del mercato. Gli operatori dovranno quindi attendere il dato NFP di venerdì per fare un po’ di chiarezza sulla tempistica del primo rialzo del tasso della Federal Reserve. Ad agosto i redditi personali (dato destagionalizzato) sono scesi lievemente, allo 0,3% m/m, più del previsto 0,4% e del rialzo rivisto di luglio, pari allo 0,5%. Le spese personali sono aumentate dello 0,4% m/m, superando lo 0,3% previsto dal mercato. Sul fronte dell’inflazione, la spesa per i consumi personali (dato primario) ad agosto è migliorata leggermente, facendo in parte rientrare i timori della Fed. L’indice è tornato all’1,3% a/a dall’1,2% del mese precedente. Tuttavia, secondo noi questa cifra non basta, perché l’indicatore è ancora lontano dalla soglia del 2%. Infine, le vendite di case in corso ad agosto sono scese dell’1,4% m/m rispetto allo 0,4% delle previsioni medie e allo 0,5% di luglio; l’indice sulle prospettive del settore manifatturiero della Fed di Dallas è rimasto in territorio negativo, attestandosi a -9,5 punti ad agosto rispetto ai -15,8 punti del mese precedente.
Nel complesso, i dati non sono riusciti a fornire supporto al biglietto verde, infatti Dudley (Fed) aveva ricordato che la politica della banca centrale continua a dipendere dai dati. Rispetto a ieri l’indice del dollaro ha ceduto lo 0,70% e continua a scendere mentre scrivo. L’EUR/USD sta tornando verso la prossima resistenza a 1,1296 (massimo 24 settembre) perché i tori del dollaro rimangono defilati. Al ribasso, il minimo del 3 settembre a quota 1,1087 continuerà a costituire un forte supporto.
In Asia continuano le vendite di azioni perché permangono le preoccupazioni sulla crescita mondiale. Il Composite di Shanghai ha ceduto il 2,54%, quello di Shenzhen ha perso il 2,29%. I titoli giapponesi hanno cancellato tutti i guadagni dell’anno; il Nikkei cede il 4,01%, il più ampio indice Topix perde il 4,39%. A Hong Kong l’Hang Seng è in calo del 3,37%, mentre l’indice australiano cede il 3,82%. I futures sui listini europei stamattina non fanno eccezione. Il DAX è in calo dello 0,76%, il CAC 40 dell’1,06%, l’Euro Stoxx 50 dell’1,09% e l’SMI dell’1,12%.
Come previsto, la tregua per il real brasiliano è durata poco. Ieri a San Paolo il BRL ha ceduto il 3,26% contro il biglietto verde, mentre l’USD/BRL è risalito sopra la soglia dei 4,00 real, perché gli investitori attendono misure concrete dei legislatori brasiliani volte a puntellare il deficit fiscale.
Il rapporto settimanale della BNS pubblicato ieri in Svizzera ha mostrato che i depositi a vista continuano ad aumentare a ritmo sostenuto. A settembre, i depositi a vista totali sono aumentati a un ritmo medio pari a 432 milioni di franchi svizzeri a settimana, raggiungendo un totale pari a 465,6 miliardi di CHF nella settimana conclusasi il 25 settembre, in rialzo rispetto ai 464,9 miliardi di CHF della settimana precedente. I depositi esteri e altri depositi a vista hanno continuano a scendere considerevolmente a settembre, a un ritmo settimanale pari a 1,8 miliardi di CHF, livello minimo da febbraio, perché le istituzioni estere ritirano i fondi. La coppia EUR/CHF resiste leggermente sotto la soglia a 1,10, mentre l’USD/CHF è in calo a causa della debolezza del dollaro.
Arnaud Masset, Market Strategist,
Swissquote Europe Ltd