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Fed: ora gli analisti si aspettano 2 tagli nel 2024, ma occhio all’inflazione

Pubblicato 12.06.2024, 10:12
© Reuters

Investing.com – Se nell’Eurozona giugno è stato il mese del primo taglio ai tassi d’interesse, le cose negli Stati Uniti stanno in maniera diversa.

Oggi la Fed svelerà la propria decisione di politica monetaria che non dovrebbe nascondere sorprese. In base al monitor sul tasso Fed di Investing.com, il 98% degli analisti è convinto che la Banca centrale americana lasci invariati i tassi di riferimento tra il 5,25 e il 5,50%. A ulteriore supporto, oggi usciranno i dati sull’Ipc che dovrebbe rimanere sostanzialmente stabile rispetto ad aprile, con i rischi ancora inclinati verso l’alto. Inoltre, nonostante la flessione registrata nella prima parte dell’anno, l’economia è prevista di nuovo in crescita nel secondo trimestre.

Insomma, se solo qualche mese fa erano date per certe diverse sforbiciate ai tassi d’interesse, le finestre si stanno riducendo e ora i mercati si aspettano due tagli per quest’anno, sempre che l’inflazione non sorprenda al rialzo cambiando di nuovo le prospettive. Ma, come sempre, l’ultima parola spetta ai banchieri e in particolare al presidente Jerome Powell che parlerà dopo la pubblicazione del comunicato. E allora, per fare chiarezza e capire cosa è lecito aspettarsi, Investing.com ha raccolto i commenti degli analisti in vista della riunione Fed del 12 giugno.

Blerina Uruci, Chief US Economist, T. Rowe Price

Riteniamo che il policy rate rimarrà invariato: 5,25% - 5,5%. Per quanto riguarda alcune previsioni generali, crediamo che assisteremo a una crescita del Pil in modesto aumento, a un tasso di disoccupazione in modesto calo e a un’inflazione in aumento per il 2024.

Il prossimo dot plot mi aspetto che mostri due tagli per il 2024 (rispetto ai tre previsti a marzo). Si tratta di una scelta di grande consenso, poiché è opinione diffusa che la maggior parte dei membri del FOMC, incluso Powell, desideri tenere un'opzione aperta per la riunione di settembre. Se l'economia si mantiene solida e l'inflazione vischiosa, il mercato può prezzare settembre in base all'evoluzione dei dati.

Tuttavia, prevedo che per molti partecipanti sarà arduo decidere il dot plot, data la tenuta del mercato del lavoro (si veda il rapporto sulle buste paga di maggio) e per questo motivo ritengo che i rischi siano orientati verso una direzione da falco, ovvero che il dot plot potrebbe mostrare un solo taglio quest'anno. Una sorpresa al rialzo dei dati CPI aumenterebbe ulteriormente le probabilità di una sorpresa da falco.

Andranno osservati anche la distribuzione dei punti e la tendenza centrale. Ciò confermerà probabilmente un comitato che si divide quasi equamente sul numero di tagli dei tassi di interesse previsti per quest'anno, il che significa un elevato grado di incertezza sulle prospettive della politica monetaria.

Dopo la riunione del FOMC di maggio, il rapporto JOLTS ha suggerito un ulteriore raffreddamento del mercato del lavoro, mentre l'occupazione è risultata più forte rispetto ad aprile. Inoltre, l'inflazione salariale ha subito una lieve accelerazione. Allo stesso tempo, diversi indicatori del Pil suggeriscono che nel secondo trimestre la crescita potrebbe risultare più sostenuta rispetto al ritmo dell'1,3% del primo trimestre. I segnali contrastanti dei dati si tradurranno in una maggiore incertezza della politica monetaria. In particolare, se la politica monetaria sia sufficientemente restrittiva e se la Fed abbia molto spazio per tagliare i tassi di interesse quest'anno.

