Io compero Google

Pubblicato 05.11.2026, 12:25
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Se chiedi a un assistente AI quale lavastoviglie comprare, per Google potrebbe essere un problema. Fino a ieri avresti aperto il motore di ricerca, confrontato tre modelli e magari cliccato sull’annuncio di un rivenditore. Oggi potresti arrivare alla scelta senza visitare neppure un sito. È un buon motivo per interrogarsi sul futuro di Google. Ed è proprio da qui che parte la mia tesi d’acquisto.

Io compero Google perché vedo due attività che attraversano la rivoluzione dell’intelligenza artificiale in modo diverso. Nella ricerca, Alphabet deve dimostrare di saper guadagnare anche quando cambiano le abitudini degli utenti. Nel cloud, invece, le aziende stanno già pagando per la potenza di calcolo e i servizi necessari a usare quella tecnologia. La mia tesi è che la ricerca possa restare abbastanza redditizia da finanziare lo sviluppo del cloud e che quest’ultimo, nel tempo, possa diventare una seconda fonte di utili di dimensioni paragonabili alla prima.La ricerca rallenta, ma gli utenti continuano a cercare

Nel terzo trimestre 2026 i ricavi di Google Search & other sono cresciuti del 12% rispetto a un anno prima. Nel secondo trimestre erano saliti del 17%, nel primo del 19%. Il rallentamento merita attenzione. Eppure, proprio nel terzo trimestre, il numero di ricerche ha registrato il tasso di crescita annuo più alto degli ultimi cinque anni.

Per chi investe, la distinzione conta. Cercare «come funziona una pompa di calore» e cercare «installatore pompa di calore Monza preventivo» sono due gesti simili sulla tastiera, ma hanno un valore economico molto diverso. Nel secondo caso c’è un cliente vicino all’acquisto e un’impresa disposta a pagare per incontrarlo. È questa capacità di intercettare un’intenzione commerciale che, a mio giudizio, resta il vantaggio più prezioso di Google.

La vera incognita è quanto renderà una ricerca quando l’utente riceverà direttamente la risposta. Google potrebbe servire più persone, sostenere costi di calcolo più elevati e ricavare meno da ciascuna interazione. Per questo, nelle prossime trimestrali, guarderò insieme la crescita dei ricavi della ricerca e la redditività di Google Services. Nell’ultimo trimestre la divisione ha prodotto 39,2 miliardi di dollari di utile operativo, con un margine del 40,7%. È da questa capacità di produrre utili che parte la mia fiducia.

Il motivo più convincente per comprare è Google Cloud

Nel primo trimestre del 2026 Google Cloud ha fatturato 20 miliardi di dollari. Nel secondo è salito a 24,8 miliardi. Nel terzo ha raggiunto 30,7 miliardi, più del doppio rispetto a un anno prima. Oggi il cloud vale circa un quarto dei ricavi trimestrali di Alphabet. E già nel secondo trimestre aveva generato 8,8 miliardi di utile operativo, con un margine del 35,6%, rispetto al 20,7% di un anno prima.

È il passaggio più importante della mia analisi. Posso sbagliare previsione su quale assistente AI useremo fra tre anni e avere comunque ragione sul valore di Alphabet. Un’impresa che utilizza l’intelligenza artificiale ha bisogno di elaborare dati, eseguire modelli e integrarli nei propri sistemi. Google può incassare vendendo questi servizi. Può anche fornire i propri chip specializzati, le TPU, le cui vendite hanno già contribuito alla crescita del trimestre. Per l’azionista significa avere più di un modo per partecipare alla diffusione dell’AI.

A 289 dollari, quanto deve guadagnare Alphabet?

Il 4 novembre le azioni Alphabet di classe A, ticker GOOGL, hanno chiuso a 288,93 dollari. A questo prezzo preferisco rovesciare la domanda. Invece di scegliere un prezzo obiettivo e cercare i numeri per giustificarlo, mi chiedo quali utili servirebbero perché l’acquisto abbia senso.

Facciamo un conto. Per ottenere un rendimento del 10% annuo per tre anni, dividendi esclusi, servirebbe una quotazione finale di circa 385 dollari. Se a quel punto il mercato valutasse Alphabet 25 volte gli utili annuali, la società dovrebbe guadagnare circa 15,4 dollari per azione all’anno. Se invece il mercato fosse disposto a pagarla soltanto 20 volte gli utili, con gli stessi 15,4 dollari per azione il titolo varrebbe 308 dollari. Il mio rendimento annuo scenderebbe a poco più del 2%.

Il confronto con i conti attuali dà la misura della sfida. Nell’ultimo trimestre Alphabet ha guadagnato 2,12 dollari per azione. Nei trimestri precedenti, inoltre, le rivalutazioni delle partecipazioni finanziarie avevano inciso pesantemente sul risultato netto. Per giudicare se i 15,4 dollari siano raggiungibili, preferisco seguire gli utili operativi delle diverse attività e verificare quanta cassa rimane dopo aver pagato server e data center.

Il numero che potrebbe farmi cambiare idea

Nell’ultimo trimestre Alphabet ha registrato 127,6 miliardi di dollari di ricavi, in aumento del 25%, e un utile operativo in crescita del 30%. Ma il flusso di cassa libero è stato negativo per circa 9,1 miliardi di dollari. È il dato più scomodo per chi, come me, sostiene la tesi rialzista. Un data center si paga oggi. Il rendimento per l’azionista arriva negli anni successivi, a condizione che i clienti utilizzino quella capacità a prezzi abbastanza remunerativi.


Ecco perché io compero Google su un orizzonte di tre-cinque anni. La ricerca conserva un valore commerciale difficile da replicare. Il cloud ha già dimostrato di poter crescere producendo utili. E Alphabet può beneficiare dell’intelligenza artificiale sia quando un consumatore cerca una risposta sia quando un’impresa paga per costruire il servizio che gliela darà.


A circa 289 dollari, però, il prezzo richiede che una parte importante di questa crescita si realizzi davvero. Se la ricerca continuasse a rallentare e, una volta entrati in funzione i nuovi data center, la cassa restasse debole, rivedrei la mia posizione. Posso avere pazienza sugli investimenti di oggi, ma nei prossimi anni voglio vederne il rendimento nei conti.

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