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Non c'è freno al rally

Pubblicato 14.03.2024, 08:54
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“A pelle si sentono cose a cui le parole non sanno dare nome” (Alda Merini)

Non c’è freno al rally. Neanche il prezzo del petrolio, nuovamente sopra $80, livello che non toccava dal novembre 2023, toglie l’appetito per il rischio agli investitori. Lo dimostra la corsa inarrestabile del bitcoin, che ha fatto segnare un nuovo record storico sopra $73mila. Il traguardo dei $100mila è a un passo, sull’onda degli acquisti degli ETF spot sulla criptovaluta. L’iShares Bitcoin di Blackrock è infatti sui top assoluti, e questo nonostante non sia ancora distribuito fuori dagli Usa. Pensiamo a cosa accadrà quando prodotti come questo potranno entrare nei portafogli di tutto il mondo. E la corsa agli investimenti alternativi spinge di riflesso al ribasso i rendimenti delle obbligazioni governative. Il BTP a 10 anni è a un passo dal 3,5% di rendimento, mentre lo spread è sceso sotto i 130 punti. Anche le Borse continuano a salire ed in particolare Piazza Affari, sopra la soglia dei 34mila punti, anche se sempre spinta dai titoli finanziari. Il rialzo è quindi a vantaggio di un numero ristretto di società esposte alla politica monetaria restrittiva e al conflitto geopolitico. Pensiamo a Leonardo, +40% da inizio anno sul listino FTSE Mib 40. Oggi è una giornata molto importante sul fronte macro in Usa: alle 13:30 sarà diffusa la statistica sulle vendite al dettaglio di beni essenziali, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione e l’indice dei prezzi alla produzione a febbraio. Infine alle 21:00 un discorso di De Guindos, componente del direttivo Bce. Ieri il governatore della Banca di Francia e membro Bce Francois Villeroy de Galhau ha dichiarato che Bce inizierà probabilmente a tagliare i tassi in primavera, tra aprile e giugno, poiché la "vittoria" contro l'inflazione è in vista.

La recessione può aspettare

Per JP Morgan (NYSE:JPM) non c’è bisogno di una recessione, e l’economia può migliorare. Karen Ward, Chief Market Strategist EMEA, durante un incontro a Londra con la stampa internazionale si è soffermata su alcuni temi caldi del mercato. Per prima cosa l’economia globale che sta facendo “molto meglio” delle previsioni, così come l’inflazione sta scendendo al punto che “non abbiamo più bisogno di una recessione”. Secondo l’esperta c’è la possibilità di una accelerazione dell’economia, soprattutto in Europa e nel Regno Unito, dove consumi e fiducia sono in crescita portando ad una convergenza con l'economia Usa. Secondo Ward sia per i mercati azionari che obbligazionari l’inflazione rimane la variabile più rilevante. Ma le cose stanno migliorando sotto questo aspetto e le banche centrali occidentali cominceranno a tagliare i tassi in estate, e se non dovessero farlo si tratterebbe di una grande sorpresa. L’esperta sottolinea però che i tassi rimarranno più alti più a lungo rispetto a quanto successo in passato, ma questa rappresenta una buona notizia, sia per l’economia che per i mercati. Per l’economia perché i tassi più alti dello zero sono un segnale di salute, per i mercati perché in questo contesto i bond possono tornare a svolgere il loro “noioso” ruolo storico: fornire un reddito costante e diversificazione quando c’è una forte volatilità sulle Borse.

TikTok Ban

La Camera dei Deputati statunitense ha approvato una proposta di legge che impone al colosso tecnologico cinese ByteDance di cedere, entro sei mesi, la piattaforma social TikTok, diversamente sarà bandita dal territorio nazionale. La notizia interessa circa 170 milioni di utenti americani che utilizzano TikTok, compreso Joe Biden, Presidente degli Stati Uniti. La legge passa ora al Senato dove potrebbe incontrare qualche difficoltà e non è detto venga approvata, almeno prima delle elezioni presidenziali di novembre, ma potrebbe entrare prepotentemente nel dibattito. Questo è avvenuto nel giorno in cui sia Biden che Trump hanno raggiunto il numero minimo di delegati per essere candidati alle elezioni. La volontà di bloccare l’uso di TikTok è legato al rischio che i dati degli utenti del social vengano utilizzati dal governo cinese. La posizione di Trump è “aperturista” nel senso che è contrario al divieto, Biden invece sarebbe favorevole. Il protezionismo statunitense contro il social cinese potrebbe inasprire ulteriormente il rapporto con Pechino, e quindi, mantenere elevato il rischio geopolitico costringendo le autorità monetarie a rinviare il primo taglio dei tassi di interesse.

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