Il consensus prevede che il freno dei prezzi dell'energia manterrà l'inflazione complessiva contenuta, ma il CPI core è previsto allo 0,3% m/m e al 3,5% a/a, ancora 150pb al di sopra dell'obiettivo. Inoltre, l'inflazione complessiva è rimasta pressoché piatta dall'estate scorsa. Mercoledì seguirò i costi legati al mercato immobiliare residenziale (shelter). L'opinione comune è che questa misura scenderà nei mesi estivi. Il FOMC avrà ancora bisogno di un rallentamento dei servizi ex-shelter per raggiungere il suo obiettivo, ma un calo dei costi nel settore immobiliare residenziale accelererebbe questo processo. Se il settore residenziale non dovesse rallentare credo che il FOMC si troverà a dover ridurre i tassi di interesse.

Gli analisti di Columbia Threadneedle Investments

Gli aggiornamenti relativi ai dati sull'inflazione e la riunione politica della Fed di questa settimana potrebbero influenzare il comportamento dei mercati in vista dell'inizio del secondo trimestre. Ci aspettiamo che la Federal Reserve manterrà i tassi invariati mercoledì. Riteniamo che il presidente Powell e la commissione manterranno una posizione che sottolinea come i potenziali tagli dei tassi rimangano subordinati al riconoscimento da parte della Fed di ulteriori progressi nella riduzione delle pressioni sui prezzi. Indipendentemente dal dato sull'inflazione di questa settimana, i trend dei prezzi relativi ai consumi e alla produzione negli ultimi mesi hanno mostrato progressi eterogenei, rassicurando così i membri della Fed rispetto alla loro posizione.

Informazioni Pro

Erik Weisman, Chief Economist, MFS Investment Management

Un'altra riunione trimestrale della Fed in piena regola. Avremo la dichiarazione, i famosi "dots" della Fed, il Riepilogo delle proiezioni economiche con le previsioni per il PIL, l'inflazione e il tasso di disoccupazione, e infine la conferenza stampa del presidente Powell. Quindi, cosa dobbiamo aspettarci?

Forse la cosa più importante sarà capire se la Fed riterrà che i numeri dell'inflazione al consumo di aprile siano stati abbastanza bassi da costituire il primo mese di una serie di indebolimenti. La Fed ha dichiarato di aver bisogno di vedere diversi mesi consecutivi in cui l'inflazione sia molto più vicina a "rientrare nei parametri" prima di iniziare a tagliare i tassi. Non è chiaro se l'indice dei prezzi al consumo (CPI) e le spese per i consumi personali (PCE) di aprile siano stati abbastanza bassi da costituire il mese numero uno in questo processo. Potremmo avere qualche chiarimento in merito durante la conferenza stampa.

Di recente, i dati macroeconomici, sia hard che soft, si sono rivelati più deboli e ben al di sotto delle aspettative. Pensando al doppio mandato della Fed, questo indebolimento del trend macroeconomico aumenterà la preoccupazione della Fed sul fatto che l'elevato tasso di policy stia avendo un effetto sempre più depressivo sull'economia? E questo potrebbe accelerare il percorso della Fed verso l'inizio del suo ciclo di tagli? Anche in questo caso, potremo avere qualche chiarimento in merito durante la conferenza stampa.

Un altro punto interessante da esaminare è quello dei "dots" di lungo periodo. Questo ci dice quale sia il tasso nominale neutrale della Fed. Lo scorso trimestre, il punto mediano a lungo termine è aumentato per la prima volta da un po' di tempo. La maggior parte degli operatori di mercato ritiene che il tasso nominale neutrale di lungo periodo dei Fed funds dovrebbe essere notevolmente più alto. La Fed continuerà a muoversi in questa direzione?

E come sempre, quanti tagli prevede la Fed per il resto del 2024, 2025 e 2026, e quanto questo corrisponde alle previsioni del mercato? Il mercato ha oscillato tra la previsione del primo taglio della Fed per settembre o novembre. Sarà interessante vedere se il mercato si sposterà in modo più convincente verso uno o l'altro punto di partenza dopo aver assorbito la riunione della Fed.

Álvaro Sanmartín, Chief Economist, Amchor IS

Le nostre prospettive macro e di mercato rimangono “cautamente costruttive”. Negli Stati Uniti, il significativo aumento dei tassi a lungo termine dall'inizio dell'anno contribuirà a moderare la crescita della domanda aggregata a tassi più in linea con la crescita potenziale dell'economia. Per essere precisi, prevediamo tassi di espansione di circa il 2% per l'intero 2024. A sua volta, un migliore equilibrio tra domanda e offerta, unito al fatto che le aspettative di inflazione rimangono ben ancorate, dovrebbe consentire un progressivo calo dell'inflazione di fondo nei prossimi mesi.

Se da un lato ci aspettiamo pochi tagli dei tassi quest'anno e il prossimo, dall'altro riteniamo altamente improbabile che la Fed sia costretta ad aumentare il costo del denaro nello stesso orizzonte temporale.

Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm

La giornata si prospetta densa di appuntamenti per gli investitori statunitensi, con la pubblicazione dei risultati dell’Indice dei Prezzi al Consumo per il mese di maggio e, a seguire, la decisione di politica monetaria della Federal Reserve.

Gli ultimi dati relativi all’inflazione di aprile, dopo quattro mesi consecutivi al rialzo, hanno mostrato un allentamento graduale e continuo delle pressioni sui prezzi, in linea con le attese degli analisti. Per domani gli operatori si attendono un lieve calo dell’inflazione core, cioè la misura che esclude dal paniere le componenti più volatili come generi alimentari ed energia, dal 3,6% al 3,5%, mentre l’inflazione complessiva è prevista rimanere stabile al 3,4%.

Si tratterebbe di un nuovo piccolo passo nella giusta direzione, anche potrebbe non bastare: sembra infatti che il ritmo sostenuto di raffreddamento dei prezzi a cui abbiamo assistito lo scorso anno si sia praticamente arrestato, complice la solidità del mercato del lavoro statunitense, che sta continuando ad alimentare i consumi nonostante il forte aumento dei prezzi e degli oneri finanziari.

Uno scenario che potrebbe spingere la Fed a mantenere invariato il suo approccio attendista: i policymaker hanno infatti più volte ribadito che saranno i dati a tracciare il cammino della politica monetaria e che, in assenza di un significativo movimento al ribasso dei prezzi, non sarà possibile ridurre gli elevati costi di finanziamento del Paese. Con un’inflazione ben oltre il target del 2%, dunque, la possibilità che la riunione di domani si concluda con un taglio dei tassi è praticamente inesistente. Gli analisti sono inclini a prevedere che il primo taglio avverrà solo in settembre, seguito da un secondo in dicembre.

Se, tuttavia, il rapporto sull’inflazione di maggio dovesse mostrare una nuova impennata dei prezzi, i trader potrebbero essere costretti a ridimensionare le proprie aspettative, con il rischio di un crollo di azioni e obbligazioni.

Jack Janasiewicz, Portfolio Manager e Lead Portfolio Strategist, Natixis IM Solutions

La giornata si preannuncia impegnativa: in mattinata verranno pubblicati i dati sull'inflazione dei prezzi al consumo negli Stati Uniti (CPI) relativi al mese di maggio, mentre nel pomeriggio ci sarà la decisione del FOMC. Sebbene la previsione di entrambi gli eventi abbia movimentato il mercato, non prevediamo eccessivi scossoni, ma, al contrario, risultati moderati. In particolare, per quanto riguarda l'inflazione, ci aspettiamo che si ripeta lo stesso schema a cui abbiamo assistito, ovvero che il trend disinflazionistico più ampio prosegua intatto e che i dati del primo trimestre, più rigidi, si dimostrino semplicemente una pausa in una tendenza al ribasso.

Per quanto riguarda il Federal Open Market Committee, la riunione di giugno è molto attesa, in quanto il comitato pubblicherà il dot plot o Summary of Economic Projections (SEP). Non è prevista alcuna variazione del tasso di riferimento, per cui tutti gli occhi saranno puntati sul dot plot (il grafico a punti) nel tentativo degli investitori di trarre indicazioni sul futuro percorso dei tassi di interesse.

Possiamo immaginare uno scenario in cui la Fed modifichi i suoi dot plots, semplicemente segnalando al mercato le sue previsioni, scontando di fatto la pubblicazione dei dati recenti rispetto alle previsioni precedenti. Ad esempio, ipotizzando che l'inflazione core continui a seguire un percorso mensile con aumenti medi del +0,2% da qui alla fine dell'anno, il PCE (Personal Consumers Expenditures) di fondo di fine anno aumenterebbe di circa 30 punti percentuali rispetto alla proiezione attuale. Questa revisione delle prospettive di inflazione è probabilmente sufficiente a far sì che la Fed sposti il dop plot del 2024 verso l'alto per riflettere solo due tagli, rispetto ai tre dell'edizione di marzo del dot plot.

Inoltre, se un membro del comitato dovesse spostare il proprio punto più in alto di appena un ottavo di punto per il tasso dei fondi federali del 2024, anche la mediana si sposterebbe più in alto. Nel complesso è probabile che il dot plot mediano del 2024 rifletta solo tagli entro la fine dell'anno, con il rischio di passare a un solo taglio, a seconda della distribuzione delle stime dei membri del FOMC. Un passaggio a due tagli rappresenterebbe semplicemente una convergenza con i prezzi di mercato, mentre un grafico a punti che mostri un solo taglio rischia di sorprendere i mercati in modo inaspettato rispetto alle attuali aspettative di consenso.

In questo frangente serve particolare cautela nell’interpretazione dei dati, in quanto si tratta in gran parte di una mossa meccanica piuttosto che di un vero e proprio cambiamento nelle prospettive o nella funzione di reazione della Fed. La SEP rimane più uno strumento di comunicazione che una previsione esplicita della politica. Come sempre, sono i dati a guidare. Ci si aspetta che la Fed rimanga cauta, sottolineando la dipendenza dai dati e la necessità di vedere ulteriori prove che il trend disinflazionistico è saldamente intatto per dare fiducia nel procedere con l'allentamento dei tassi. Questo fa sì che un taglio a settembre rimanga sul tavolo. A patto che i dati vadano in quella direzione.

Advisory di Cassa Lombarda

I deboli dati sulle nuove offerte di lavoro che si sono aggiunti a quelli altrettanto deboli relativi all’indice dei responsabili degli acquisti e alla revisione al ribasso del PIL Usa, avevano alimentato le speranze di un più imminente taglio dei tassi da parte della FED. Tuttavia, sul finire di settimana, il rapporto sull'occupazione di maggio è risultato superiore alle stime: il mese scorso sono stati creati 272.000 posti di lavoro (escluso il settore agricolo) rispetto al mese precedente, mentre gli analisti attendevano un aumento di 190.000 posti. I salari orari medi sono aumentati di 14 centesimi, lo 0,40% contro un’attesa dello 0,30%; questi ultimi dati lasciano trasparire un mercato del lavoro ancora molto solido ed un’inflazione da salari resiliente, con conseguenti aspettative di una FED col freno a mano tirato.

George Brown, Senior US Economist, Schroders (LON:SDR)

Abbiamo rivisto al rialzo le nostre stime sull'IPC per il 2024, dal 2,7% al 3,1%, mentre abbiamo lasciato sostanzialmente invariate quelle per il 2025, al 2,2% rispetto al precedente 2,1%. Tuttavia, dato che i rischi per l'inflazione rimangono fortemente inclinati verso l'alto, è difficile dire se quest’anno vedremo dei tagli dei tassi da parte della Fed. Qualsiasi allentamento sarà subordinato alla prova definitiva che l'inflazione stia convergendo verso l'obiettivo. Ciò non solo richiederà un rallentamento dell'inflazione sequenziale, ma dipenderà anche da un miglior bilanciamento delle condizioni del mercato del lavoro.

Il nostro scenario di base prevede che i progressi su entrambi i fronti siano sufficienti a dare ai policymaker la fiducia necessaria per tagliare i tassi. Ci aspettiamo che la Fed avvierà il ciclo di riduzione dei tassi a settembre, e non a giugno, e quindi che i tagli saranno solo due nel 2024. Per il 2025 invece continuiamo a prevedere un solo taglio, sulla base della nostra aspettativa che l'inflazione a quel punto avrà raggiunto il target e che l'economia sarà in piena occupazione. C’è comunque il rischio che i tagli siano più tardivi e meno numerosi, o che non ce ne siano affatto.

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